Depressione: pubblicate le nuove linee guida USA sullo screening

Depressione: pubblicate le nuove linee guida USA sullo screening

Depressione: pubblicate le nuove linee guida USA sullo screening
L’edizione 2016 delle linee guida redatte dall’USPSTF danno grande risalto alla depressione in gravidanza e nel post-partum, ‘ufficializzando’ e dando adeguato risalto ad un problema che nonostante arrivi ad interessare una neo-mamma su 7 è ancora troppo spesso sottovalutato. Le nuove linee guida suggeriscono gli strumenti di screening più adeguati per le diverse fasce d’età

La depressione post-partum e durante la gravidanza escono allo scoperto. E’ infatti la prima volta che un panel di esperti americani, quello della US Preventive Services Task Force (USPSTF), mette nero su bianco la raccomandazione di ricercare i sintomi della depressione anche nelle donne incinte e nel periodo successivo al parto, come si legge nell’edizione 2016 delle linee guida sullo ‘Screening per depressione negli adulti’.
 
Il documento, appena pubblicato su Jama, ha tenuto conto delle prove sempre più consistenti che i problemi psichiatrici delle neo-mamme sono molto più frequenti di quanto comunemente ritenuto. E non solo. E’ ormai chiaro che molti dei casi di cosiddetta depressione ‘post-partum’ avevano già dato chiari segni di sé anche durante i mesi della gravidanza. Ed è evidente come, lasciare a se stessa la depressione possa portare nocumento sia alla madre che al neonato.
 
E’ la vera novità della nuova edizione di queste linee guida; la precedente del 2009, infatti, non menzionava neppure la depressione post-partum, una condizione che secondo gli esperti arriva ad interessare fino ad una donna su sette.
 
Le linee guida non danno indicazioni precise su quale medico debba occuparsi dello screening della depressione nelle neo-mamme; i pediatri continuano a occuparsi dei bambini; i ginecologi perdono rapidamente di vista le donne dopo il parto. Ma qualcuno dovrà comunque occuparsene, magari anche il medico di famiglia, utilizzando uno strumento collaudato e validato come la Edinburgh Postnatal Depression Scale; 10 semplici domande a risposta chiusa (es. negli ultimi 7 giorni ti è capitato di ridere e di vedere l’aspetto comico delle cose? a) si, come al solito; b) non proprio come prima; c) non tantissimo ora; d) proprio per niente) che arrivano a costruire un punteggio massimo di 30 punti; al di sotto di 10 la donna viene considerata come ‘possibile depressa’ e andrebbe indirizzata da uno specialista.
 
Secondo gli esperti, uno dei trattamenti più efficaci nelle neo-mamme è la terapia cognitivo-comportamentale; in alcuni casi è possibile ricorrere a farmaci antidepressivi, con tutte le precauzioni da riservare alle terapie assunte in gravidanza o nel periodo dell’allattamento.
 
Quel che è certo, sottolineano gli esperti, è che lo screening per depressione non è pericoloso per le donne e che comunicare una sospetta diagnosi di depressione con un linguaggio appropriato e con le dovute maniere mette al riparo anche dal rischio di spaventare o angosciare la donna e di prevenire lo stigma associato all’etichetta ‘depressione’.
 
Il New York Times ricorda che negli USA l’unico Stato che prevede lo screening è il New Jersey, dove però i risultati ottenuti non sono incoraggianti perché sono disponibili poche opzioni di trattamento e perché sebbene a ginecologi e pediatri venga richiesto di fare il training per lo screening per la depressione, non vengono poi pagati per farlo. Un’altra dozzina di Stati americani hanno leggi che ‘incoraggiano’ la pratica dello screening, dell’educazione e del trattamento e il Sindaco di New York, Bill de Blasio, ha di recente annunciato l’obiettivo di mettere in atto unoscreening universale per le donne incinte e nel post-partum, come parte della normale assistenza.
 
La depressione – ricordano gli esperti dell’USPSTF – è una delle prime cause di disabilità tra le persone dai 15 anni in su; colpisce singole persone, famiglie intere, il mondo degli affari, la società ed è una causa comune di visite dal medico di famiglia. Come visto, per la prima volta viene riconosciuto che la depressione è una condizione di frequente riscontro anche durante la gravidanza e nel post partum, che può avere importanti ricadute sulla salute della madre e naturalmente del figlio.
 
Il panel di esperti, nel rivedere la letteratura scientifica, ha rintracciato convincenti evidenze che lo screening possa consentire un’accurata individuazione del problema negli adulti (comprese donne in gravidanza e nel post-partum) in un contesto di cure primarie.
Il trattamento con antidepressivi e psicoterapia secondo le linee guida migliora gli esiti clinici. Lo screening  degli adulti per depressione invece come visto non espone ad alcun rischio.
 
Gli strumenti da utilizzare per loscreening, oltre alla già citata Edinburgh Postnatal Depression Scale (EPDS) in gravidanza e nel post-partum, sono il Patient Health Questionnaire (PHQ) e le varie declinazioni delle Hospital Anxiety and Depression Scales negli adulti. Il Geriatric Depression Scale è lo strumento da preferire invece negli anziani.
 
Sulla tempistica dello screening non vengono date indicazioni precise. Di certo, secondo gli esperti, tutti gli adulti (oltre alle donne in gravidanza e nell’immediato post-partum) dovrebbero essere sottoposti almeno una volta nella vita alloscreening per depressione;  non è possibile invece dare indicazioni specifiche sull’intervallo di tempo ideale tra uno screening e l’altro.
 
Per quanto concerne i trattamenti, l’USPSTF rileva che gli antidepressivi di seconda generazione (in particolare gli inibitori selettivi del reuptake della serotonina, SSRI) possono associarsi ad un piccolo rischio di aumentato comportamento suicidario  negli adulti dai 18 ai 29 anni e di emorragie del tratto gastrointestinale, negli over-70.
 
La depressione è un problema di grande rilevanza e prevalenza a livello di popolazione generale; non conviene a nessuno girarsi dall’altra parte e fingere di ignorarlo, perché tanto i conti li presenta sempre, sia a livello umano, che economico in senso stretto.
Negli USA la spesa per i soli trattamenti antidepressivi nel 2009 è stata di 22,8 miliardi di dollari, mentre i costi per perdita di produttività, calcolati nel 2011, ammontano a 23 miliardi di dollari.
 
Maria Rita Montebelli

Maria Rita Montebelli

29 Gennaio 2016

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