Decesso di un familiare aumenta il rischio di mortalità per insufficienza cardiaca

Decesso di un familiare aumenta il rischio di mortalità per insufficienza cardiaca

Decesso di un familiare aumenta il rischio di mortalità per insufficienza cardiaca
I pazienti con insufficienza cardiaca, che hanno subito un lutto per la perdita di un familiare stretto, presentano un maggior rischio di morire, soprattutto se l'evento cardiovascolare si verifica nella prima settimana dal decesso della persona cara.  È la conclusione di uno studio coordinato da Hua Chen, del Karolinska Institutet di Stoccolma.

L’insufficienza cardiaca colpisce più di 64 milioni di persone nel mondo. Studi precedenti hanno suggerito che la depressione, l’ansia e uno scarso supporto sociale siano associati a una cattiva prognosi nei pazienti colpiti da insufficienza cardiaca. 

Per approfondire il rapporto tra il verificarsi di un lutto e il manifestarsi di un episodio mortale di insufficienza cardiaca,un team del Karolinska Institutet di Stoccolma – coordinato da Hua Chen – ha analizzato quasi 500mila pazienti dallo Swedish Heart Failure Registry, raccogliendo anche informazioni su data e causa di morte di familiari stretti: figli, partner, nipoti, fratelli, sorelle e genitori.

Un totale di 58.949 partecipanti è stato colpito da un lutto in 3,7 anni di follow-up. In particolare, l’associazione tra lutto ed aumento della mortalità per insufficienza cardiaca è stata osservata dopo la morte di un figlio, con un aumento del 10% del rischio, del partner, con un 20% in più, di un nipote, del 5% in più, o di un fratello/sorella, con un 13% di aumento, ma non dopo la morte di un genitore.

Inoltre, il rischio di morire di insufficienza cardiaca dopo la perdita di qualsiasi familiare era maggiore nella prima settimana del lutto, con un aumento del 78%, soprattutto per la morte di un figlio, il 31%, o del partner, del 113% in più; ed era anche più alta in caso di doppiaperdita, del 35%, rispetto a un decesso, il 28% in più.

Gli autori ipotizzano che il lutto può attivare l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, un importante sistema neuroendocrino che regola lo stress e la risposta alle emozioni, o che può scatenare il sistema renina-angiotensina-aldosterone e il sistema nervoso, entrambi tra le principali caratteristiche della risposta neuroendocrina nell’insufficienza cardiaca.

Fonte: JACC 2022 

08 Luglio 2022

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