Referendum Costituzionale. Rossi: “Ha vinto la mancanza di fiducia nei partiti, nei governi e nei personalismi”

Referendum Costituzionale. Rossi: “Ha vinto la mancanza di fiducia nei partiti, nei governi e nei personalismi”

Referendum Costituzionale. Rossi: “Ha vinto la mancanza di fiducia nei partiti, nei governi e nei personalismi”
Per il presidente della Toscana “gli italiani accettano interventi puntuali, chirurgici, non revisioni generali della carta costituzionale, anche se si tratta solo della parte ordinamentale”. Per Rossi “Il PD esce da questo scontro con molte ferite. Alcune potevano essere evitate. Molte si possono e si devono curare”.

“Il tempo e le sfide richiedono un PD diverso e una leadership diversa. Abbiamo perso nonostante la riforma contenesse buone ragioni di merito. È vero che si è espresso un giudizio anche su Renzi, soprattutto a causa dell’errore di personalizzazione che lui stesso ha riconosciuto. Ma un’affluenza così alta e un risultato così netto, se sarà confermato, indicano una scelta più di fondo nel popolo italiano, tra chi vuole cambiare e chi vuole conservare la nostra Costituzione. Ha vinto quello che alcuni definiscono ‘patriottismo costituzionale’ che, forse, in queste dimensioni non ci aspettavamo. Ha vinto una difesa della Costituzione che non si fida dei partiti, né dei governi, né dei personalismi. La Costituzione come baluardo contro le ambiguità del carattere ondivago della politica di questi tempi. Quindi, grandi riforme della Costituzione d’ora in poi vanno valutate con grande attenzione”. Questa l’analisi del presidente della Toscana, Enrico Rossi, sul risultato del referendum costituzionale.

“Anch'io – prosegue Rossi dal suo profilo Facebook – ero convito che la riforma potesse comunque costituire un passo avanti e rendere più efficienti e adeguate le istituzioni superando il bicameralismo paritario e la frammentazione prodotta dagli eccessi del federalismo. Dal popolo italiano viene un invito chiaro a trattare la materia costituzionale con maggiore rispetto e soprattutto ad evitare che su di essa si producano divisioni e lacerazioni insanabili. Gli italiani hanno espresso un ‘patriottismo costituzionale’ di cui sarà bene che la politica tenga seriamente conto. È vero che non si voleva toccare la parte dei principi della Costituzione, ma si è dato ugualmente la sensazione di un cambiamento eccessivo, che toglieva diritti come il voto per i senatori. Non è bastato certo l’argomento dei costi della politica, sbagliato e poco credibile, a correggere queste percezioni. Gli italiani accettano interventi puntuali, chirurgici, non revisioni generali della carta costituzionale, anche se si tratta solo della parte ordinamentale. Questo è, a mio avviso, il senso del voto, e il PD deve accettarlo e riflettere su di esso”.

Rossi commenta poi la strategia di Renzi. “Ha fatto appello alla ‘maggioranza silenziosa’, ha puntato apertamente a destra per vincere, per conquistare quel ceto medio che sempre è stato favorevole alla stabilità e filo-governativo, che anche ora pareva affidarsi davvero al premier e a un PD d’impianto moderato. Il calcolo è stato sbagliato, in realtà quei ceti medi sono in sofferenza, temono per il proprio futuro, sono angosciati a causa della crisi e della precarietà del lavoro dei figli. Piuttosto che intervenire per stabilizzare, sembra che abbiano voluto cogliere l’occasione per far sentire la loro rabbia. D’altra parte non un argomento è stato usato in questa campagna elettorale per dimostrare che i ceti medi e popolari avevano da guadagnare veramente qualcosa da questa riforma. L’avere suscitato la paura dell’instabilità non ha funzionato. Dovevamo piuttosto ragionare su un impianto che doveva valorizzare partecipazione, diritti e redistribuzione del potere a favore dei ceti più deboli. Proprio quello che è mancato sin dall’inizio in questa discussione”.

“Ho combattuto lealmente per il SIì – conclude Rossi – e voglio ringraziare gli amici e compagni del PD regionale e nazionale che si sono mobilitati credendo nelle buone ragioni di merito contenute nella riforma. Penso anche ai tanti compagni e amici che non se la sono sentita di seguire la maggioranza del partito e che si sono impegnati per il NO”.

“Il PD esce da questo scontro con molte ferite. Alcune potevano essere evitate. Molte si possono e si devono curare”. Da Rossi quindi “un appello ai compagni e alle compagne del NO perché non si chiudano in se stessi ma aprano il confronto con il SI nel quale si è radunato gran parte dell’elettorato PD. Non è il momento delle recriminazioni ma del dialogo e dell’unità. Serve un PD più aperto ai drammi della società, più forte, più organizzato e più radicato tra i ceti deboli, con un netto profilo di sinistra. Una sconfitta così forte richiede un ripensamento dell’intero asse strategico del Partito, che chiama in causa il Governo, il cui riformismo si è rivelato insufficiente e troppo debole. Il tempo e le sfide richiedono un PD diverso e una leadership diversa da quella attuale”, conclude Rossi.

05 Dicembre 2016

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