Ospedale Sacco di Milano. Il primario di terapia intensiva: “Mortalità al 35/40%, vicini ai livelli di un anno fa”

Ospedale Sacco di Milano. Il primario di terapia intensiva: “Mortalità al 35/40%, vicini ai livelli di un anno fa”

Ospedale Sacco di Milano. Il primario di terapia intensiva: “Mortalità al 35/40%, vicini ai livelli di un anno fa”
Il primario del reparto di terapia intensiva Emanuele Catena fa il punto a Sky TG24: “Siamo quasi al massimo delle nostre possibilità. Abbiamo varianti inglesi prevalenti e due pazienti con la variante brasiliana e la mortalità in terapia intensiva rimane elevata. Si è ridotta la fascia di età: abbiamo pazienti anche di 27 anni” ma “è possibile che nelle prossime settimane si assista all’inizio di un generale miglioramento”.

“Il dato più positivo delle ultime ore è la riduzione dell’afflusso di pazienti in Pronto soccorso. È l’elemento per noi più importante perché ci lascia prevedere nelle prossime settimane un’ulteriore decelerazione della curva dei ricoveri”. A dirlo a Buongiorno, su Sky TG24, Emanuele Catena, Primario del reparto di terapia intensiva dell'ospedale Sacco di Milano.

“Abbiamo avuto un weekend difficile – ha spiegato – con tanti ricoveri in terapia intensiva anche a livello regionale, ma questo non deve essere interpretato con eccessivo pessimismo. È possibile che nelle prossime settimane, nella settimana di Pasqua, si assista a una stabilizzazione della situazione e all’inizio di un generale miglioramento. C'è un iniziale rallentamento, ci auguriamo tutti che sia questo il trend dei prossimi giorni”.

“Noi abbiamo 28 letti di terapia intensiva occupati, siamo quasi al massimo delle nostre possibilità – ha aggiunto Catena -, i pazienti ricoverati, ovviamente, sono estremamente critici. Abbiamo varianti inglesi prevalenti e due pazienti con la variante brasiliana e la mortalità in terapia intensiva rimane elevata, intorno al 35-40%, non tanto lontano dalla mortalità della prima e della seconda ondata”.

“In questa fase si è ridotta la fascia di età: abbiamo pazienti anche di 27 anni, ne abbiamo avuti di 40, 42, 50, senza patologie associate, che sono arrivati in terapia intensiva in condizioni critiche. Le persone che sopravvivono sono mediamente quelle più giovani, intorno ai 60 anni, i decessi si spostano più in una fascia di età intorno ai 70”.

22 Marzo 2021

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