I dirigenti medici auditi in commissione Salute

I dirigenti medici auditi in commissione Salute

I dirigenti medici auditi in commissione Salute
Poca integrazione tra ospedali e sanità territoriale, un sistema informatico obsoleto, mancanza di stabilizzazioni fra le apicalità, un protocollo d'intesa con l'università ancora da sottoscrivere e addirittura un servizio di oculistica chiuso per mancanza di medici. Queste alcune delle criticità evidenziate dai medici. Che nelle terapie intensive denunciano problemi inerenti il personale infermieristico e il mancato rispetto di standard di sicurezza

L’Intersindacale medico e sanitaria del Friuli Venezia Giulia chiamata in III Commissione Salute del Consiglio regionale per illustrare le criticità che affliggono il sistema sanitario regionale e che, in particolare in questi mesi di pandemia, hanno minato la tenuta del sistema.

Questioni irrisolte, come la mancata organizzazione fra ospedali e sanità territoriale, un sistema informatico fermo a vent’anni fa che non ha permesso di operare in questi quindici mesi di emergenza in tempo reale fra i diversi portali delle varie strutture ospedaliere con quelle distrettuali, la mancanza da molti anni dei primariati così come la non sottoscrizione di un protocollo d’intesa fra ospedali ed università.

“Prima di tutto va riconosciuto – spiega il Segretario Anaao Assomed, Valtiero Fregonese – che tutto il personale sanitario in questi quindici mesi di emergenza ha dato più del massimo, quello che è invece venuto a mancare è l’organizzazione generale del sistema sanitario regionale e se vogliamo riprogettare un nuovo SSR dobbiamo ripartire dai punti di debolezza che secondo noi sono stati più d’uno. E’ venuto a mancare un sistema informatico sanitario obsoleto, deficitario, sorpassato che in questi mesi ha messo in difficoltà i vari collegamenti fra le varie aziende, ma soprattutto è mancata una interoperabilità interna fra le aziende ed i distretti; altro problema che in questi mesi abbiamo riscontrato sono che le Aziende sanitarie, in alcuni momenti, è andata ciascuna per conto proprio con procedure e prassi diverse le une dalle altre; è altresì mancato un coordinamento fra sistema ospedaliero e sistema territoriale che ha funzionato solo sulla carta – perché c’è  sulla carta –  ma che fra di loro hanno lavorato in modo scoordinato con le strutture centrali”.

Per la rappresentanza dei primari, la sigla sindacale Anpo-Ascoti-Fials Medici, rappresentata dal Presidente Regionale Antonio Maria Miotti, le criticità emerse con maggiore gravità nell’ultimo anno hanno in realtà radici ante Covid. “Il gruppo dei primari che rappresento è un gruppo che nell’ultimo decennio ha avuto una fuga verso altre realtà, sono mancate in questi anni un gran numero di stabilizzazioni di responsabili di struttura e questo ha portato situazioni di disorganizzazione non imputabili tutte all’emergenza sanitaria, perché ci sono realtà ben note da 7-8 anni. Sulle liste di attesa dei pazienti oncologici, che in questi mesi si sono allungate, bisognerebbe fare un’analisi su più fattori, come alle direzioni strategiche, ai professionisti e alla loro organizzazione, perché secondo noi l’allungamento delle liste per gli oncologici toccano diverse cause”.

Sulla fuga del personale ospedaliero è Stefano Vita, della Uil Medici, ad accendere i riflettori: “Da qualche tempo la disciplina di oculistica di Pordenone è praticamente azzerata. Il primario è andato in pensione circa due anni fa e da allora non è mai stato sostituito. A ruota sono usciti di scena anche i dirigenti medici che sono andati nel privato o altrove. Oggi non c’è più attività di oculistica e questo mi pare un fatto grave”.

Per l’Associazione degli anestesisti rianimatori, Aaroi Emac, rappresentata dal segretario Alberto Peratoner, l’audizione in Commissione era avvenuta qualche giorno prima ed i punti che il sindacato aveva sollevato riguardavano il mancato ascolto dei dirigenti medici impegnati in prima linea con lo scollegamento tra apici e lavoratori, un scadentissimo coordinamento regionale sulla gestione dell’emergenza pandemica con sistemi e percorsi aziendali slegati e poco comunicanti, la creazione di posti letto di terapia intensiva senza rispetto di standard di sicurezza ed efficienza, l’immissione nell’ambito intensivo di personale infermieristico non formato per quella tipologia di assistenza ed un assente ruolo della medicina territoriale che ha messo sotto grave pressione in questi mesi un sistema già ospedale-centrico.

Il vicegovernatore Riccardo Riccardi, con delega alla salute, apprezzando i toni collaborativi delle sigle sindacali, ha espresso il proprio impegno, negli ultimi  due anni che restano da qui alla fine della legislatura, ad individuare almeno due-tre punti di quelli elencati, per trovare soluzioni adatte. Pur evidenziando come le possibilità di questa legislatura siano state senza dubbio limitate dalla pandemia, che tutt’oggi non è ancora passata.

Endrius Salvalaggio

Endrius Salvalaggio

01 Giugno 2021

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