Radiologi. “Esami di notte? Iniziativa insostenibile per professionisti e attrezzature”

Radiologi. “Esami di notte? Iniziativa insostenibile per professionisti e attrezzature”

Radiologi. “Esami di notte? Iniziativa insostenibile per professionisti e attrezzature”
Dopo il Veneto sarà il Piemonte a sperimentare l’apertura notturna degli esami radiografici per smaltire le liste d’attesa. L'iniziativa annunciata anche in Puglia. Ma per Carlo Faletti (Sirm) è "inefficace" e "rischia di sovraccaricare gli organici e le attrezzature vetuste dei nostri ospedali, che per oltre 40% ha più di 10 anni".

Fare le ore piccole in ospedale, recandosi nelle strutture sanitarie in orari notturni per effettuare esami radiologici potrebbe diventare una prassi quotidiana, sia pure sui generis, in molti ospedali della penisola. Dopo il Veneto sarà il Piemonte, con l’ospedale San Giovanni Bosco di Torino, a sperimentare l’apertura notturna per gli esami radiografici. L’iniziativa, che dal 1° gennaio 2014 dovrebbe partire anche in Puglia, è nata con l’intento di snellire le liste di attesa per esami diagnostici, in particolare ecografia e risonanza magnetica, ma crea non poche perplessità alla Società Italiana di Radiologia Medica (Sirm).
 
Per Carlo Faletti, presidente Sirm e primario di radiologia al CTO di Torino, si tratta di “un espediente senza logica attuativa organica, che non cerca la condivisione con gli organismi societari professionali e scientifici che non aspettano altro per essere propositivi”. Secondo i radiologi, infatti, l’iniziativa si presenta come qualcosa di “individualista” che sembra “scavalcare i documenti societari propositivi realizzati da Sirm nel tentativo di individuare soluzioni concrete per l’abbattimento delle liste d’attesa per esami diagnostici, denunciando in primis la mancata applicazione dell’appropriatezza prescrittiva e soprattutto dei criteri di priorità”.

“Abbiamo registrato l’abnorme aumento delle prestazioni di diagnostica per immagini (ben oltre 60 milioni l’anno) dettate da un lato dall’incremento di una medicina difensiva e, dall’altro, dalla scarsa conoscenza del cittadino sul reale potenziale diagnostico delle singole modalità”, afferma Faletti. Secondo il quale il progetto “rischia inoltre di sottoporre a un sovraccarico gli organici e le attrezzature che, per oltre il 40%, hanno vetustà di oltre 10anni, senza pensare alla possibilità di un’attività aggiuntiva nel normale periodo di attività giornaliera , compreso tra le ore 7 e le 20”.
 
Per il presidente del Sirm sarebbe dunque “opportuno chiedere il parere circa la congruenza di iniziative che non risolvono il problema nella sua natura, ma cercano solo rimedi estemporanei e, come in questo caso, di visibilità mediatica”.

Marzia Caposio

Marzia Caposio

20 Dicembre 2013

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