Chirurgia. Al Campus Bio-Medico di Roma rimosso tumore al rene con intervento mininvasivo

Chirurgia. Al Campus Bio-Medico di Roma rimosso tumore al rene con intervento mininvasivo

Chirurgia. Al Campus Bio-Medico di Roma rimosso tumore al rene con intervento mininvasivo
Ridotte del 90% le perdite di sangue e paziente dimesso in 24 ore. Questo l'esito dell'intervento eseguito da Maurizio Buscarini, responsabile di Urologia del Policlinico universitario, su un paziente di 53 anni con un tumore di tipo PT1A al rene destro. Lanciata per la prima volta nel 2005 in Usa, questa tecnica in Italia è ancora poco diffusa.

Sette minuti di chiusura controllata dell’arteria renale per completare la rimozione di un tumore al rene e suturarne la parte sana, operando attraverso quattro incisioni di meno di un centimetro nella parte lombare della schiena. Risultato? Una perdita di sangue inferiore del 90% rispetto alla media, con il paziente dimesso dopo 24 ore, praticamente i tempi di un day-hospital. Sono i numeri dell’intervento con cui Maurizio Buscarini, responsabile dell’Unità Operativa di Urologia del Policlinico Universitario Campus Bio-Medico, ha rimosso un tumore di tipo PT1A dal rene destro di un paziente di 53 anni. Per realizzarlo, il chirurgo ha utilizzato una particolare tecnica, che in gergo specialistico è detta 'nefrectomia parziale retroperitoneoscopica’. Introdotta negli Stati Uniti nel 2005, nel nostro Paese è ancora poco utilizzata.

"Questo tipo d'intervento – spiega Buscarini – si è reso necessario poiché il paziente era stato operato più volte, per patologie gastriche, con interventi a cielo aperto a livello addominale e, a causa delle aderenze che si erano formate, non era più possibile intervenire passando dall'addome. Per rimuovere questo tipo di tumore con tecnica laparoscopica c’è bisogno di uno spazio adeguato entro il quale poter muovere gli strumenti operatori: nel nostro caso, non potevamo contare su quello naturale, di solito garantito dalla cavità peritonea. Per crearlo, intervenendo dalla parte posteriore, cioè dal dorso del soggetto, abbiamo effettuato un’incisione di poco più di un centimetro in zona lombare, in corrispondenza del rene, inserendo un palloncino dilatatore che ci ha permesso di ‘staccare’ dalla parete lombare tutta la zona circostante il rene, di fatto creando artificialmente la nostra ‘camera di lavoro’, cioè lo spazio entro il quale poter muovere gli strumenti laparoscopici. Questi sono stati fatti passare attraverso tre ulteriori incisioni, del diametro di mezzo centimetro ciascuna".

A differenza dello standard di quest’intervento, il chirurgo ha isolato solo l'arteria renale, lasciando aperta la vena corrispondente, così da limitare al minimo l’ischemia dell'organo e i possibili danni irreversibili alla parte di rene sana. Nonostante questo, la perdita di sangue è risultata di circa 20 millilitri, contro una media di 270 millilitri per gli altri casi operati in Italia, perché la rimozione del tumore è stata completata in tempi ben inferiori alla soglia-limite di 20 minuti riportata in letteratura.

Secondo i dati 2013 dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom), l’Italia è uno dei Paesi con la più alta incidenza di casi di tumore del rene: circa il 4,2% negli uomini e del 2,6% nelle donne, dato in crescita dell’1,5% tra gli uomini e stabile tra le donne. È un tumore tra i più imprevedibili, poiché per lungo tempo può non dare segnali, per poi irrompere in modo rapido e devastante. Nonostante la crescita dei casi negli ultimi anni, comunque, è in aumento anche la speranza di vita a cinque anni.

24 Gennaio 2014

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