Toscana. Gli infermieri stampano la loro ‘faccia’ su tute di protezione per essere più vicini ai pazienti

Toscana. Gli infermieri stampano la loro ‘faccia’ su tute di protezione per essere più vicini ai pazienti

Toscana. Gli infermieri stampano la loro ‘faccia’ su tute di protezione per essere più vicini ai pazienti
L’idea è del team della terapia intensiva del Santo Stefano di Prato per abbattere il muro creato da tute, mascherine e visiere necessarie ad evitare i contagi nei reparti covid. “Ci manca il contatto con i nostri pazienti, costretti ad essere soli, senza la vicinanza dei loro cari, impauriti per quello che può accadere. Abbiamo pensato ad un modo per comunicare con loro, per rompere le distanze e farci riconoscere".

Le foto dei volti degli infermieri stampate sulle tute che devono indossare gli operatori sanitari per proteggersi dal Covid-19. E’ stata una idea del team infermieristico che lavora nella terapia intensiva del Santo Stefano di Prato. “Siamo tutti uguali, senza una faccia, senza un nome, raccontano gli operatori, dobbiamo lavorare ed assistere i pazienti avvolti da uno scafandro, nascosti dalle tute, coperti da visiere, cuffie, calzari e mascherine. Ci manca il contatto con i nostri pazienti, costretti ad essere soli, senza la vicinanza dei loro cari, impauriti per quello che può accadere. Abbiamo pensato ad un modo per comunicare con loro anche indossando una barriera contro il contagio, per rompere le distanze e farci riconoscere”, spiegano in una nota.
 
“Quando ci hanno visti entrare con le tute personalizzate dalle nostre foto, ci hanno sorriso, qualcuno si è commosso e per noi è stato un momento toccante, che ci ha emozionato e che non scorderemo mai”, racconta Beatrice Bettazzi, coordinatrice infermieristica della terapia intensiva Covid.


 



 
Il gruppo dei più esperti in questo settore ha dovuto formare e preparare i colleghi neoassunti e quelli che lavoravano in altri settori, trasferiti nella terapia intensiva per rafforzare i turni di lavoro molto impegnativi. “Ci sono stati momenti in cui abbiamo pensato di non farcela, hanno raccontato gli infermieri, ma lo spirito di squadra è stato prevalente, ci siamo aiutati e supportati in ogni momento”.
 
Ogni operatore della terapia intensiva ha una storia da raccontare: “Si sono dovuti separare dalle loro famiglie, dai loro affetti. Qualcuno, da settimane, non ha ancora potuto dare un abbraccio al proprio figlio per la paura del contagio. Hanno dovuto affrontare tante difficoltà e momenti drammatici”, evidenzia la Asl Toscana Centro nella nota.

“L’esperienza che abbiamo vissuto – dichiara Daniela Ammazzini, dirigente assistenza infermieristica dell’ospedale – ha fatto emergere il grande senso di responsabilità di ciascun operatore, la voglia di essere sempre vicino ai pazienti anche nei momenti meno facili. Ed ecco la necessità di farsi riconoscere , non solo come professionista, ma anche come “persona” per rassicurare l’altro e dirgli “Io ci sono, non sei solo” anche se lontano dagli affetti della famiglia e delle persone più care”.

08 Maggio 2020

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