Riforma Ipab. Cgil, Cisl e Uil contro la Regione: “Non ci sono scuse per rimandare ulteriormente”

Riforma Ipab. Cgil, Cisl e Uil contro la Regione: “Non ci sono scuse per rimandare ulteriormente”

Riforma Ipab. Cgil, Cisl e Uil contro la Regione: “Non ci sono scuse per rimandare ulteriormente”
Chiesto un impegno chiaro alla regione per un riforma che, con le elezioni regionali alle porte, rischia di slittare ben oltre il 2020. “Senza riforma verrebbe a mancare un importante presidio per la cura e l’assistenza delle persone”, denunciano i sindacati per i quali il ruolo degli Ipab va salvaguardato e anche rafforzato con nuove funzioni “per diventare un punto di riferimento per la comunità”

Continuano le polemiche da parte delle sigle sindacali CGIL, CISL, UIL sulla mancata riforma delle Ipab. Sul tema, la scorsa settimana è stata organizzata una manifestazione dalle sigle sindacali, che si sono date appuntamento a Venezia davanti a Palazzo Balbi. Al termine della manifestazione, l’Assessore Manuela Lanzarin ribadiva l’intenzione di arrivare ad una riforma complessiva delle Ipab ma, contestualmente, dichiarava di essere ancora nella fase di elaborazione della nuova proposta di legge, non fornendo perciò una tempistica certa agli interlocutori. Dopo vent’anni di attesa di un provvedimento che il Veneto, unica regione assieme alla Sicilia, non ha ancora adottato, sorge qualche domanda ai rispettivi segretari.

Esordisce Paolo Righetti della segreteria CGIL Veneto: “Per il riordino delle Ipab, determinante è la volontà politica di portare a termine una riforma che il Veneto aspetta da quasi 20 anni: mentre si discute di autonomia, per volere acquisire nuove competenze, si trascura di dare attuazione a quelle, importanti e che già si possiedono. Per noi è incomprensibile e inaccettabile. Senza riforma verrebbe a mancare un importante presidio per la cura e l’assistenza delle persone. E’ invece fondamentale rinforzare, così come prevede il PSSR, il ruolo delle IPAB nel territorio già oggi carente di servizi e assegnare nuove funzioni per diventare un punto di riferimento per la comunità.”  

Con le nuove elezioni regionali alle porte (si dovrebbe votare nella prossima primavera) si teme che la riforma delle Ipab possa slittare verso il ventunesimo anno e questo per le sigle sindacali sarebbe gravissimo.

“Abbiamo avuto l’incontro con l’Assessore Lanzarin, ma non abbiamo ricevuto le risposte che ci aspettavamo – spiega Anna Orsini della CISL Veneto – l’Assessore ha confermato di voler proseguire nella realizzazione della riforma delle IPAB, senza però dire nulla sui tempi, né di ripresa del dibattito né della conclusione dell’iter legislativo. Non possiamo accettare questa vaghezza, dopo che questo era l’impegno assunto ad inizio legislatura dal Presidente Zaia e confermato sempre durante il confronto con l’assessore. E’ urgente dare un nuovo quadro normativo alle IPAB, sostenerle nel processo di riorganizzazione e trasformazione e superare quelle condizioni, come l’aliquota IRAP, che pongono gli istituti pubblici in una condizione di svantaggio. Se questo non sarà fatto le IPAB chiuderanno e non possiamo accettare che il pubblico arretri in un segmento di servizio così importante per la popolazione, lasciando completamente spazio ai soggetti privati”.

Il servizio delle Ipab è noto a tutti ed di occuparsi delle persone più fragili di una popolazione. In Veneto oltre il 50% delle strutture per anziani sono private e oltre il 50% del personale in servizio nelle strutture pubbliche, è privato. E’ più che comprensibile che urge una riforma. “Non è possibile protrarre ancora la fase delle decisioni – afferma Mario Ragno, della Segreteria UIL Veneto. “Il tema è stato ampiamente dibattuto e non ci sono scuse per rimandare ulteriormente l’approvazione della norma. I tempi non sono indifferenti in questo caso: le IPAB lavorano già oggi in una condizione difficile che si ripercuote anche sui lavoratori, hanno bisogno di certezze e non di impegni indeterminati. C’è il reale rischio che quando sarà approvata la riforma, il processo di strisciante cambiamento, con il progressivo affidamento all’esterno di parti importanti di attività, diventi irreversibile. Si potrebbe dire, con una metafora che l’operazione è riuscita, ma il paziente è morto.”

Endrius Salvalaggio

Endrius Salvalaggio

30 Ottobre 2019

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