Ecco la fotografia del cervello con dipendenza da internet

Ecco la fotografia del cervello con dipendenza da internet

Ecco la fotografia del cervello con dipendenza da internet
Gli smartphone e internet creano dipendenza. E adesso ci sono anche le prove, anzi la ‘fotografia’ della cyber-dipendenza: il cervello dei ragazzi dipendenti presenta un eccesso del neurotrasmettitore inibitorio GABA in un’area particolare del cervello. Lo dimostra uno studio presentato in questi giorni a Chicago, al mega-congresso della Radiological Society of North America (RSNA), che riunisce oltre 60 mila radiologi da tutto il mondo.

Secondo una recente indagine del Pew Research Center, il 46% degli americani afferma di non poter vivere senza cellulare. Unaboutade evidentemente, ma di certo – ed è sotto gli occhi di tutti, in autobus come al ristorante – la gente vive sempre più con gli occhi incollati sul cellulare o sul tablet, per leggere le news, per chattare sui social, per giocare o per mille altre motivi. A volte per libero arbitrio. Sempre più spesso per dipendenza vera e propria.
 
A preoccupare sono soprattutto le nuove generazioni che ormai, anche per interagire tra amici, ricorrono al cellulare o al computer. E da tempo psicologi e specialisti in vari campi hanno cominciato a chiedersi se tutto ciò sia fisiologico o non comporti per caso qualche scompenso.
 
Di fronte alla sterminata platea del congresso del congresso della Radiological Society of North America, una risposta, anche se preliminare, è arrivata. E non è affatto tranquillizzante.
 
Uno studio condotto presso la neuroradiologia dell’Università di Seul (Corea del Sud), effettuato utilizzando la spettroscopia con tecnica di risonanza magnetica (MRS) – in pratica una risonanza magnetica in grado di misurare la composizione chimica del cervello –  ha dimostrato che il cervello dei soggetti con cyber-dipendenza (da internet o da smartphone) è diverso da quello dagli altri ragazzi.
 
Lo studio ha valutato 19 quindicenni (9 dei quali maschi), con diagnosi di dipendenza da internet o da smartphone, confrontandoli con altrettanti coetanei ‘sani’. Come parte dello studio, 12 dei ragazzi con dipendenza da internet sono stati sottoposti ad un ciclo di terapia cognitivo-comportamentale modificata ad hoc per questa dipendenza.
 
Per misurare la gravità della dipendenza, i ricercatori coreani hanno utilizzato dei test standardizzati, con domande focalizzate su come e quanto internet e lo smartphone influenzassero le attività della vita quotidiana, la vita sociale del ragazzo, la sua produttività, i pattern di sonno e i suoi sentimenti. I ragazzi inclusi nello studio avevano tutti un punteggio molto elevato (indice di maggior gravità) nei campi della depressione, dell’ansia, dell’insonnia e dell’impulsività.
 
Tutti, sia i pazienti che i controlli sono stati sottoposti ad una prima spettroscopia con tecnica di risonanza magnetica (MRS) per misurare i livelli di GABA (acido gamma aminoburrico, un neurotrasmettitore cerebrale che rallenta o inibisce i segnali cerebrali) e di glutamato-glutamina (Glx, un neurotrasmettitore eccitatorio); i ragazzi con dipendenza sono stati nuovamente sottoposti al test MRS al termine del ciclo di psico-terapia.
 
Era già noto da studi precedenti che il GABA è coinvolto nel controllo visivo e motorio, nella regolazione di varie funzioni cerebrali e nell’ansia. Nel lavoro presentato a Chicago, la MRS ha rivelato che il rapporto GABA/Glx risulta significativamente aumentato nella corteccia del giro cingolato anteriore nei soggetti con dipendenza da internet/smartphone, rispetto ai controlli sani e prima dell’intervento psicoterapeutico; la buona notizia è che la terapia cognitivo-comportamentale è riuscita in gran parte a normalizzare le alterazioni chimiche del cervello di questi ragazzi .
 
E’ ancora presto per stabilire con certezza le ricadute cliniche di questo dato neuro-funzionale, ma il dottor Hyung Suk Seo, autore dello studio e professore di neuroradiologia presso la Korea University di Seoul, ritiene che l’aumentata concentrazione di GABA nel giro cingolato anteriore in questi ragazzi con dipendenza da internet/smartphone possa interferire con l’integrazione e la regolazione del processamento del network neurale emotivo e cognitivo. Un dato preoccupante che si aggiunge ai risultati di recenti ricerche che suggeriscono che la dipendenza da internet aumenti i sintomi depressivi e stimoli l’ideazione suicidaria.
 
Un risultato dunque importante, quello dello studio coreano, che apre nuove prospettive per il trattamento di queste dipendenze del terzo millennio.
 
Maria Rita Montebelli

Maria Rita Montebelli

30 Novembre 2017

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