Veneto. La replica del Nursind a Coletto su blocco assunzioni: “Impari a risparmiare da altre Regioni”

Veneto. La replica del Nursind a Coletto su blocco assunzioni: “Impari a risparmiare da altre Regioni”

Veneto. La replica del Nursind a Coletto su blocco assunzioni: “Impari a risparmiare da altre Regioni”
Così la segreteria Nursind di Vicenza risponde all'assessore alla sanità veneta che parlava del blocco delle assunzioni come del "figlio delle scelte degli ultimi governi". Il segretario Andrea Gregori, indica così alla Regione la strada per liberare risorse: "È sufficiente accorpare le Ulss ed eliminare gli inutili centri di potere”.

“La Regione Veneto prenda ripetizioni da altre Regioni italiane, tra cui l’Emilia Romagna, dove la razionalizzazione della spesa è da tempo realtà. Nel Veneto, infatti, esistono dalle due alle quattro aziende Ulss per provincia con una moltiplicazione di uffici e la moltiplicazione di costi che potrebbero essere accorpati in un’unica struttura. Diversamente, però, il Veneto preferisce tagliare sull’assistenza, colpendo la categoria infermieristica e preservando i centri di potere”. Con queste parole il segretario regionale del Nursind, Andrea Gregori, risponde alle affermazioni divulgate dall’assessore regionale alla Sanità Luca Coletto, attraverso un comunicato stampa dello scorso 3 gennaio.

Sulle assenze di personale il sindacato delle professioni infermieristiche chiosa: “Nessuno nega che la Regione garantisca il turn over del personale cessato, ma il problema sono le sostituzioni temporanee per le assenze derivanti da maternità (l’80% della professione infermieristica è donna) e da malattie ed infortuni, che comportano vuoti d’organico a fronte dei quali aumentano le ore di lavoro redistribuite tra il personale attivo, sempre in minor numero per effetto dei tagli, come risulta dal conto annuale della Ragioneria Generale dello Stato. Risulta invariato, invece, il numero di Ulss della Regione con la relativa organizzazione amministrativa e le Direzioni strategiche”.

Si taglia sull’assistenza ai pazienti, dunque, ma non si prende in considerazione l’ipotesi di ridurre la macchina elefantiaca sanitaria. A testimoniarlo, per la segreteria Nursind di Vicenza, vi è il fatto che a seguito del Piano sanitario regionale, l’unica delibera di definizione degli standard di personale riguarda gli infermieri e riguarda per le aree di base standard al limite della sicurezza con elevata rischiosità per infermieri e pazienti stessi. E per risparmiare, ulteriore beffa, la Regione Veneto implicitamente invita le famiglie a supplire alle inefficienze: “Il rischio è che questo deficit di assistenza nei suoi aspetti meno complessi – sottolinea Gregori – venga colmato con una richiesta di presenza da parte di personale laico, familiari o badanti, anche presso le strutture sanitarie e questo comporterebbe di fatto un riposizionamento dei costi dalla Regione alle famiglie”.

La Legge di stabilità pubblicata il 30 dicembre 2014 pone a carico delle Regioni ulteriori tagli per quattro miliardi, che per il Nursind interesseranno pesantemente la sanità. È previsto che per il personale si debba rimanere dentro la spesa del 2004 ridotta dell’1,4% fino al 2020 (la regione Veneto ha dato indicazione di vincolo alla spesa del 2006). “Non abbiamo mai negato la critica alle disposizioni dei Governi che hanno portato al taglio dei diritti dei lavoratori, compreso il diritto al lavoro ed alla salute derivante dai tagli lineari. Il 3 novembre 2014 il Nursind – aggiunge il segretario nazionale Andrea Bottega – è stato l’unico sindacato della Sanità a scioperare e manifestare a Montecitorio contro il blocco dei contratti e del turn over. Abbiamo proposto di recuperare risorse dalla spesa che non intacchi direttamente l’assistenza ai malati”.

Gli esempi zelanti non mancano e potrebbero essere replicati. “Prendiamo atto che molte regioni hanno unificato gli apparati amministrativi per ridurre le spese dei dirigenti. Si possono anche unificare laboratori ed uffici – conclude il segretario  Bottega – con risparmi che non hanno incidenza sui servizi. Le scelte ovviamente sono politiche e ci sembra che in Veneto si sia puntato a mantenere tutte le strutture di vertice di nomina regionale, preferendo riorganizzare il resto”. 

07 Gennaio 2015

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