Sardegna. Varata rete di prevenzione e cura per l’incontinenza

Sardegna. Varata rete di prevenzione e cura per l’incontinenza

Sardegna. Varata rete di prevenzione e cura per l’incontinenza
Lo ha stabilito una delibera della giunta regionale. E' la seconda regione, dopo il Piemonte, a dotarsi di questa struttura. Prevista l'individuazione di centri di riferimento, la razionalizzazione della spesa per gli ausili destinati all'incontinenza e l'adozione di una specifica Carta dei diritti.

Arriva anche in Sardegna, seconda regione italiana dopo il Piemonte, una Rete di centri per la prevenzione, la diagnosi e la cura dell’incontinenza urinaria e fecale. L’importante novità è stata garantita da una delibera della giunta regionale, su proposta dell’assessore alla Sanità Simona De Francisci, che ha condiviso i risultati del Tavolo tecnico istituito circa un anno fa in assessorato e composto da tecnici ed esperti dell’Isola, affiancati da specialisti indicati dalla Fondazione italiana continenza. Tra questi ultimi medici dell’Ospedale Bambin Gesù di Roma e dell’Azienda ospedaliero universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino.

Tre le linee approvate dalla Giunta regionale. La prima è relativa all’individuazione dei Centri: al momento ne sono stati censiti 13 di primo livello: un primo riferimento per i medici di Medicina Generale o specialisti. Sono collocati sul territorio o in strutture ospedaliere di prossimità per rispondere alle esigenze dei cittadini; 12 di secondo livello: identificati come centri per fornire una gestione specializzata del problema e di quei casi che non hanno trovato una soluzione soddisfacente dalla gestione di primo livello. Sono attrezzati anche per una diagnostica specialistica e per le terapie chirurgiche del caso; 2, infine, di terzo livello: centri di altissima specializzazione nel trattamento dell’incontinenza urinaria e di patologie pelviche secondarie a condizioni neurologiche maschili e femminili. Propongono un approccio multidisciplinare integrato e collegiale per risolvere problematiche sia maschili sia femminili, dal bambino in età prescolare all’anziano. 

La seconda azione riguarda la definizione di tutti gli elementi utili alla razionalizzazione della spesa per gli ausili per l’incontinenza (ad esempio i pannoloni). A tal fine è necessario definire un tetto di spesa per assistito in relazione alla gravità della patologia e assicurare all’assistito stesso la libera scelta dell’ausilio con un modello di fornitura diffuso capillarmente sul territorio.

La terza, infine, riguarda l’adozione (mai avvenuta prima in nessuna regione italiana) della Carta dei diritti della persona con incontinenza. In essa si ribadisce che ogni persona incontinente ha diritto di ottenere, in tempi rapidi e certi, i servizi necessari al proprio stato di salute senza discriminazioni di genere, nazionalità, religione, stato sociale. Viene inoltre sottolineato il diritto di ricevere una diagnosi corretta ed esauriente da parte di un medico e di un terapista della continenza, di ottenere un’informazione completa e comprensibile sulla diagnosi individuata, sulla propria disfunzione, sulla possibile evoluzione della stessa e sull’impatto che essa può avere sulla qualità di vita. La Carta sancisce poi il diritto del paziente di essere informato sui vari trattamenti medici e chirurgici, sui rimedi ed ausili possibili e sui vantaggi e svantaggi di ciascuno di essi, in riferimento alla propria condizione. L’obiettivo è poter salvaguardare la propria libertà di scelta in modo informato e di conoscere tutti gli ausili disponibili e le  modalità di accesso tramite il Servizio sanitario.

“L’incontinenza – ricorda l’assessore regionale alla Sanità, Simona De Francisci –  interessa, secondo gli ultimi dati disponibili, il 20-30% delle donne e il 2-11% dei maschi in età adulta; tale percentuale nelle donne sale al 32-64% durante la gravidanza e al 55% nella popolazione anziana. Complessivamente un fenomeno che in Sardegna riguarda  tra le 70 e le 100mila persone. Parliamo di una patologia anche dai risvolti sociali, visto che spesso limita la vita relazionale dei pazienti”. 
 

24 Gennaio 2014

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