Mobilità sanitaria. Stretta delle Regioni sulle prestazioni nel privato: “Cure fuori regione possibili solo per interventi di alta complessità”

Mobilità sanitaria. Stretta delle Regioni sulle prestazioni nel privato: “Cure fuori regione possibili solo per interventi di alta complessità”

Mobilità sanitaria. Stretta delle Regioni sulle prestazioni nel privato: “Cure fuori regione possibili solo per interventi di alta complessità”
Le Regioni hanno concordato una riduzione del 50% sull’incremento registrato dai saldi della mobilità sanitaria per le prestazioni fuori regione nel settore privato. Esclusa dalla stretta “l’alta complessità”, così come definita dalla legge di stabilità. Gli abbattimenti vengono operati sia sugli aumenti 2014, sia sugli aumenti 2015. Per il 2016 verrà proposto entro ottobre uno schema di riferimento.

Mobilità sanitaria interregionale: le Regioni trovano la quadra. Al termine di una riunione in cui non sono mancate le discussioni, la Conferenza dei presidenti ha dato il via libera all’accordo sulla mobilità sanitaria interregionale per gli anni pregressi fino a tutto il 2015. In sostanza viene prevista una stretta per la mobilità interregionale verso il settore privato accreditato (cresciuta dell’11%), salvaguardando però gli interventi ad alta complessità. L’accordo di oggi pone le basi anche per un successivo accordo sulla mobilità 2016 ed è finalizzato alla costruzione dell’intesa Stato-Regioni sulla mobilità sanitaria prevista dal Patto per la Salute.
 
“Come avevamo programmato abbiamo raggiunto l’accordo sulla mobilità sanitaria interregionale per gli anni pregressi fino a tutto il 2015. Un fatto molto positivo ed importante”. Ha detto il presidente della Conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini.
 
“E’ il primo e più importante step – ha spiegato – nella strutturazione del Piano nazionale sulla mobilità sanitaria. Un tema che può essere affrontato solo se si superano le conflittualità e i tecnicismi che negli ultimi anni hanno “paralizzato” il sistema di regolazione”.
 
A spiegare tecnicamente i criteri che hanno permesso di raggiungere l’accordo è stato l’assessore Antonio Saitta, coordinatore della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni.
 
“L’obiettivo del Piano nazionale della mobilità – ha spegato Saitta – è quello di superare la dimensione squisitamente finanziaria che ha caratterizzato l’approccio al tema degli ultimi anni e affrontare in maniera decisa l’appropriatezza dei flussi sanitari migratori, ponendo limiti precisi alla produzione degli erogatori privati sin dal 2017. Per questo motivo abbiamo chiesto a tutte le regioni di simulare gli addebiti, regione per regione, per ciascun settore oggetto di compensazione, sulla base delle regole definite dall’Accordo del 2 luglio 2015. Siamo quindi partiti da una simulazione degli addebiti 2014 e 2015 che ha rappresentato la base dati a cui abbiamo fatto riferimento per superare la situazione di stallo”.
 
“L’analisi, che si è concentrata sul settore dei ricoveri – prosegue – ha mostrato una differenza sostanziale tra produttori pubblici e produttori privati. Mentre la produzione pubblica ha registrato un decremento complessivo del 3%, la produzione ascrivibile al privato accreditato mostra un incremento, anche differenze significative tra regione e regione, pari all’11%”.
 
“Inoltre l’andamento dei dati di mobilità fra il 2013 e il 2015 – ha proseguito Saitta – ha evidenziato un andamento in molti casi non compatibile con le esigenze di certezza dei bilanci regionali e prospetta difficoltà per molte regioni, specie per quelle in piano di rientro.
 
Abbiamo deciso – ha spiegato ancora Saitta – che la strada migliore per trovare un accordo fosse proprio quella di partire dai significativi aumenti osservati per il settore privato, anche considerando le indicazioni normative e i limiti posti in merito. Sostanzialmente abbiamo deciso di operare una riduzione percentuale sull’incremento registrato dai saldi in capo alle singole regioni, salvaguardando però l’alta complessità, così come definita dalla legge di stabilità 2016. Gli abbattimenti – forfettariamente pari al 50% – vengono operati sia sugli aumenti 2014, sia sugli aumenti 2015. Per il 2016 proporremo entro ottobre uno schema di riferimento per gli accordi tra regioni, che tenga conto della necessità di regolare in maniera anche analitica i relativi flussi. L’obiettivo è quello di procedere speditamente alla definizione degli accordi entro il 31 dicembre 2016”.
 
“Ora però, dopo l’accordo raggiunto in Conferenza delle Regioni, occorre avviare – ha concluso Saitta – il percorso per la definizione degli accordi di compensazione della mobilità interregionale in sede di Conferenza Stato-Regioni, secondo quanto previsto dal patto per la Salute 2014-2016”.
 
“È  un accordo di solidarietà. Noi abbiamo saldo attivo di 110 mln l’anno – ha commentato il presidente del Veneto, Luca Zaia – e non ci guadagniamo nulla. I malati vengono per patologie complesse che in altre regioni non si curano non per un’appendicite”.

29 Settembre 2016

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