Oss con formazione complementare. Commissione Salute approva

Oss con formazione complementare. Commissione Salute approva

Oss con formazione complementare. Commissione Salute approva
Dopo il recente via libera alle nuove soluzioni contro le carenze di medici, si avvia verso il traguardo anche il progetto della Giunta di istituire nuovi percorso di formazione per operatori sociosanitari per far fronte alla mancanza di infermieri nelle strutture per anziani. Ma PD e M5S non partecipano al voto di commissione: “Mancano elementi giuridici per valutazione completa”, sostengono i consiglieri democratici Bigon, Zottis e Baldin.

La commissione Salute del Consiglio veneto ha dato il proprio ok, a maggioranza, al contestato nuovo percorso di formazione complementare per operatori sociosanitari (Oss) che, come ha spiegato l’assessore alla Salute Manuela Lanzarin, servirà a fronteggiare la carenza di infermieri, per ora solo nelle strutture per anziani. Il “nuovo” Oss avrà compiti esecutivi a supporto delle figure infermieristiche. 

L’obiettivo è formare 510 Oss specializzati, con competenze aggiuntive rispetto al tradizionale profilo dell’operatore socioassistenziale, in modo da rispondere alle esigenze delle strutture assistenziali per anziani messe in difficoltà dalla gestione della pandemia e dalla fuga degli operatori verso la sanità pubblica. “Si tratta di una figura che non va a sostituire quella degli infermieri e che andrà ad integrare la rete delle figure assistenziali, come già sperimentato in altre regioni, come Liguria, Toscana e Sardegna, e a qualificare il livello di assistenza del sistema pubblico-privato”, ha ricordato l’assessore regionale alla Sanità.

Il nuovo percorso formativo, sintetizza una nota del Consiglio, sarà di 400 ore e verrà organizzato da Azienda Zero, con il supporto della Fondazione Scuola di sanità pubblica e in collaborazione con le aziende sanitarie del territorio per i tirocini. I nuovi operatori socio-assistenziali ‘specializzati’, prosegue la nota, “saranno formati alla rilevazione di parametri e funzioni, alla somministrazione di farmaci per via intramuscolare o sottocutanea, alla sorveglianza nelle infusioni, all’alimentazione ai pazienti che sono nutriti per via enterale, all’assistenza ai pazienti tracheostomizzati o con stomìe”. 

Il costo del percorso per Oss con formazione complementare è quantificato in 700 euro pro capite, che saranno a carico delle aziende sanitarie (tirocini) e del datore di lavoro. “Ma non è esclusa la possibilità che possa provvedervi, in alternativa, il singolo partecipante”, fa sapere la nota dell’ufficio stampa del Consiglio.

Insieme al percorso formativo teorico-pratico per i “super-Oss” il provvedimento in esame prevede anche un corso di formazione per gli infermieri che guideranno e affiancheranno gli Oss ‘specializzati’ nell’inserimento nelle strutture residenziali e semiresidenziali per anziani. 

Per i rappresentanti delle opposizioni, che non hanno partecipato al voto, il nuovo profilo assistenziale nasce in un quadro di incertezza giuridica, senza inquadramento retributivo e contrattuale. “Sull’ipotesi di inserire, tramite un corso di formazione, gli OSS nelle strutture pubbliche, abbiamo deciso di non partecipare al voto previsto in Commissione V, visto che non ci sono gli elementi giuridici a disposizione, gli unici in grado di consentire una valutazione completa e di assumere una conseguente scelta pienamente consapevole”, riferiscono in una nota le consigliere regionali del PD Veneto e componenti della Commissione Sociosanitaria, Anna Maria Bigon e Francesca Zottis, assieme alla consigliera Erika Baldin (M5S).

“Da un lato – proseguono – resta aperta e da definire la partita riguardante il corretto inquadramento professionale e dall’altro va ribadito che il contratto collettivo non prevede la figura degli OSS. Nodi che se non vengono chiariti lasciano lo spazio per impugnazioni come evidenziato da diversi rappresentanti. Ci rifiutiamo di avallare, anche con un voto contrario, ogni decisione che, ancora una volta, appare frutto di una fretta e di forzature che non si conciliano – concludono le consigliere – con la necessità di mettere in campo interventi efficaci e normativamente corretti. Serve piuttosto, e riteniamo sia questa la via maestra, una riforma professionale del comparto che possa consentire un utilizzo appropriato di queste figure”.

Osservazioni alle quali, fa sapere la nota del Consiglio regionale, l’assessore ha replicato ricordando come l’istituzione dei nuovi corsi a competenze rafforzate sia coperta da disposizioni normative e dal futuro riconoscimento nella contrattazione nazionale con Aran.

20 Maggio 2022

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