Chirurgia cardiaca. Sempre più diffusi gli interventi sugli ultraottantenni

Chirurgia cardiaca. Sempre più diffusi gli interventi sugli ultraottantenni

Chirurgia cardiaca. Sempre più diffusi gli interventi sugli ultraottantenni
Il continuo progresso della tecnologia consente oggi di intervenire chirurgicamente anche in pazienti ultra ottantenni, in passato considerati candidati marginali alla chirurgia cardiaca. Ed oggi proprio questa tipologia di pazienti costituisce la maggioranza dei pazienti operati. Il dato ricordato in un convegno in occasione dei primi 50 anni della Società italiana di chirurgia cardiaca.

La Società Italiana di Chirurgia Cardiaca (Sicch) compie cinquant’anni. Per il presidente Francesco Musumeci siamo davanti a "mezzo secolo di progressi continui confermati dai dati. Si è passati da poche migliaia di interventi a circa 50.000 ogni anno con un tasso di mortalità che si è progressivamente ridotto nonostante oggi vengano sottoposti ad intervento al cuore pazienti sempre più anziani e con un rischio più alto per la presenza di patologie associate".


 


"Il continuo progresso della tecnologia – ha detto ancora – consente oggi di intervenire chirurgicamente anche in pazienti ultra ottantenni, in passato considerati candidati marginali alla chirurgia cardiaca. Ed oggi proprio  questa tipologia di pazienti costituisce la maggioranza dei pazienti operati. Tutto questo è stato possibile per una continua evoluzione e un continuo miglioramento delle tecniche chirurgiche e delle tecniche di gestione intra e peri -operatoria dei pazienti. Adesso gli ultraottantenni possano affrontare questo tipo di intervento con un rischio operatorio contenuto che non supera nella grande maggioranza dei casi il 5%, e questo nonostante la complessità clinica di questi pazienti. L’evoluzione tecnologica ha consentito inoltre di mettere a punto tecniche sempre meno invasive e quindi meno traumatiche".

"Oggi  – prosegue Musumeci – si guarda con grande interesse all’utilizzo delle tecniche trans-catetere, che permettono di intervenire senza aprire il torace e senza la necessita della circolazione extra-corporea, garantendo così un recupero molto più rapido dopo l’intervento chirurgico. In questi cinquanta anni abbiamo assistito anche ad un cambiamento nell’ epidemiologia delle patologie  che richiedono un intervento sul cuore. Negli anni passati il 60-70% dei pazienti adulti che andavano incontro ad un intervento cardiochirurgico erano affetti da patologia coronarica, e l’intervento prevalente era quindi il by pass aorto-coronarico. Oggi, con l’aumento dell’età media della popolazione assistiamo ad un aumento delle patologie valvolari la cui incidenza aumenta proprio con l’ aumentare dell’età. Questo ha portato ad un aumento progressivo degli interventi sulle valvole cardiache che oggi rappresentano più del 60% degli interventi in tutte le cardiochirurgieitaliane".

"L’operare pazienti sempre più anziani – conclude Musumeci – ha portato i cardiochirurghi italiani a confrontarsi quotidianamente con la necessità di effettuare una stima del rischio chirurgico individuale sempre più precisa ed obiettiva, anche al fine di poter fornire al paziente anziano una informazione sempre più corretta e puntuale. Per questo si è fatta sempre più stretta la collaborazione tra i cardiochirurghi e le agenzie governative deputate alla valutazione degli esiti degli interventi di cardiochirurgia. Con la tecnologia che oggi abbiamo a disposizione e con una valutazione attenta del rischio chirurgico dei pazienti, oggi possiamo  ottimizzare e ‘targettizzare’ con sempre maggiore precisione le strategia di trattamento verso questa fascia di popolazione così delicata".

24 Novembre 2017

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