Antidepressivi. Perché a volte agiscono in ritardo? 

Antidepressivi. Perché a volte agiscono in ritardo? 

Antidepressivi. Perché a volte agiscono in ritardo? 
Un gruppo di ricerca dell’Università di Firenze individua un 'nuovo' meccanismo con cui viene rilasciata la serotonina. Questo processo, ancora da studiare, sembrerebbe contribuire al ritardo nell'effetto terapeutico degli antidepressivi SSRI. La sua comprensione potrebbe aprire prospettive di sviluppo terapeutico. Lo studio su The Journal of General Physiology (JGP).

Un gruppo di ricercatori dell’Università degli Studi di Firenze ha individuato un nuovo meccanismo con cui viene prodotta, all’interno del nostro organismo, la serotonina, un neurotrasmettitore che ha un ruolo importante nella regolazione delle emozioni e del comportamento dell’individuo. Gli studi sono stati pubblicati* su The Journal of General Physiology (JGP) da The Rockefeller University Press.  

In generale, i neurotrasmettitori sono sostanze chimiche che fungono da ‘mediatori’ nel processo di trasmissione delle informazioni – o meglio degli impulsi nervosi – tra i neuroni. Come gli altri neurotrasmettitori, la serotonina viene accumulata in piccoli ‘sacchetti’ chiamati vescicole, situate nell’estremità presinaptica del neurone, ovvero la zona che è la terminazione della cellula nervosa. La serotonina viene poi rilasciata nella sinapsi, la struttura che permette la comunicazione tra cellule nervose e che ne veicola l’informazione: così, la serotonina viene trasmessa da un neurone ad un altro. Un eventuale disequilibrio durante questo preciso processo di passaggio del segnale può contribuire a determinare particolari condizioni biochimiche, tra cui lo sviluppo di depressione. La serotonina, inoltre, risulta essere un importante alleato degli antidepressivi nella lotta contro la malattia: ad esempio, la classe di farmaci chiamati ‘inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina’ (SSRI) aumentano i livelli extracellulari questa sostanza chimica, impedendone la ‘ricaptazione’ da parte dei neuroni (la ricaptazione è quel processo nel quale la sostanza che si trova nello spazio tra le sinapsi viene riassorbita a livello presinaptico, un fenomeno che impedisce il suo corretto passaggio da un neurone all’altro).

Tuttavia, i ricercatori sottolineano che uno dei principali ostacoli nell’utilizzo degli SSRI è il fatto che l’effetto terapeutico si manifesti in ritardo. Un fattore che contribuisce a tale ritardo è probabilmente legato al fenomeno per il quale la trasmissione del neurotrasmettitore tra i neuroni verrebbe soppressa dalla stessa serotonina extracellulare, in un meccanismo chiamato di ‘auto-inibizione’, una sorta di autogol nel quale il processo terapeutico potrebbe essere inizialmente rallentato.
Il gruppo di ricerca dell’Università degli Studi di Firenze ha indagato questo meccanismo, scoprendo che la serotonina che media l'auto-inibizione viene prodotta nello spazio tra le sinapsi mediante un processo che risulta differente da quello con cui viene rilasciata l’altra forma di serotonina, ovvero quella che non prende parte a tale processo. Infatti, la serotonina che prende parte all’autoinibizione non verrebbe rilasciata dalle vescicole nelle estremità dei neuroni (processo indicato dalla freccia rossa nell’immagine), ma potrebbe essere semplicemente diffusa da una parte all’altra della membrana (da quella interna allo spazio extracellulare), attraverso un meccanismo che è ancora da spiegare (freccia blu nell’immagine).
 
Boris Mlinar e i suoi colleghi ritengono che una completa comprensione di questo processo potrebbe fornire informazioni per lo sviluppo di strategie utili per modulare il processo di trasmissione del segnale della serotonina finalizzate a trattare la depressione.  
 
Viola Rita
 

 

Crediti immagine: Adell 2015
 
*Adell, A. 2015. J. Gen. Physiol. doi:10.1085/jgp.201511389 
Mlinar, B., et al. 2015. J. Gen. Physiol. doi:10.1085/jgp.201411330

Viola Rita

31 Marzo 2015

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