Punto nascita Termoli. Aogoi, Sigo, Sin e Sip: “Inadeguata e pericolosa la scelta di tenere aperto un reparto con meno di 500 parti l’anno”

Punto nascita Termoli. Aogoi, Sigo, Sin e Sip: “Inadeguata e pericolosa la scelta di tenere aperto un reparto con meno di 500 parti l’anno”

Punto nascita Termoli. Aogoi, Sigo, Sin e Sip: “Inadeguata e pericolosa la scelta di tenere aperto un reparto con meno di 500 parti l’anno”
Le società scientifiche di ostetricia, ginecologia, neonatologia e pediatria si oppongono alla sospensiva al decreto di chiusura del punto nascita concessa dal Tar Molise. “Sebbene ogni donna voglia vivere l’esperienza della nascita del parto il più possibile vicino a casa è necessario sottolineare che sono le strutture con un elevato numero di parti a garantire la maggiore esperienza ed organizzazione e dunque le più idonee a prevenire ed eventualmente affrontare le rare situazioni di rischio”.

Le Società Scientifiche dell’area Ostetrica e Ginecologica, Neonatologica e Pediatrica esprimono “forti perplessità circa la decisione del Tar Molise, che avendo concesso la sospensiva al decreto di chiusura del punto nascita dell’Ospedale San Timoteo di Termoli, mette a rischio la salute di mamme e neonati”.
 
Da quasi 10 anni l’Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri (AOGOI), la Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO), la Società Italiana di Neonatologia (SIN) e la Società Italiana di Pediatria (SIP) sono impegnate, a fianco delle Istituzioni, nel sostenere l’attuazione dell’Accordo Stato-Regioni del 2010, che prevede, a tutela della sicurezza di mamma e bambino, la razionalizzazione e la chiusura progressiva dei piccoli punti nascita con meno di 500 parti l’anno. 
 
“Sebbene ogni donna voglia vivere l’esperienza della nascita del parto il più possibile vicino a casa” – sostengono i Professionisti delle Società Scientifiche – “è necessario sottolineare che sono le strutture con un elevato numero di parti a garantire la maggiore esperienza ed organizzazione e dunque le più idonee a prevenire ed eventualmente affrontare le rare situazioni di rischio”.
 
“Avere la possibilità – si legge in una nota firmata da Elsa Viora, Presidente AOGOI (Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri), Giovanni Scambia, Presidente SIGO (Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia), Fabio Mosca, Presidente SIN (Società Italiana di Neonatologia) e Alberto Villani, Presidente SIP (Società Italiana di Pediatria) – di partorire sul proprio territorio, ma mettere a rischio la salute e il benessere del bambino e della madre, a maggior ragione dove non esiste una Terapia Intensiva Neonatale, è dunque una scelta che le Società Scientifiche non condividono. I dati scientifici a disposizione, in un tempo in cui l’età media della partoriente è sempre più alta e si registra un aumento dei parti pretermine, obbligano a scegliere la sicurezza piuttosto che la comodità”.
 
Le Società Scientifiche raccomandano altresì che “la chiusura di un punto nascita sia accompagnata da una riorganizzazione dei servizi per i controlli in gravidanza sul territorio”.
 
“I dati dell’ultimo Programma Nazionale Esiti (PNE) – ricordano le società scientifiche – , peraltro, evidenziano come siano ancora troppi i punti nascita sotto la soglia dei 500 parti/anno privi dei requisiti strutturali e organizzativi appropriati. Queste strutture spesso non sono in grado di affrontare situazioni di urgenza e di emergenza e mancano degli standard di qualità per promuovere, sostenere e proteggere la fisiologia della nascita.
 
Il “problema” dei punti nascita non può né deve sottostare a logiche politiche o a valutazioni economiche, ma deve essere affrontato considerando, prima di ogni altro aspetto, la sicurezza delle donne e dei bambini, un valore a cui giustamente il SSN nazionale e l’opinione pubblica attribuiscono crescente importanza. Partorire in condizioni in cui i requisiti essenziali non siano rispettati, rappresenta, infatti, un rischio inaccettabile per la salute pubblica.
Se in condizioni geografiche particolari, come ad esempio le aree di montagna o le zone disagiate, è ritenuto opportuno tenere aperto un punto nascita con un volume di attività inferiore ai 500 parti, questo deve comunque garantire criteri di sicurezza ed adeguati mezzi di trasporto in caso di necessità, come previsto dal DM 11/11/2015, che attribuisce al Comitato Percorso Nascita nazionale (CPNn) di esprimere una valutazione “consultiva” su richieste di deroga avanzate da Regioni e Province Autonome”.
 
“Il caso di Termoli ripropone all’attenzione delle istituzioni e dell’opinione pubblica una questione di grande attualità che bisogna affrontare con decisione, nell’interesse della salute della diade madre-neonato” concludono le Società Scientifiche. “Ribadendo la contrarietà delle nostre Società alla decisione del TAR chiediamo al Ministro Grillo, particolarmente sensibile al tema della sicurezza, di convocare un tavolo tecnico, per concordare una strategia condivisa e le modalità di prosecuzione dell’attuazione dell’Accordo Stato-Regioni. Allo stesso tempo ci appelliamo al senso di responsabilità di sindaci e politici che operano nelle istituzioni locali, nel comune interesse di tutelare la salute delle mamme e dei bambini”.

11 Luglio 2019

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