Piani Operativi. Fedir: “Le Unità Operative Sovraziendali sono una follia, già fallite altrove”

Piani Operativi. Fedir: “Le Unità Operative Sovraziendali sono una follia, già fallite altrove”

Piani Operativi. Fedir: “Le Unità Operative Sovraziendali sono una follia, già fallite altrove”
Per il sindacato non è ipotizzabile che il responsabile amministrativo o tecnico delle nuove unità operative sovraziendali possa governare il doppio o anche il triplo dell’attuale personale gestito dovendosi spostare anche per centinaia di chilometri fra l’ufficio di una azienda e quello di un’altra. Per Fedir sarebbe il caso di "farla finita con il luogo comune che gli amministrativi, ed in primis i dirigenti, sono troppi e che la sanità è solo dei medici e degli infermieri".

“In Piemonte sono state soppresse perché illegittime e causa di un danno economico di quattro milioni di euro (secondo le stime delle Corte dei Conti) In Veneto sono state costituite e dopo qualche anno ne è stato dichiarato il de profundis”. A fare il punto della situazione è Fedir, il sindacato autonomo della dirigenza professionale, tecnico e amministrativa territoriale. Un quadro che il sindacato ritiene necessario far emergere per sottolineare come “la Regione Lazio, ignara o sorda, vada avanti nel progetto di riforma della Sanità, con la creazione delle unità operative sovraziendali delle funzioni tecnico/amministrative”.

Non farebbero presagire nulla di buono i Piani operativi 2016/2018, licenziati con DCA 52/2017, “soprattutto perché – ha aggiunto il sindacato – si tratta di esperimenti già provati in altre regioni ben più efficienti e ricche dal punto di vista della sanità pubblica, eppure andati male”.


 


“A pagina 21 dei Piani – ha continuato Fedir – dopo aver confermato la costituzione entro il 2018 di ulteriori elefantiache Asl nel territorio metropolitano di Roma e nonostante non esista ancora alcun concreto segnale di efficienza proveniente dai due nuovi giganti Asl Roma 1 e 2, si decide di emanare, entro il mese di aprile 2017, specifico provvedimento per l’accorpamento di funzioni di gestione amministrativa, in unità operative sovraziendali. Un modello simile alle tre aree di aggregazione costituite dalla Regione Lazio per le gare di appalto. Peccato che, dopo più di due anni dalla loro costituzione, non solo le aree aggregate non hanno ancora effettuato una sola aggiudicazione ma la stessa Centrale Acquisti Regionale non ha ancora prodotto alcun risultato concreto, nonostante una Direzione regionale, ben 9 aree dirigenziali e 131 unità di personale”.

“Come si può pensare – si domanda il segretario regionale Elisa Petrone – che il progetto possa andare a buon fine in una Regione che negli ultimi venti anni non ha fatto altro che bloccare le assunzioni del personale tecnico e amministrativo? Ad oggi i dirigenti dei ruoli professionale, tecnico e amministrativo dell’intero Servizio sanitario regionale del Lazio sono 300 e gestiscono circa 10 mila unità di personale del comparto, mentre i dirigenti della Regione Lazio sono ugualmente 300 ma gestiscono 4500 unità di personale (esattamente la metà della sola Asl Roma 2). Com’è dunque ipotizzabile che il responsabile amministrativo o tecnico delle nuove unità operative sovraziendali possa governare il doppio o anche il triplo dell’attuale personale gestito dovendosi spostare anche per centinaia di chilometri fra l’ufficio di una azienda e quello di un’altra? E come è possibile che possa svolgere al meglio il suo lavoro nel ruolo di ‘servitore di due padroni’ ovvero le direzioni aziendali di ciascuna azienda, che restano del tutto autonome rispetto alle unità operative sovraziendali? Una follia organizzativa”, ha aggiunto il segretario regionale Fedir.

Il sindacato, poi, passa in rassegna il fenomeno dei gigantismi istituzionali “che – ha detto – specie in Sanità, sta diventando dilagante, colpisce anche le strutture sanitarie e piano piano falcidia quelle amministrative. Da 12 a 3 mega Asl in Toscana più Estar, da 21 a 9 Asl in Veneto più Azienda Zero, da 8 Asl a una sola Ats in Sardegna, un’unica Asur nella Marche (con progetti di Asl ultraregionali con l’Umbria) il fenomeno dei gigantismi è diventato il mantra di un efficientamento mai realizzato da cui sono scaturiti solo disagi per dipendenti ed utenti. Una cosa è infatti il taglio di strutture sovrabbondanti, un altro quello orizzontale che non guarda a dimensioni, distribuzione territoriale, tipo di competenze, effettivi carichi di lavoro”.


 


Per Fedir sarebbe il caso di farla finita con il luogo comune che gli amministrativi, ed in primis i dirigenti, sono troppi e che la sanità è solo dei medici e degli infermieri. Una organizzazione per funzionare ha bisogno di buoni uffici e non possono essere certo tali gli uffici delle Aziende Sanitarie del Lazio per i quali, ha sottolineato Petrone “da vent’anni l’unico ricambio dei dirigenti è stato fatto con pochissimo personale e solo di tipo fiduciario (della politica) assunto dall’esterno con l’art.15 septies alla faccia del pubblico concorso. E dunque: a chi giova tutto ciò? Probabilmente a chi pensa di fare altisonanti dichiarazioni in campagna elettorale sul taglio delle poltrone (ma dal risibile risparmio medio di 12.000 euro per ciascun dirigente declassato) e a cui in realtà nulla importa della effettiva funzionalità del sistema”.


 


L’Asl di Latina e quella di Frosinone sono le prime ad aver avviato quella che Fedir definisce una “follia organizzativa” con un aggravante: all’Asl di Latina il commissario straordinario ha falcidiato le unità organizzative complesse tecnico amministrative a favore di altre unità operative con funzioni gestionali non di tipo clinico ma inspiegabilmente incardinate sotto la direzione Sanitaria forse per giustificare, malamente, l’utilizzo di medici in ufficio anziché in reparto . “Sul commissario straordinario in questione – ha concluso Petrone – si chiede ulteriormente conto, oltre che su questo provvedimento abbastanza anomalo, anche sulla sua stessa posizione, sulla quale ci sono sospetti seri di inconferibilità dell’incarico, non ancora chiariti ad un anno dalla nomina e su cui questo sindacato chiede un immediato chiarimento”.

11 Aprile 2017

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