Suicidi in carcere. Ok della Regione al piano prevenzione

Suicidi in carcere. Ok della Regione al piano prevenzione

Suicidi in carcere. Ok della Regione al piano prevenzione
Il provvedimento recepisce il piano nazionale approvato in Conferenza unificata a luglio. Secondo i dati della Regione, nel 2016 in Friuli Venezia Giuli, su un totale di 614 detenuti, ci sono stati 124 atti di autolesionismo e 9 tentati suicidi. I tentativi di suicidio hanno riguardato tutti soggetti di sesso maschile e soprattutto la fascia di età tra i 21 e i 24 anni. I detenuti provenienti dall’Africa e dall’Asia hanno tassi di tentato suicidio più alti.

Anche il Friuli Venezia Giulia, con le sue cinque case circondariali, si trova a doversi confrontare con i problemi legati alla condizione carceraria. A questo scopo, la Giunta regionale ha adottato, su proposta dell’assessore alla Salute, Maria Sandra Telesca, il piano regionale per la prevenzione delle condotte suicidarie e dei gesti autolesivi in carcere e indicazioni per i piani locali.

“Il provvedimento, che non comporta spesa a carico del bilancio regionale, recepisce il piano nazionale per la prevenzione delle condotte suicidarie nel sistema penitenziario per adulti, approvato in sede di conferenza unificata Stato-Regioni lo scorso luglio. Dal piano regionale discenderà poi la definizione, o l’aggiornamento, dei piani operativi locali tra il singolo istituto penitenziario e la competente azienda sanitaria”, spiega la Regione in una nota.

Lo strumento regionale sostanzialmente persegue in primo luogo l’obiettivo di inquadrare dal punto di vista epidemiologico il fenomeno del suicidio e del gesto autolesivo nelle carceri del Friuli Venezia Giulia. In secondo luogo il piano definisce la sua architettura organizzativa per quanto riguarda il livello regionale e locale, individuando gli elementi essenziali dei Piani di prevenzione locale.

Il piano regionale è stato sottoposto ad un processo di condivisione in sede di osservatorio permanente per la sanità penitenziaria e all’attenzione del gruppo risk manager degli enti del servizio sanitario regionale che non ha espresso pareri negativi.

Per quel che riguarda la casistica dei fenomeni, secondo i dati riferiti dalla Regione, nel 2016 in Friuli Venezia Giulia su un totale di 614 detenuti si sono registrati 124 atti di autolesionismo e 9 tentati suicidi. Il penitenziario con il più alto tasso di autolesionismo, sempre nel 2016, è stato quello di Udine (82 casi su 128 detenuti), mentre quello di Tolmezzo non ha registrato alcun episodio.

Nel dettaglio, da un’analisi fatta sul periodo 2010-16, risulta che i tentativi di suicidio hanno riguardato tutti soggetti di sesso maschile, mentre l’età maggiormente rappresentata è quella giovanile, in particolare tra i 21 e i 24 anni. Sul fronte della provenienza geografica i detenuti provenienti dall’Africa e dall’Asia hanno tassi di tentato suicidio più alti rispetto agli europei e agli italiani. Da rilevare infine che, sempre nella fascia temporale 2010-16, si sono verificati 3 casi di suicidio nelle carceri del Friuli Venezia Giulia.

Il documento regionale, fornendo indicazioni per i Piani locali in base alle indicazioni del piano nazionale, assegna alle aree operative che si trovano nelle componenti volontarie, professionali e detenute all’interno del carcere tre campi d’azione: sostegno, attenzione e decisione.

“In tale ambito – precisa la Regione nella nota – gli elementi essenziali della strategia sono rappresentati dalla rilevazione del rischio (assenza di rete familiare, assenza di esperienze detentive, abitudini legate all’uso di sostanze stupefacenti), dal presidio delle situazioni potenzialmente stressanti (ingresso, colloqui con i familiari e corrispondenza con l’esterno), dal lavoro integrato e multidisciplinare (tra personale di area penitenziaria e sanitaria) e dalla gestione dei casi a rischio (alloggiamento e interventi sanitari)”.

“Questo piano regionale – ha spiegato Telesca – è un lavoro importante, il quale fa parte del grande tema della sanità penitenziaria che abbiamo acquisito come Regione Friuli Venezia Giulia quattro anni fa e che si traduce in una maggior sorveglianza sanitaria in carcere non solo nella cura delle malattie ma anche nell’opera di prevenzione legata alle azioni di autolesionismo”.

09 Novembre 2017

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