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Vaccino Covid e fibrosi cistica. Soddisfazione dei pazienti per inserimento tra le priorità


La Lega Italiana Fibrosi Cistica onlus sottolinea che le persone con fibrosi cistica, trapiantate e in lista di attesa di trapianto sono ‘estremamente vulnerabili’ e perciò ‘prioritarie’ nell’ordine delle categorie di cittadini da vaccinare. “Il prossimo passo sarà facilitare il percorso di accesso alla vaccinazione per la popolazione con fibrosi cistica candidata, lavorando in stretta sinergia con le Istituzioni competenti e con le Regioni per l’uniformità di accesso”.

10 FEB - L’aggiornamento del Piano nazionale vaccini recepisce le nostre indicazioni e considera le persone con fibrosi cistica prioritarie nell’accesso ai vaccini anti-Covid nella fase 2 della campagna vaccinale”..

Così in una nota la Lega Italiana Fibrosi Cistica onlus (Lifc).

“Il Piano Nazionale Vaccini appena aggiornato, sottolinea la Lifc, considera le persone con fibrosi cistica, trapiantate e in lista di attesa di trapianto, come ‘estremamente vulnerabili’ e pertanto ‘prioritarie’ nell’ordine delle categorie di cittadini da vaccinare dopo quelle della fase 1 (operatori sanitari e sociosanitari, personale ed ospiti dei presidi residenziali per anziani, anziani over 80 anni). Ministero della Salute, Commissario per l’Emergenza, Aifa, Iss e Agenas, che hanno curato l’informativa con l’aggiornamento del Piano Nazionale, discussa in Conferenza Stato-Regioni, nel fissare l’ordine di priorità, hanno adottato come criterio quello del maggior rischio di letalità correlato al Covid-19, recependo, nel caso delle persone con fibrosi cistica, le indicazioni della Lega Italiana Fibrosi Cistica”..


L’Associazione di Pazienti infatti, in una nota trasmessa alle Istituzioni, evidenziava la condizione di particolare fragilità delle persone con fibrosi cistica, che se colpite da infezioni virali di tipo respiratorio, soprattutto se gravi come la Sars-CoV-2 corrono il rischio di grave peggioramento delle condizioni cliniche per le caratteristiche stesse della malattia di base. Alla luce di queste informazioni che dimostrano la fragilità̀ delle persone con fibrosi cistica, LIFC chiedeva che fossero inserite come prioritarie nelle categorie di cittadini da vaccinare nella seconda fase della campagna vaccinale.
 
Nel piano si rileva una distinzione tra persone estremamente vulnerabili e persone con aumentato rischio clinico se infettate da Sars-Cov-2. Per estremamente vulnerabili si intendono quei pazienti che, per danno d’organo pre-esistente o in ragione di una compromissione della risposta immunitaria a Sars-CoV-2, hanno un rischio particolarmente elevato di sviluppare forme gravi o letali dai 16 anni di età.
 
Nella seconda categoria rientrano invece quei pazienti affetti da patologie o situazioni di compromissione immunologica che possono aumentare il rischio di sviluppare forme severe di Covid-19 seppur senza quella connotazione di gravità riportata per le persone estremamente vulnerabili.

“Il prossimo passo sarà facilitare il percorso di accesso alla vaccinazione per la popolazione con fibrosi cistica candidata, lavorando in stretta sinergia con le Istituzioni competenti e con le Regioni per l’uniformità di accesso – afferma Gianna Puppo Fornaro, Presidente LIFC – parallelamente dobbiamo garantire la vaccinazione ai caregiver e ai familiari dei pazienti di età inferiore ai 16 anni. In questa fase abbiamo tutelato un’ampia fascia della popolazione con fibrosi cistica, lavoreremo per proteggere quei giovani che per età non possono essere ancora vaccinati”.

L’aggiornamento del Piano, ricorda infine la Federazione, precisa che “le persone estremamente vulnerabili saranno immunizzate con i vaccini a RNA messaggero (BioNTech/Pfizer e Moderna) in quanto non introduce nelle cellule di chi si vaccina il virus vero e proprio, ma solo l’informazione genetica che serve alla cellula per costruire copie della proteina Spike. Se, in un momento successivo, la persona vaccinata entra nuovamente in contatto con il SARS-CoV-2, il suo sistema immunitario riconoscerà il virus e sarà pronto a combatterlo. L’mRNA del vaccino non resta nell’organismo, ma si degrada poco dopo la vaccinazione. Entrambi i vaccini offrono una imponente risposta immunitaria dopo due dosi distanziate di tre o quattro settimane. Sono stati studiati su decine di migliaia di partecipanti con i più rigorosi metodi scientifici”.

10 febbraio 2021
© Riproduzione riservata


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