Centri di senologia. Riconoscere il ruolo dei Data Manager per migliorare la qualità di cura

Centri di senologia. Riconoscere il ruolo dei Data Manager per migliorare la qualità di cura

Centri di senologia. Riconoscere il ruolo dei Data Manager per migliorare la qualità di cura
Questa la proposta lanciata in un documento da Senonetwork, il network dei centri di senologia italiano, che chiede un riconoscimento istituzionale del lavoro strategico che, di fatto, tanti Data Manager o Coordinatori di Ricerca clinica svolgono in maniera precaria all’interno dei Centri di senologia italiani

Un riconoscimento istituzionale del ruolo del Data Manager o Coordinatore di Ricerca Clinica, figura professionale, con numerose competenze trasversali, il cui ruolo è fondamentale nella conduzione degli studi, nella raccolta e nell’analisi dei dati nei Centri di senologia e in tutto il Pdta delle pazienti, dallo screening alla presa in carico e al successivo follow-up. Ed anche la creazione di un percorso formativo ad hoc.
 
Queste le richieste contenute in un documento stilato da Senonetwork, il network dei centri di senologia italiani, creato per garantire a tutte le donne in Italia pari opportunità di cura.
 
“Il Data Manager (Dm) di senologia è un membro del core team, all’interno del gruppo multidisciplinare e deve lavorare sotto la supervisione di un clinico che fa parte di questo team – si legge nel documento stilato da Senonetwork – la sua presenza è un supporto per i medici negli studi sperimentali e li ‘esonera’ dalle incombenze burocratiche e di raccolta dati consentendo loro e agli operatori sanitari di dedicare maggior tempo alla paziente e al percorso di cura. Il costante monitoraggio dei dati e dell’andamento degli indicatori di qualità per il trattamento del carcinoma mammario permette alle Breast Unit di agire tempestivamente sulle eventuali problematiche rilevate e soprattutto di ottimizzare i tempi tra le varie fasi del percorso terapeutico, rilevando le criticità in un’ottica di miglioramento e il rispetto dei protocolli”.
 
In altri Paesi europei è un un ruolo professionale già riconosciuto, ma in Italia è una figura priva di un formale inquadramento professionale (e dunque di un percorso formativo definito) e di una codifica precisa del ruolo, anche in termini di competenze. Questo nonostante siano numerose le strutture che, da anni, si avvalgono della sua collaborazione e, sul solco delle “Linee di indirizzo sulle modalità organizzative ed assistenziali della rete dei Centri di senologia” approvato dalla Conferenza Stato-Regioni nel dicembre del 2014, alcune Regioni abbiano riconosciuto questa figura e iniziato a delineare il profilo professionale del Dm di Senologia, in conformità anche con i requisiti obbligatori qualificanti una Breast Unit certificata dalla European Society of Breast Cancer Specialists (Eusoma).
 
“Tra i nostri obiettivi primari – ha spiegato Luigi Cataliotti, Presidente di Senonetwork Italia Onlus – c’è quello di verificare la qualità dei percorsi diagnostico-terapeutici e i risultati ottenuti. Per fare questo è fondamentale che vengano registrati tutti i dati relativi a ogni momento del complesso percorso delle pazienti con tumore al seno all’interno del Centro di senologia. Questi dati devono essere raccolti e analizzati così da valutare la qualità di ogni singolo Centro in base a degli indicatori di percorso e di risultato che sono stati ormai definiti anche dal Ministero della Salute. In questa ottica è necessario che vengano utilizzati dei database dedicati e che un esperto della materia, Data Manager, gestisca tutte le informazioni, rilevi le incongruenze in modo che i clinici esperti di riferimento propongano azioni migliorative”.
 
Senonetwork ha quindi costituito un gruppo di lavoro che ha definito in un documento i requisiti formativi e i compiti che un data manager di senologia deve svolgere. “Mi auguro – ha concluso – che si arrivi in breve tempo al riconoscimento del lavoro che di fatto tanti data manager svolgono in maniera precaria all’interno dei nostri centri di senologia. Garantire la qualità della cura significa migliorare i risultati anche in termini di qualità della vita e di sopravvivenza”.

11 Dicembre 2017

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