Riforma medicina generale Fimmg Lazio: “Il ‘decretuccio’ Schillaci è il ‘De Profundis’ della sanità territoriale”

Riforma medicina generale Fimmg Lazio: “Il ‘decretuccio’ Schillaci è il ‘De Profundis’ della sanità territoriale”

Riforma medicina generale Fimmg Lazio: “Il ‘decretuccio’ Schillaci è il ‘De Profundis’ della sanità territoriale”

Il sindacato contesta alla politica di avere dato spazio in tre anni all’edilizia ma “non si è stati capaci di definire un quadro normativo per garantire il funzionamento delle Case di comunità”. Cup Unico e weekend defiscalizzati? “Regali al privato”.

“Sotto il tappeto di questo decreto non c’è solo polvere, c’è il tentativo sistematico di dissimulare con l’emergenza il fallimento del Pnrr sanità. In tre anni si è dato spazio all’edilizia e non si è stati capaci di definire un quadro normativo per garantire il funzionamento delle Case di comunità”. Così la Fimmg Lazio commenta, in una nota, l’annunciato decreto Schillaci sulla sanità territoriale.

“Ad oggi non c’è una pianta organica che indichi numero e funzioni dei medici necessari a far funzionare la rete, non c’è quadro economico, né ipotesi contrattuale. Siamo all’anno zero e così per tamponare un fallimento si ricorre all’arma finale del decreto che, cammin facendo, stando alle anticipazioni di stampa, si va trasformando in un ‘decretuccio’ che malamente tampona ma non risolve il problema, anzi lo aggrava. Non si riforma con un atto d’imperio, il complesso e fondamentale sistema della sanità territoriale, così si attua solo una ‘controriforma’ della 833: quella legge garantiva ad ogni cittadino stesse condizioni di accesso al sistema e un medico di fiducia, il ‘decretuccio’ offre un medico di fiducia della Asl. Il Cup Unico nazionale viene spacciato per efficienza, ma è il regalo perfetto per i grandi gruppi privati. Mettere tutte le agende in un unico calderone senza potenziare l’offerta pubblica significa una cosa sola: quando il sistema pubblico dirà ‘non ho posto’, il software dirotterà istantaneamente il cittadino verso il privato convenzionato”.

“Lo sblocco dei tetti di spesa per le assunzioni – continua Fimmg Lazio – è un velenoso specchietto per le allodole e, per di più, destinato all’insuccesso, senza uno shock salariale che renda il pubblico attrattivo, e i concorsi continueranno ad andare deserti. Pensare di assumere giovani medici ambulanti per coprire le zone carenti e quelle interne, vuol dire aver scelto di assicurare ai milioni di cittadini italiani che abitano nei piccoli comuni e nelle migliaia di frazioni, una sanità precaria, cioè di serie b. Con aumento di spesa vertiginoso e medici pronti ad andar via alla prima occasione”.

Quella in atto è, per la Fimmg Lazio, “la classica strategia dello Starving the Beast (Affamare la Bestia): si negano le risorse al personale, si rende il servizio inefficiente e poi si presenta la privatizzazione come l’unica salvezza. Magari appaltando il servizio ai soliti gruppi privati o alle cooperative. L’emergenza è l’alibi per l’indolenza regionale sul PNRR: si costruiscono muri (Case di Comunità) che, senza medici, saranno presto regalate in gestione ai privati”.

“Applicando il rigore del Teorema di Bayes alle attuali evidenze (finanziamento al privato, muri senza personale, regionalismo differenziato), la proiezione a 12 mesi è drammatica”, afferma la Fimmg Roma. “Probabilità di successo del piano pubblico: 4%; una soglia di irrilevanza statistica. Probabilità di transizione irreversibile verso il modello privato: 96%. Come sempre e da sempre i medici della Fimmg non si limitano alla critica sterile”.

Per la Fimmg Lazio per salvare il SSN servono “mosse immediate. Shock Salariale Strutturale: non vogliamo la mancia sul weekend, ma stipendi base allineati all’Europa per fermare la fuga dei medici. Stop alla Burocrazia: liberare il Medico di Medicina Generale da compiti amministrativi inutili; il medico deve curare, non alimentare il database del Cup. Diagnostica sul territorio: investire sulla tecnologia negli studi dei medici di famiglia per risolvere i problemi prima che diventino liste d’attesa ospedaliere. No al Regionalismo che divide: la salute è un diritto nazionale, non può dipendere dal codice postale del cittadino”.

“Lo diremo dappertutto – conclude la Fimmg Lazio – in ogni sede e in ogni piazza: questa non è una battaglia per il carico di lavoro dei medici. Il tema non è quanto lavoriamo noi, ma se i cittadini avranno ancora il diritto di curarsi. Attaccare e discreditare i medici, come corpo intermedio, significa voler smantellare l’ultimo presidio del nostro sistema sanitario pubblico e universale. Se la salute diventa un bene di mercato, abbiamo fallito come società. La Fimmg Lazio non resterà in silenzio: grideremo la verità ovunque perché la salute dei cittadini non è in vendita”.

11 Maggio 2026

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