Vaccinazione. Siti: “Eliminare l’obbligo avvicina anche gli scettici”

Vaccinazione. Siti: “Eliminare l’obbligo avvicina anche gli scettici”

Vaccinazione. Siti: “Eliminare l’obbligo avvicina anche gli scettici”
A 5 anni dalla sospensione dell’obbligo vaccinale nella Regione Veneto, la Società Italiana di Igiene traccia un bilancio. “Non è utile né necessario disporre di uno strumento coercitivo per ottenere coperture vaccinali soddisfacenti”.

La sospensione dell’obbligo vaccinale, introdotta dal primo gennaio 2008 nella Regione Veneto, non ha comportato variazioni nell’adesione della popolazione all’offerta vaccinale attiva e gratuita promossa dal servizio sanitario regionale. A sottolineare il bilancio positivo dei 5 anni di sospensione dell’obbligo vaccinale da parte della Regione Veneto (2008-2013) è stata la Società Italiana di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica (SItI) Sezione Triveneto in collaborazione con SItI nazionale, nel corso di un convegno promosso Verona. Scopo dell’incontro, che ha visto riuniti esperti di igiene, responsabili dei Dipartimenti di Prevenzione, istituzioni locali, regionali e nazionali, era stimolare una riflessione tra stakeolder istituzionali e società civile su una scelta “strategica, importante non solo per il Veneto ma per tutte le regioni italiane”.

“La sospensione dell’obbligo vaccinale – ha spiegato l’assessore alla Sanità della Regione Veneto, Luca Coletto – è uno dei tanti settori della sanità nei quali il Veneto è leader o pioniere. Quando fu decisa questa sperimentazione, fu fatto un consapevole e scientificamente supportato atto di coraggio che oggi, alla luce dei risultati ottenuti, attesta che avevamo ragione. A 5 anni di distanza – aggiunge Coletto – non abbiamo rilevato alcuna variazione significativa nell’adesione della gente, il che vuol dire che la decisione si rivolse a persone consapevoli e che continuano a mantenere la consapevolezza di quanto sia rilevante la decisione di vaccinare o meno i propri figli”.

L’Indagine sui Determinanti del Rifiuto dell’Offerta Vaccinale nella Regione Veneto, progetto coordinato dall’Azienda Ulss 20 di Verona e conclusosi dopo due anni di lavoro nel 2011, ha infatti evidenziato che l’adesione all’offerta vaccinale nel Veneto non è stata influenzata dalla sospensione dell’obbligo vaccinale, che viene ritenuta dai genitori “sostanzialmente ininfluente” sulle loro scelte.

“Questa scelta non ha causato modifiche sostanziali nella copertura vaccinale dei nuovi nati – afferma Massimo Valsecchi, Direttore del Dipartimento di Prevenzione ULSS 20 di Verona -; sotto questo aspetto si è trattato dunque di un intervento ben progettato e ben condotto che ha documentato la solidità del lungo lavoro di preparazione che era stato fatto prima di assumere questa scelta impegnativa”.

Non solo. La scelta operata in Veneto ha fatto registrare un miglioramento del rapporto con la popolazione di genitori in genere ed in particolare con quella parte (da sempre inferiore al 5%) che rifiuta le vaccinazioni. “Evitare di utilizzare criteri di intervento repressivi nei confronti di queste famiglie ha aperto uno spazio di dialogo che è utile in ogni caso e che consente di spostare questo tema dall’ambito delle discussioni ideologiche a quello, molto più concreto, del reale interesse di nuovi nati”.

“Questo ‘esperimento’ ha permesso di ideare e di provare sul campo un tipo di rapporto condiviso far Regione e ministero della Salute circa una sperimentazione su vasta scala che – ha aggiunto Valsecchi – servisse da campo di prova per tutto il Paese. Noi riteniamo che la sperimentazione possa ormai ritenersi conclusa e che ci siano ormai tutti i dati perché anche le altre regioni ne traggano le loro conclusioni”.

“Crediamo che la sospensione dell’obbligo vaccinale debba essere il futuro di tutte le regioni italiane” ha commentato Michele Conversano, Presidente Nazionale della SItI. “L’insieme di queste osservazioni conferma come – ha sottolineato Antonio Ferro, Vice Presidente della SItI Triveneto -, in presenza di un servizio vaccinale regionale ben organizzato, non sia né utile né necessario disporre di uno strumento coercitivo per ottenere coperture vaccinali soddisfacenti. La SItI guarda tuttavia con preoccupazione ad alcune iniziative che si profilano all’orizzonte per quanto concerne la riorganizzazione dei Dipartimenti di Prevenzione delle Asl, che tendono a disgregare l’assetto organizzativo dei Servizi delle Asl dedicati alla prevenzione nel Veneto, che costituisce un modello osservato e ammirato da molte regioni italiane”.
 

06 Dicembre 2013

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