Veneto. Pfas. Vertice in Giunta con le organizzazioni agricole. Concordata mappatura aziende che utilizzano acque superficiali o pozzi 

Veneto. Pfas. Vertice in Giunta con le organizzazioni agricole. Concordata mappatura aziende che utilizzano acque superficiali o pozzi 

Veneto. Pfas. Vertice in Giunta con le organizzazioni agricole. Concordata mappatura aziende che utilizzano acque superficiali o pozzi 
All'incontro hanno partecipato gli assessori all'Agricoltura (Pan), all'Ambiente (Bottacin) e alla Sanità (Coletto) che hanno sottolineato: “Da qualsiasi parte la si affronti si tratta di una situazione di grande impatto sanitario, ambientale, agricolo ed anche emozionale, che comporterà costi ingenti. Lo Stato non può rimanere indifferente”.

La complessa questione dell’inquinamento da Pfas che è emersa in Veneto da uno studio del Cnr iniziato su vari territori italiani nel 2006 e conclusosi nel 2013, è stata oggi al centro di un vertice, tenutosi in Giunta regionale, cui hanno partecipato gli Assessori all’Agricoltura, all’Ambiente e alla Sanità, con i rappresentanti del mondo agricolo (Coldiretti, Confagricoltura, Cia e Anpa Veneto). Sul tavolo la difficile situazione delle imprese agricole e allevatorie che utilizzano grandi quantità di acque superficiali o da pozzo artesiano per le loro attività.

I tre Assessori (Giuseppe Pan, Gianpaolo Bottacinn e Luca Coletto), coadiuvati dai rispettivi tecnici, hanno illustrato l’evoluzione della vicenda e lo stato dell’arte, prendendo nota delle preoccupazioni emerse dagli interlocutori. Al termine è stato condiviso un cammino, proposto dall’Assessore all’agricoltura, che prevede in tempi brevi la messa a disposizione da parte delle Organizzazioni Agricole della mappatura delle aziende che utilizzano acque superficiali o pozzi per la loro attività, il prelievo di un campione di acqua e le analisi da parte dell’Arpav, il cui costo potrà essere regolato e “calmierato” mediante un convenzione.

Una volta conosciuti gli esiti, e individuati gli eventuali pozzi che dovessero superare la soglia di accumulo, le due ipotesi d’intervento che sono state avanzate sono la variazione dell’altezza dei pozzi per raggiungere una falda “pulita” o l’apposizione di filtri. Si sta anche valutando la possibilità di deviare verso le zone inquinate parte dell’acqua gestita dal Consorzio di Bonifica di secondo grado Lessino-Euganeo-Berico (LEB) la cui acqua, captata dal fiume Adige, potrebbe contribuire alla diluizione delle sostanze sia sulle falde che sulle acque superficiali. Scartata, invece, l’ipotesi di collegare le aziende alla rete idrica pubblica, sia per gli alti costi, sia per l’impossibilità che l’acqua potabile degli acquedotti sia sufficiente ad rispondere sia alle esigenze della popolazione che a quelle degli agricoltori.

“La Regione Veneto non è l’unica in Italia ad avere questo problema – hanno sottolineato gli assessori – ma al momento ci risulta sia l’unica ad averlo affrontato di petto e con trasparenza. Da qualsiasi parte la si affronti si tratta di una situazione di grande impatto sanitario, ambientale, agricolo ed anche emozionale, che comporterà costi ingenti. Lo Stato non può rimanere indifferente. Occorrono finanziamenti straordinari e la fissazione, una volta per tutte, di limiti cogenti sull’accumulo di queste sostanze, delle quali in realtà non si è ancora in grado di conoscere compiutamente la reale pericolosità. Un limite nazionale – hanno concluso gli Assessori – è l’unico elemento di chiarezza che ancora manca, ma è fondamentale”.
 

26 Aprile 2016

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