Ospedale di Chivasso. Infermiere chiama i carabinieri per sbloccare un’ambulanza: convocato in commissione disciplinare

Ospedale di Chivasso. Infermiere chiama i carabinieri per sbloccare un’ambulanza: convocato in commissione disciplinare

Ospedale di Chivasso. Infermiere chiama i carabinieri per sbloccare un’ambulanza: convocato in commissione disciplinare
La vicenda risale al 3 gennaio scorso ma è stata resa nota oggi dal NurSind: l’ambulanza era ferma da un’ora. Coppolella (NurSind): “Vogliono intimorirci. Si vuole mettere il bavaglio ad un intera categoria - quella degli infermieri, che forse ha iniziato a infastidire una classe politica e dirigenziale che non vuole assumersi responsabilità proprie”.

“Un atto intimidatorio nei confronti di un collega infermiere che ha rispettato le procedure ed i dettami deontologici”.

Così il NurSind, per bocca del coordinatore regionale del Piemonte Francesco Coppolella, definisce la convocazione di un infermiere alle dipendenze della centrale operativa 118 in commissione disciplinare. La sua colpa: essersi rivolto ai Carabinieri per ‘sbloccare’ un’ambulanza.

Questi i fatti come riportati dal NurSind.

“Il pomeriggio del 3 gennaio, un collega, dopo aver verificato che il blocco di un’ambulanza presso l’ospedale di Chivasso si protraeva da oltre un’ora, informava la Compagnia dei Carabinieri competente, ottenendone l’operatività sei minuti dopo. La scelta è stata motivata dagli obblighi di Legge previsti per qualsiasi cittadino, ma soprattutto da una tragedia verificatasi due giorni prima.

Èd è proprio  per prevenire una situazione analoga che il collega ha agito in tal senso, con un intervento peraltro risolutivo. Quel pomeriggio – precisa il sindacato -le ambulanze ferme nel presidio di Chivasso erano addirittura arrivate a sei”.

A causare il ritardo nel caso del Pronto Soccorso di Chivasso, secondo il sindacato, era stato il blocco delle barelle: “divenuto oramai prassi”, scrive il NurSind. Un fenomeno che “oltre ad essere un reato, disattende ad una disposizione dell’assessorato alla Sanità regionale”.

Dopo la segnalazione, per l’infermiere è arrivata la doccia fredda con la convocazione da parte della commissione disciplinare dell'azienda città della Salute e della Scienza di Torino a cui afferise la centrale operativa 118.

“Il ricorso alla commissione disciplinare lo riteniamo un atto intimidatorio nei confronti di un collega che ha uno stato di servizio irreprensibile ma anche  un’attività sindacale intensa e scomoda”, ha affermato Coppolella. “Colpirne uno per educare tutti gli altri attraverso un effetto deterrente nei confronti di altri colleghi che si guarderanno bene dal segnalare carenze, disservizi e privazioni in futuro, salvo però risponderne poi in prima persona per comportamento omissivo come statuito dalla recente sentenza della Corte di Cassazione”. Quella a cui fa riferimento il sindacalista è una sentenza con cui la Cassazione ha annullato l’assoluzione in appello di due infermieri, che avevano omesso di segnalare il sovraffollamento, condannati per omicidio colposo per la morte di un paziente.

“Abbiamo il timore che si voglia colpire un organizzazione sindacale scesa in campo da tempo con determinazione nella tutela dei diritti dei cittadini e dei professionisti sanitari. La paura è che si voglia mettere il bavaglio ad un intera categoria – conclude Coppolella -, quella degli infermieri, che forse ha iniziato a infastidire una classe politica e dirigenziale che non vuole assumersi responsabilità proprie”.

12 Febbraio 2018

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