Coronavirus. L’isolamento e il tracciamento dei contatti sono misure necessarie ma non sufficienti. Lo studio di The Lancet

Coronavirus. L’isolamento e il tracciamento dei contatti sono misure necessarie ma non sufficienti. Lo studio di The Lancet

Coronavirus. L’isolamento e il tracciamento dei contatti sono misure necessarie ma non sufficienti. Lo studio di The Lancet
Diagnosi precoce ed isolamento sono le armi a nostra disposizione per isolare i focolai e rallentare la corsa del virus. Si tratta sicuramente di misure necessarie, ma probabilmente non sufficienti a contenere il focolaio nei prossimi mesi. Lo suggeriscono i risultati di uno studio pubblicato il 28 febbraio sulla rivista The Lancet. LO STUDIO

 

Nelle ultime ore (e probabilmente succederà anche nelle prossime), si è molto discusso delle misure prese dal governo per limitare la diffusione del coronavirus in Italia. La chiusura delle scuole, in particolare, ha generato molta polemica, ma le misure igieniche raccomandate e la precauzione di mantenere almeno un metro di distanza tra le persone ha messo tutti d’accordo. Anche perché probabilmente, l’isolamento dei pazienti e il contact tracing, che sono le prime cose da fare in caso di focolai di malattie infettive, non saranno sufficienti. Lo mostra uno studio pubblicato il 28 febbraio su The Lancet.

I ricercatori del Centre for the Mathematical Modelling of Infectious Diseases della London School of Hygiene & Tropical Medicine, hanno elaborato un modello di trasmissione stocastica, che permette quantificare la potenziale efficacia del tracciamento di contatti e dell'isolamento dei casi nel controllo di un patogeno come SARS-CoV-2.
 
Nel modello sono state prese in esame diverse variabili: il numero di casi iniziali, il tasso netto di riproduzione del virus, quindi il numero di infezioni secondarie a partire dalla trasmissione da un singolo individuo, il lasso di tempo trascorso tra l’insorgenza dei primi sintomi all’isolamento, la possibilità di rintracciare i contatti dei pazienti e la percentuale di trasmissioni da persone pre-sintomatiche. Il controllo del focolaio, nell’articolo, consiste, nelle simulazioni dello studio, nel riuscire a interrompere la trasmissione del virus in 12 settimane dall’inizio della diffusione, o comunque prima di raggiungere i 5.000 casi.
 
Teniamo presente che il primo caso di trasmissione secondaria in Italia si è verificato il 18 febbraio (quindi 16 giorni fa, poco più di due settimane) e che ora sono stati registrati 3.089 casi totali, con 2.706 persone sono attualmente positive al virus (alle 18 del 4 marzo). Quindi l’articolo risponde alla domanda: prima che questo numero raddoppi o comunque entro metà maggio, sarà possibile bloccare la trasmissione del virus grazie a isolamento e contact tracing?

Il tasso netto di riproduzione del virus calcolato per COVID-19 è tra 2 e 3. In questo caso, secondo il modello, sarebbe necessario rintracciare più del 70% dei contatti dei pazienti per controllare il focolaio. Una trasmissione pre-sintomatica o asintomatica renderebbe il controllo ancora più difficile. Non si sa però se il nuovo coronavirus possa essere trasmesso dai pazienti prima che questi manifestino sintomi. Secondo il CDC non è comunque il meccanismo principale di trasmissione e l’Oms considera improbabile la trasmissione da casi asintomatici.
 
In caso contrario le misure di isolamento dei casi e il contact tracing sarebbero molto meno efficaci. Viene riportato l’esempio della Sars, che è stata infine controllata attraverso isolamento e il tracciamento di contatti proprio perché la trasmissione avveniva principalmente dopo l’insorgenza dei sintomi.

Sempre considerando un tasso netto di riproduzione del 2.5, l’isolamento dell’80% delle persone che sono entrate in contatto con il paziente permetterebbe di controllare il 90% dei focolai, secondo gli autori. Un altro parametro fondamentale è il tempo che intercorre tra l’insorgenza dei sintomi e l’isolamento. Pur con l’isolamento dell’80% dei contatti la probabilità di controllare il focolaio scende, nel modello, dall’89% al 31% se questo isolamento avviene in ritardo (quindi circa 8 giorni dopo i primi sintomi).

Le misure sembrano efficaci, se si riescono a rintracciare moltissimi contatti e si interviene tempestivamente sui pazienti. Il problema è che nella pratica reale non è possibile agire su un numero di persone così ampio. C’è un limite al numero dei casi che può essere rintracciato, che varia da paese a paese e i costi associati al numero di test che sarebbero necessari potrebbero essere proibitivi. È dunque molto importante intervenire tempestivamente ed efficacemente, all’inizio del focolaio, quando il numero di casi è basso e per i singoli individui seguire le norme igieniche consigliate dall’Oms e dal Ministero della salute.
 
C.d.F.

C.d.F

05 Marzo 2020

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