Faroni (Aiop): “Nel Lazio il blocco della mobilità sanitaria in entrata sta creando danno economico e d’immagine”

Faroni (Aiop): “Nel Lazio il blocco della mobilità sanitaria in entrata sta creando danno economico e d’immagine”

Faroni (Aiop): “Nel Lazio il blocco della mobilità sanitaria in entrata sta creando danno economico e d’immagine”
Nel Lazio i fuori regione sono stati bloccati per 8 anni. E ormai sono diversi gli interventi per cui la mobilità in entrata è minore di quella in uscita. Ciò pregiudica pregiudica infatti l’offerta sanitaria delle strutture, soprattutto quelle private, che appaiono meno attrattive e comporta una riduzione dei compensi dei medici.

“Stop al blocco della mobilità sanitaria interregionale per permettere al Lazio di tornare ad attrarre pazienti da altre regioni e garantire una libera concorrenza basata sulla qualità”.

L’appello è della presidente di Aiop Lazio (Associazione italiana ospedalità privata) Jessica Faroni, che, in occasione del Corso di orientamento per il giovane ortopedico organizzato dalla Sicoop (Società italiana chirurghi ortopedici dell’ospedalità privata accreditata) punta il dito contro le politiche sanitarie degli ultimi anni per i territori sottoposti a Piano di rientro.

Nel Lazio, per esempio, dice Faroni, “i fuori regione sono stati bloccati per 8 anni: ciò ha portato a non percepire più percentuali sui fuori regione, creando un danno non solo economico ma anche di immagine. La minore mobilità in entrata rispetto a quella in uscita pregiudica infatti l’offerta sanitaria delle strutture, soprattutto quelle private, che appaiono meno attrattive. I nostri specialisti invece sono tra i migliori in Italia”.

Faroni fa l’esempio delle artroprotesi. Per quella di anca il rapporto tra attrazione e fuga delle strutture del Lazio è di 10% a 26,3%; per quella del ginocchio di 10,8% a 31,7%; per quella di spalla di 10,3% a 23,8%; per quella della caviglia di 39,1% a 64,1%. “È evidente la sproporzione tra i tantissimi pazienti laziali che vanno a curarsi in altre regioni e i pochi italiani che scelgono di venire da noi”, dice. “Si tratta però di dati fuorvianti frutto di scelte esclusivamente politiche”.
 
Ciò secondo Faroni si riflette anche sul compenso percepito dai medici: “Nelle regioni più attraenti come il Veneto – afferma – il compenso percepito può arrivare fino al 15% del drg. Il costo del materiale impiantato viene sottratto calcolando la percentuale per differenza. In Emilia Romagna il compenso varia dal 10 al 15% del drg, in Toscana si attesta al 10% del drg per attività svolta a favore dei pazienti della regione e al 20% per attività svolta a favore dei pazienti provenienti da altre regioni. Nelle regioni in Piano di rientro come il Lazio, invece, il compenso percepito varia dall’8 al 10% del drg, mentre in Calabria si attesta intorno al 10-15% del drg”.
 
Intanto nel Lazio, ricorda la presidente Aiop, il finanziamento per i fuori regione è stato incrementato nel 2017 a 25 milioni, nel 2018 a 30 milioni. Ma c’è ancora molto da fare: “È anacronistico, in un momento in cui parliamo di medicina transfrontaliera, bloccare la mobilità interregionale italiana. La mobilità interregionale va considerata risorsa per tutte le regioni in quanto elemento di libera concorrenza basata sulla qualità ai medici e stimolo per l’attività libero professionale. Lasciamo libero il cittadino di scegliere dove curarsi e permettiamo alle strutture laziali di crescere e dimostrare la propria qualità in termini di offerta lavorativa e scientifica”.

12 Febbraio 2018

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