In Piemonte solo 20 minuti per le visite neurologiche. I medici insorgono: “Recupero delle liste d’attesa non può danneggiare la cura dei pazienti”

In Piemonte solo 20 minuti per le visite neurologiche. I medici insorgono: “Recupero delle liste d’attesa non può danneggiare la cura dei pazienti”

In Piemonte solo 20 minuti per le visite neurologiche. I medici insorgono: “Recupero delle liste d’attesa non può danneggiare la cura dei pazienti”
L’Omceo di Torino raccoglie e rilancia le preoccupazione dei neurologi specialisti ambulatoriali, preoccupati che tempi così ridotti di visita stabiliti dalla Regione siano “insufficienti a dedicare l’attenzione necessaria al paziente e rischiano di far aumentare le possibilità di diagnosi errate o incomplete, o diminuire l’adesione del paziente ai consigli del medico”.

Il recupero delle liste d’attesa in sanità non può tradursi in un tempo passi per visita di soli 20 minuti, con il rischio di danneggiare la cura dei pazienti. La pensano così i medici torinesi, che hanno scritto all’Ordine dei Medici per contestare le scelte della Regione.

“L’Omce di Torino – riferisce l’Ordine – ha ricevuto diverse segnalazioni da parte di colleghi neurologi, specialisti ambulatoriali, estremamente preoccupati per la riduzione, da parte delle Asl, del tempo di visita dedicato ai pazienti. In seguito alla delibera della Regione Piemonte dello scorso aprile, con cui si stabiliscono linee guida finalizzate al recupero delle liste di attesa, alcune Asl torinesi hanno infatti accorciato la durata massima delle visite che i medici specialisti possono effettuare. Per quanto riguarda la neurologia, il tempo concesso alle visite di controllo è sceso ad appena 20 minuti fra un paziente e l’altro”.

Venti minuti entro i quali il medico, fa notare l’Ordine, “deve prendere contatto con l’assistito (che spesso vede per la prima volta, perché la visita di controllo in molti casi non è effettuata dallo stesso medico che si era occupato del primo accesso), ascoltarlo, leggere tutta la documentazione sugli esami effettuati in precedenza, formulare o confermare una diagnosi, prescrivere una terapia valutando le possibili controindicazioni, spiegare come assumere i farmaci, programmare i controlli futuri, espletare tutte le procedure amministrative previste, fra cui la compilazione delle ricette dematerializzate e la stesura del referto sul sistema informatico”.

Una procedura simile, “che si presenta già complicata per qualsiasi specialità”, rischia, secondo i medici, “di diventare insostenibile nel caso delle visite neurologiche: spesso infatti i pazienti sono anziani, pluripatologici, o comunque fragili, le cui condizioni sono peggiorate in modo consistente a causa della pandemia Covid. A volte sono persone con le quali serve del tempo per costruire una relazione di fiducia e per cui occorre effettuare test neuropsicologici per rendersi conto della gravità dei problemi cognitivi. Tempi così ristretti sono insufficienti a dedicare l’attenzione necessaria al paziente e rischiano di far aumentare le possibilità di diagnosi errate o incomplete, o diminuire l’adesione del paziente ai consigli del medico”.

“Condividiamo pienamente la preoccupazione e il disagio dei colleghi neurologi – commenta il presidente dell’Ordine Guido Giustetto -. Già in passato l’Ordine di Torino si è espresso chiaramente, anche in via ufficiale con un documento del nostro Consiglio, contro l’imposizione di tempi di visita non condivisi, che possono influire negativamente sul rapporto medico-paziente. Il recupero delle prestazioni sanitarie arretrate in questo momento è comprensibilmente una priorità delle Asl e della popolazione, ma non può assolutamente andare a discapito del tempo di ascolto e di cura dei pazienti”.

13 Luglio 2022

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