“Dopo il presidio dell’11 giugno sotto la Conferenza delle Regioni e il grande sciopero nazionale del 22 maggio, la protesta delle lavoratrici e dei lavoratori della sanità privata e delle Rsa del Lazio non si ferma. In queste settimane è arrivata la convocazione da parte di Aris, ma da Aiop nessuna risposta, e ministero della Salute e Conferenza delle Regioni restano in silenzio”. Così le federazioni regionali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, annunciando “due nuovi presidi di protesta: il 21 luglio (ore 10-12) sotto il ministero della Salute e il 28 luglio (ore 10-12) sotto la sede nazionale di Aiop”, Associazione italiana ospedalità privata. “Apprezziamo la convocazione da parte di Aris”, Associazione religiosa istituti sociosanitari, dichiarano in una nota i segretari Giancarlo Cenciarelli, Giancarlo Cosentino e Claudio Benedetti, “ma ci aspettiamo lo stesso da Aiop. E’ ora che tutti si assumano le proprie responsabilità, a partire dal ministero della Salute e dalle Regioni”.
“Un primo segnale importante è arrivato dalla Regione Lazio, che ha annunciato un aggiornamento delle tariffe sanitarie a partire da settembre. Un passaggio atteso da anni”, ricordano i sindacati. “Ora però è fondamentale che queste risorse pubbliche non si trasformino in un regalo per gli imprenditori. I soldi devono essere vincolati al rinnovo dei contratti e al rispetto degli accordi sottoscritti dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative”, sottolineano i vertici di categoria.
“Nel Lazio – proseguono le sigle – oltre 35mila lavoratrici e lavoratori, che assicurano più del 40% delle prestazioni sanitarie regionali, operano senza tutele adeguate e con contratti scaduti da anni, una condizione inaccettabile per chi svolge un servizio pubblico essenziale”. Queste le richieste delle organizzazioni sindacali: contratti rinnovati subito per sanità privata e Rsa; vincolo agli accreditamenti regionali da concedere solo a strutture che applicano contratti collettivi nazionali sottoscritti e rinnovati dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative; stop alle esternalizzazioni e al dumping contrattuale; rispetto delle dotazioni organiche e delle professionalità. “Stesso lavoro, stessi diritti. La mobilitazione proseguirà finché non arriveranno risposte concrete. Nessuno pensi di aggirare il confronto o di trattenere fondi pubblici senza garantire i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori”, concludono Cenciarelli, Cosentino e Benedetti. “La dignità del lavoro non va in vacanza”, chiosano i sindacati.