San Camillo-Forlanini. “Mia madre lasciata abbandonata in pronto soccorso”. L’azienda smentisce: “Sempre tenuta sotto controllo”

San Camillo-Forlanini. “Mia madre lasciata abbandonata in pronto soccorso”. L’azienda smentisce: “Sempre tenuta sotto controllo”

San Camillo-Forlanini. “Mia madre lasciata abbandonata in pronto soccorso”. L’azienda smentisce: “Sempre tenuta sotto controllo”
L’azienda rigetta le accuse della figlia di una paziente arrivata in codice rosso per grave insufficienza respiratoria e in attesa di ricovero presso lo Stirs. “La paziente - precisa l'azienda - è stata idratata e monitorata, e non gli è stato fornito cibo perché non era possibile da subito escludere la necessità di una ventilazione. Se la famigliare non ha avuto modo di constatare questi interventi ciò non esclude che invece questi siano stati fatti”.

“La ricostruzione tratteggiata dalla figlia della signora G.B. sulle modalità di permanenza dell'anziana madre nel Pronto Soccorso del San Camillo, non corrisponde a quanto accaduto”. Lo affermano in una nota i vertici dell’Azienda San Camillo-Forlanini, dopo che la figlia della paziente ha descritto sua madre come abbandonata dal personale del pronto soccorso. Accusa rigettata dall’Azienda ospedaliera.

“La signora in questione – riferisce la nota aziendale – è arrivata alle 14.30 di sabato 1 luglio in codice rosso per grave insufficienza respiratoria ed è stata successivamente ricoverata presso l'Unita di terapia semintensiva intorno alla mezzanotte. Per il tempo di permanenza in Pronto Soccorso è stata costantemente monitorata, idratata con continuo controllo dei parametri vitali. Cosi come accade di prassi in Pronto Soccorso, in particolare per i codici rossi. Non è quindi assolutamente aderente alla realtà scrivere di una paziente ‘abbandonata, senza flebo, ed in stato di disagio’ perché, come confermato dai responsabili del Pronto soccorso, ‘la paziente è stata idratata e monitorata" mentre non gli è stato fornito cibo perché non era possibile da subito escludere la necessità di una ventilazione’. Se la famigliare non ha avuto modo di constatare questi interventi ciò non esclude che invece questi siano stati fatti, come da prassi”.

“Vedere un proprio caro giacere in un pronto soccorso  – conclude la nota aziendale – è sicuramente un'esperienza molto dolorosa. Ma ciò non può far perdere di vista quale è la mission del Pronto Soccorso. Un luogo in cui – in ogni ospedale, di ogni parte del mondo – medici ed infermieri, 24 ore al giorno, mettono in primo piano il loro impegno per salvare vite umane”.

06 Luglio 2017

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