Rete ospedaliera. Per l’Opi Torino servono più posti letto per la convalescenza

Rete ospedaliera. Per l’Opi Torino servono più posti letto per la convalescenza

Rete ospedaliera. Per l’Opi Torino servono più posti letto per la convalescenza
L’Ordine evidenzia come “oggi la tipologia di pazienti più rappresentata in ambito ospedaliero sia quella degli anziani, spesso disabili e con diverse comorbosità”. Cittadini che hanno la necessità di essere “accompagnati” nei percorsi socio-sanitari, di contare sulla continuità assistenziale, addestramento e supervisione nella gestione delle piccole cure quotidiane. “E di servizi e luoghi di cura e di assistenza di prossimità territoriale”.

“Le criticità sul numero dei posti letto si manifestano nelle due ultime fasi del percorso della persona assistita: territorio e domicilio. Ambiti dove è necessario prevedere un’implementazione dei posti letto nella fase di convalescenza (post acuzie) piuttosto che in quella ‘acuta’ della malattia”. Questa la posizione dell’Ordine delle professioni infermieristiche di Torino sulla proposta di legge per la “rimodulazione della dotazione di posti letto ospedalieri” di cui si è discusso in Regione nell’ultima assemblea della Quarta Commissione.

Invecchiamento della popolazione e, di conseguenza, costante aumento della domanda di servizi e prestazioni da parte di cittadini. Sarebbero questi i due fattori che oggi minano la sostenibilità di tutti i Sistemi sanitari. “Anche un inadeguato coordinamento dell’assistenza per mancata standardizzazione dei percorsi assistenziali, tra ospedale e cure territoriali – precisa Massimiliano Sciretti, presidente di OPI Torino – genera sprechi particolarmente evidenti nei pazienti con patologie croniche perché determina un’assistenza del paziente in setting a eccessivo consumo di risorse”.

L’Opi evidenzia come la difficile sostenibilità della spesa sanitaria abbia portato, “fra gli altri provvedimenti applicati nell’ambito della riorganizzazione dell’assistenza ospedaliera”, ad una “sistematica riduzione del numero di posti letto nel corso degli ultimi anni, che sarebbero diminuiti di 7.389 unità”.

“Oggi la tipologia di pazienti più rappresentata in ambito ospedaliero – precisa l’Ordine delle professioni infermieristiche di Torino – è quella delle persone anziane, spesso disabili e con diverse comorbosità non sempre diagnosticate. L’evoluzione demografica ci metterà sempre di più di fronte a questi pazienti clinicamente complessi e soggetti a destabilizzazioni anche per cause banali. L'assistenza post-dimissione dovrebbe focalizzare l'attenzione non solo sulla diagnosi di dimissione ma anche sulle comorbosità. I Professionisti che operano nell’ambito del Sistema Sanitario e le Istituzioni che ne programmano e organizzano l’offerta, dovranno assumere la consapevolezza della difficile situazione di avere il compito di prendere in carico una popolazione di malati non guaribili, fragili, e parallelamente sviluppare un corrispondente sistema di cure che possa sopperire ai loro bisogni”.

Opi Torino sostiene che i cittadini abbiano la necessità di essere ‘accompagnati’ nei percorsi socio-sanitari, di contare sulla continuità assistenziale, di avere supporto informativo, educazione sanitaria, addestramento e supervisione nella gestione delle piccole cure quotidiane secondo le logiche e il metodo dell’auto-cura. “E, di conseguenza, poter disporre di servizi e luoghi di cura e di assistenza di prossimità territoriale”.

“Gli infermieri – conclude Sciretti – rilanciano la proposta di un’assistenza in funzione dei bisogni di continuità dei cittadini con presenza dei professionisti sul territorio, affrontare e risolvere la questione organizzativa per tutelare i cittadini e allineare le rinnovate responsabilità degli infermieri, ridisegnando anche i modelli organizzativi, promuovere lo sviluppo di percorsi di presa in carico nell’ambito della cronicità sul territorio, consolidare la sinergia tra gli ordini professionali e con le altre professioni per il perseguimento di obiettivi comuni tra cui anche quello fondamentale della sicurezza dei professionisti e di conseguenza degli stessi assistiti”.

15 Ottobre 2018

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