Riforma sanitaria Friuli Venezia Giulia. Stabile (FI): “Nessuna discontinuità col passato”

Riforma sanitaria Friuli Venezia Giulia. Stabile (FI): “Nessuna discontinuità col passato”

Riforma sanitaria Friuli Venezia Giulia. Stabile (FI): “Nessuna discontinuità col passato”
Cittadini e operatori hanno atteso per lunghi mesi un segnale, un provvedimento che indicasse una svolta, l’inizio della ricostruzione dopo la devastazione della riforma Serracchiani. Ora apprendiamo con grande delusione che non è prevista alcuna svolta, e gli impegni elettorali rimangono disattesi.

La bozza del secondo atto della riforma sanitaria appare in piena continuità con lo spirito dell’era Serracchiani, non solo perché mantiene in sostanza l’impianto della riforma precedente, ma anche perché mantiene tutti i tagli, certi e ben definiti, mentre promette potenziamenti che appaiono poco certi, e ancora tutti da progettare.

Vi sono ampiamente enunciati principi generali che sono condivisibili, ma ovvii. I termini integrazione, integrare, integrato… ricorrono 64 volte nel testo (CTRL + F: integra): chi mai penserebbe di disintegrare, o non integrare? Gli annunci si concentrano quasi esclusivamente sulla centralità del Distretto e sull’integrazione socio sanitaria, già ampiamente previste dalla normativa regionale e nazionale, tanto che il testo sembra quasi una sorta di Bignami del Decreto sui LEA – Livelli Essenziali di Assistenza, e la pianificazione, quella che dovrebbe definire concretamente il nuovo assetto del Ssr, è rinviata per la quasi totalità ad atti successivi. Fra le poche cose non scontate, vi è quella che sembra un’importante apertura al partenariato fra pubblico e privato definito “sociale”, ma anche su questo non pare possibile esprimere un giudizio finché i progetti non saranno definiti con maggiore precisione.

Sul versante delle certezze vi è la conferma degli ospedali unici su due poli (Gorizia-Monfalcone, Latisana-Palmanova, San Daniele-Tolmezzo, San Vito-Spilimbergo) con i reparti a scavalco, un’ assurdità organizzativa senza alcuna giustificazione razionale voluta dalla riforma Serracchiani.

E tra le criticità ereditate rimane anche confermata la Centrale unica regionale dell’Emergenza sanitaria, che arranca fra carenze e disservizi continui, e così si esclude il ripristino delle centrali provinciali.

L’eventuale riorganizzazione degli ospedali è rimandata a future delibere di Giunta o a provvedimenti aziendali, e intanto continuano e si aggravano gli effetti dei tagli indiscriminati operati dalla riforma Serracchiani. Gli ospedali sono sovraffollati, reparti di eccellenza persi; persistono le interminabili attese in Pronto Soccorso e il vergognoso fenomeno dei pazienti ospiti fuori reparto. Molti professionisti sono costretti a fare i pendolari fra una sede ospedaliera e l’altra per tappare i buchi di organici ridotti all’osso, con perdita della continuità del rapporto fra medico e paziente, anche quest’ultimo spesso costretto a migrare, malgrado la tanto declamata centralità della persona. 

Il programma elettorale del Centrodestra per le elezioni regionali del 2018 metteva a fuoco molto bene le criticità, e si proponeva azioni volte a risolverle.

Questa Giunta ha scelto di limitarsi, in un primo (lungo) momento, a ridefinire i confini delle Aziende riportandoli a quelli più naturali delle Aree Vaste, e di affrontare le criticità solo nel contesto di una riorganizzazione complessiva, che avrebbe richiesto inevitabilmente tempi non brevi. Cittadini e operatori hanno allora atteso per lunghi mesi un segnale, un provvedimento che indicasse una svolta, l’inizio della ricostruzione dopo la devastazione della riforma Serracchiani. Ora apprendiamo con grande delusione che non è prevista alcuna svolta, e gli impegni elettorali rimangono disattesi.

La Giunta regionale, che si appresta a prendere queste decisioni, rifletta sulle indicazioni che provengono dal mondo scientifico: già qualche anno fa il British Medical Journal avvertiva che non vi sono evidenze che il potenziamento dei servizi territoriali sia in grado di ridurre il ricorso all’ospedale, perché proprio i pazienti anziani e fragili, quando hanno delle riacutizzazioni di malattie croniche, sono troppo complessi e delicati per essere curati fuori dall’ospedale. Tutti vorremmo un sistema sanitario che porti le cure il più possibile a domicilio, nei luoghi di vita delle persone: questo è senz’altro un obiettivo da perseguire, ma con grande prudenza.

Sen. Laura Stabile 

Laura Stabile

15 Ottobre 2019

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