Autismo. Evidenziata una sincronizzazione cerebrale del tutto “unica”

Autismo. Evidenziata una sincronizzazione cerebrale del tutto “unica”

Autismo. Evidenziata una sincronizzazione cerebrale del tutto “unica”
Oggi, uno studio* su Nature Neurscience mostra, mediante imaging su volontari affetti da autismo, differenze nella connettività cerebrale: i pattern (configurazioni) di questa connettività risultano “unici” tra loro e diversi da quelli degli individui sani. Questa unicità è dovuta alla diversa interazione dell'individuo con l'ambiente? È solo un'ipotesi 

Uno studio scientifico mette in evidenza, mediante imaging cerebrale funzionale su individui affetti da autismo, la presenza di profili di “sincronizzazione” cerebrale che differiscono da quelli degli individui sani. Questi pattern (modelli), che solitamente lavorano insieme e presentano caratteristiche simili, risultano invece idiosincratici nei pazienti con autismo. Lo studio, condotto dal Weizmann Institute, in Israele, e dalla Carnagie Mellon University, negli Stati Uniti, è pubblicato* su Nature Neuroscience. Gli autori del paper sono Avital Hahamy, Marlene Behrmann e Rafael Malach. La ricerca apre prospettive di indagine su tali pattern di sincronizzazione, finalizzate allo studio di metodi che possano avere impatto sulla diagnosi precoce e sul trattamento dei Disturbi dello Spettro Autistico (DSA).

I Disturbi dello Spettro Autistico rappresentano un gruppo di patologie studiate da diversi anni da parte di vari enti in tutto il mondo, e ancora molte questioni sulla comprensione della malattia restano aperte. In precedenza, alcuni studi avevano mostrato una sovra-sincronizzazione di queste regioni cerebrali, mentre altri una diminuzione di questa connettività: entrambi i risultati potrebbero riflettere un principio di funzionamento cerebrale, secondo i ricercatori. Nello studio odierno, gli scienziati mostrano un’idiosincrasia tra i pattern di connettività cerebrale.
 
In questa analisi, i ricercatori hanno effettuato imaging a Risonanza Magnetica Funzionale (fMRI –  functional Magnetic Resonance Imaging) durante il sonno su un ampio numero di soggetti affetti da autismo e su un gruppo di controllo non affetto dalla patologia.
“Gli studi del cervello durante il sonno sono importanti perché si tratta del momento in cui i pattern emergono spontaneamente, permettendoci di vedere in che modo diverse regioni cerebrali si connettono in maniera naturale e sincronizzano la loro attività”, ha spiegato Avital Hahamy, Ph.D. al Neurobiology Department del Weizmann Institute.
 
Il risultato di oggi mostra che, mentre il cervello di persone sane presenta modelli di sincronizzazione sostanzialmente molto simili tra loro, il cervello degli individui con autismo sottoposti al test presenta delle modelli differenti, che risultano “unici” e diversi da un paziente all’altro.
“Identificare profili cerebrali che differiscono dal pattern usuale osservato negli individui sani è essenziale non solo perché permette ai ricercatori di cominciare a comprendere le differenze che hanno luogo nei Disturbi dello Spettro Autistico, ma, in questo caso, apre la possibilità che ci siano molti profili cerebrali alterati che rientrano sotto l’ombrello dell’‘autismo’ o degli ‘autismi’”, ha affermato Marlene Behrmann, Professoressa alla Carnagie Mellon (the George A. and Helen Dunham Cowan Professor of Cognitive Neuroscience) e co-direttore del Center for the Neural Basis of Cognition.
 
Secondo i rivercatori, queste differenze tra gli individui con autismo e gli individui sani potrebbero essere spiegate dal modo in cui gli individui dei due gruppi interagiscono tra loro e comunicano con l’ambiente esterno.
“Fin da un’età giovane, in media, i network cerebrali tipici vengono plasmati dall’intensa interazione con le persone  e i fattori ambientali reciproci”, ha spiegato Hahamy. “Questo genere di esperienze condivise potrebbe condurre alla costituzione di pattern di sincronizzazione nei cervelli nel gruppo di controllo durante il riposo molto simili uno all’altro. È possibile che nel DSA, dato che le interazioni con l’ambiente esterno vengono ‘disturbate’, ognuno sviluppi un'organizzazione dei pattern cerebrali più unica e singolare”.  
I ricercatori accentuano il fatto che questa spiegazione rappresenta soltanto un’ipotesi, molte ulteriori ricerche saranno necessarie per comprendere completamente il tipo di fattori che possono essere responsabili di questa idiosincrasie in tali disturbi. I ricercatori suggeriscono anche che in futuro altre ricerche su come e quando si stabiliscono questi particolari pattern cerebrali potrebbero essere d’aiuto per il futuro sviluppo di metodiche per la diagnosi precoce e il trattamento dei Disturbi dello Spettro Autistico.
 
Viola Rita
 
La ricerca è stata finanziata da Simons Foundation (Autism Research Initiative)

*Avital Hahamy, Marlene Behrmann, Rafael Malach, The idiosyncratic brain: distortion of spontaneous connectivity patterns in autism spectrum disorder, Nature Neuroscience (2015) doi:10.1038/nn.3919

Viola Rita

21 Gennaio 2015

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