Aids. Microbiologi: “Si apre una nuova fase di cura per pazienti colpiti da Hiv”

Aids. Microbiologi: “Si apre una nuova fase di cura per pazienti colpiti da Hiv”

Aids. Microbiologi: “Si apre una nuova fase di cura per pazienti colpiti da Hiv”
Questa speranza viene dal Congresso nazionale dei microbiologi clinici in corso in questi giorni a Rimini. A 30 anni dalla diagnosi della malattia si iniziano a riscontrare significativi risultati. L’attenzione deve restare massima sulla prevenzione nella diffusione dell’infezione e nella gestione dei pazienti cronicizzati.

Controllare la replicazione virale attraverso l’accesso facilitato ai farmaci che assunti in mix hanno dimostrato di bloccare la progressione della malattia senza mai abbassare la guardia sotto l’aspetto della prevenzione che resta la migliore arma per rallentare la diffusione del virus, e imparare a gestire pazienti cronicizzati, le cui aspettative di vita si allungano ma che presentano effetti collaterali anche seri soprattutto in ambito epatico, renale e cardiovascolare.
 
Questa la sfida per gli oltre 30 milioni di malati nel mondo infette dal virus Hiv. E questo il quadro disegnato oggi a Rimini dalla professoressa Maria Rosaria Capobianchi, Direttore Laboratorio Virologia dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive L. Spallanzani di Roma e Membro Direttivo dell’AMCLI – l’Associazione Microbiologi Clinici Italiani -, nel corso del XLII Congresso nazionale dei microbiologi clinici italiani in svolgimento fino a domani a Rimini.
 
La sfida per i prossimi anni è molto ambiziosa: accrescere il numero dei pazienti che nel 2015 potranno accedere al trattamento farmacologico. 15 dei 30 milioni di soggetti complessivamente infetti costituisce un obiettivo minimo, utile anche a contenere la diffusione ulteriore del virus dato che i farmaci utilizzati hanno l’effetto di ridurre la possibilità di contagio. Tuttavia i pazienti oggi sottoposti a trattamento farmacologico presentano effetti collaterali dovuti alla tossicità delle cure stesse soprattutto in ambito renale e cardiovascolare, oltre alla persistenza di meccanismi patogenetici dell’infezione, quali l’infiammazione cronica, che stanno venendo alla luce dopo l’eliminazione dei vistosi effetti dovuti alla replicazione virale, conseguita grazie alle terapie efficaci.
 
“L’Hiv ha costituito in questi primi 30 anni una piaga che ha influito nella nostra società, nella virologia, nella medicina e nella scienza. Si è trattato di un grande acceleratore di progresso nel campo della ricerca e conoscenza che ha reso possibili, grazie a tecnologie sempre più sofisticate e precise e a farmaci sempre più mirati, di arginare la malattia e di poterla affrontare con la convinzione che si possano migliorare le condizioni di vita dei pazienti infetti, allungandone anche l’aspettativa di vita” ha ricordato ancora Capobianchi.
 
“D’altra parte, l’avanzamento tecnologico e scientifico promosso dalla necessità di fronteggiare l’emergenza HIV ha avuto enormi ricadute in altri campi della scienza e della medicina, promuovendo per la prima volta quello che si può definire un approccio integrato per una risposta globale. Esistono quindi le condizioni scientifiche e cognitive per poter portare avanti la seconda metà del lavoro intrapreso 30 anni fa. Il tutto senza dimenticare che la migliore difesa è la prevenzione che deve restare molto elevata”.
 
La diffusione dell’HIV oggi è molto disomogenea, con una elevata concentrazione in alcune aree del mondo, con punte tra il 20-30%  della popolazione sud-Africana e in genere nel Sud del mondo. Complessivamente sono più di 30 milioni le persone infette al mondo, con una diminuzione, verificatasi negli ultimi anni, del numero dei nuovi casi soprattutto tra i bambini. In Italia la stima delle persone HIV infette nel 2012 è di 140 mila, con una riduzione del 6,7% rispetto agli anni precedenti, anche in forza di una massiccia ed efficace campagna di sensibilizzazione e prevenzione. La maggior causa di trasmissione del virus rimane quella sessuale. Dei nuovi casi di infezione che annualmente si registrano attraverso il sistema di sorveglianza nazionale, circa 10 su 100.000 abitanti si verificano in Lombardia, mentre 8-9 su 100.000 abitanti nel Lazio e in Emilia Romagna. A livello mondiale, ma anche italiano, dal 1995 in poi il numero dei decessi è diminuito, confermando l’efficacia degli approcci terapeutici adottati.
 
Se l’HIV per sua natura è un virus che muta e si adegua all’interno del corpo umano, alternando fasi di latenza a una forte capacità di replicazione, si è comunque oggi conseguito un risultato positivo, consistente nella riduzione della mortalità in ragione dell’accresciuta capacità di cronicizzare l’infezione grazie ad una più tempestiva diagnosi e alla disponibilità di un mix di farmaci in grado di contenere la diffusione del virus nell’organismo.

15 Novembre 2013

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