Asma e BPCO: due diagnosi da mandare in soffitta?

Asma e BPCO: due diagnosi da mandare in soffitta?

Asma e BPCO: due diagnosi da mandare in soffitta?
Un panel di esperti in malattie respiratorie sostiene che le due etichette diagnostiche non siano più sufficienti a rappresentare le condizioni dei pazienti affetti da queste patologie respiratorie croniche. La proposta è di adottare un approccio ispirato alla medicina di precisione, basato non su etichette generiche, ma sulle caratteristiche fenotipiche dei singoli pazienti, sulle quale costruire un progetto di terapia personalizzato.

Abbandonare le etichette diagnostiche di asma e di broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) in quanto anacronistiche e inadatte a descrivere la condizione dei pazienti. Questa la proposta lanciata da Alvar Agusti, insieme ad un panel di esperti internazionali in malattie respiratorie, dalle pagine di European Respiratory Journal.
 
E al di là della proposta iconoclasta, gli pneumologi propongono di adottare un nuovo approccio alla gestione del paziente che prenda le distanze dal categorizzare i pazienti sotto l’ampio ombrello rappresentato dai termini ‘BPCO’ e ‘asma’. Molto meglio, sostengono, adottare una gestione personalizzata che tenga conto delle ‘caratteristiche trattabili’ di ogni singolo paziente.
 
I tassi di ricovero per BPCO sono in continua ascesa e la maggior parte dei pazienti asmatici presenta dei sintomi importanti che condizionano in maniera significativa la loro qualità di vita. Le etichette di BPCO e asma hanno ancora una loro valenza nei soggetti che presentano i sintomi tipici di queste condizioni, ma sono sempre più numerosi i pazienti che non rientrano in queste categorie, quali quelli con asma ad esordio in età adulta, i fumatori asmatici o i pazienti con la sindrome da overlap asma-BPCO.
 
I progressi diagnostici degli ultimi 30 anni hanno messo a disposizione dei medici una serie di strumenti che consentono di inquadrare con precisione la condizione del paziente. In passato la diagnosi si basava solo sui sintomi e sui segni presentati dal paziente. Ieri si poteva contare cioè solo sulle prove di funzionalità respiratoria e di iper-responsività delle vie aeree; oggi la diagnosi si spinge fino all’analisi del microbioma, dei tratti cellulari e molecolari del paziente, analizzati su campioni di sangue e di escreato, senza dimenticare naturalmente la TAC.
 
“La nostra proposta – spiega il professor Agusti – è quella di una medicina di precisione senza etichette, basata sulle caratteristiche trattabili dei pazienti, che categorizzi la complessità clinica e biologica delle malattie delle vie aeree. L’approccio da noi suggerito mira a radicalizzare la gestione clinica e ad avere implicazioni significative sull’organizzazione dei sistema sanitari”.
 
In un editoriale di commento pubblicato sullo stesso numero, il professor Peter Sterk dell’Università di Amsterdam supporta fortemente l’idea della necessità di abbandonare le ‘etichette diagnostiche’. “Viviamo in un’era – scrive Sterk – nella quale abbiamo acquisito nuove conoscenze biologiche e nuovi target di terapia, eppure continuiamo a gestire dei pazienti con etichette diagnostiche. E’ arrivato il momento di fare un passo in avanti e di allontanarci dalle diagnosi storiche, che sono di intralcio alla medicina moderna”.
 
Maria Rita Montebelli

Maria Rita Montebelli

09 Febbraio 2016

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