Farmaci anti-vegf. Non c’è costo-efficacia nell’edema maculare diabetico

Farmaci anti-vegf. Non c’è costo-efficacia nell’edema maculare diabetico

Farmaci anti-vegf. Non c’è costo-efficacia nell’edema maculare diabetico
Secondo i risultati di uno studio pubblicato su JAMA Ophthalmolology, per l'edema maculare diabetico, i farmaci anti-VEGF aflibercept e ranibizumab, rispetto al bevacizumab, non rappresenterebbero un'opzione costo-efficacia, a meno che i loro prezzi non diminuiscano sostanzialmente.

(Reuters Health) – Per l'edema maculare diabetico (DME), i farmaci anti-VEGF aflibercept e ranibizumab non rappresentano un'opzione costo-efficacia rispetto al bevacizumab, a meno che i loro prezzi non diminuiscano sostanzialmente. Questa la conclusione di un recente studio clinico randomizzato di confronto tra gli agenti anti-VEGF condotto sui pazienti con diminuzione della vista a causa del DME.
 
Secondo i risultati dello studio chi ha assunto aflibercept (2,0 mg) ha raggiunto risultati visivi migliori rispetto a chi è stato trattato con bevacizumab (1,25 mg) o ranibizumab (0,3 mg). Peggiori erano le condizioni di partenza dei partecipanti, maggiore è stato il beneficio con aflibercept, hanno commentato Adam Glassman del Centro Jaeb for Health Research a Tampa, in Florida, e i colleghi del Clinical Research Network sulla retinopatia diabetica.
"Tuttavia aflibercept e ranibizumab sono, rispettivamente, circa 31 e 20 volte più costosi di bevacizumab", si legge su JAMA Ophthalmolology.
 
Lo studio
Per valutare il valore di prescrivere gli agenti più costosi per la DME, il team ha calcolato i rapporti di costo-efficacia incrementale (ICER) di ogni agente per determinare l'impatto economico in un anno ma anche per creare una proiezione economica basata su dieci anni di trattamento.
Lo studio ha incluso 624 partecipanti: 209 nel gruppo aflibercept, 207 nel gruppo bevacizumab e 208 nel gruppo ranibizumab. Tra i risultati delle analisi, il team ha scoperto che per tutti i partecipanti durante l'anno di follow-up gli ICER di aflibercept e ranibizumab erano di 1.110.000 e 1.730.000 dollari rispettivamente per QALY (quality-adjusted life-year) rispetto al bevacizumab.
Per 10 anni di trattamento, gli ICER erano rispettivamente 349 mila e 603 mila dollari per QALY per afibercept e ranibizumab, e per il sottogruppo con le condizioni più gravi erano 287 mila e 817 mila per QALY.
Dunque, i costi di trattamento con aflibercept e ranibizumab dovrebbero diminuire del 69% e 80%, rispettivamente, per raggiungere una soglia di costo-efficacia di 100 mila dollari per QALY rispetto a bevacizumab in 10 anni e del 62 e 84% nei casi più gravi.
 
I commenti
"Negli Stati Uniti aflibercept costa circa 1.850 dollari, bevacizumab circa 60 e ranibizumab circa 1.170 dollari, per i pazienti con una vista di partenza relativamente buona per i quali gli studi hanno evidenziato risultati positivi con tutte le tre molecole", ha detto Glassman . "Nei casi gravi, invece, aflibercept ha avuto risultati migliori ad un anno rispetto sia al bevacizumab che al ranibizumab, e risultati migliori a due anni rispetto al bevacizumab", ha continuato. "Tuttavia dato che, in media, i pazienti riceveranno 9/10 iniezioni nel primo anno e 5 nel secondo, né aflibercept né ranibizumab sono considerati convenienti rispetto a al bevacizumab a meno che i loro prezzi non diminuiscano sostanzialmente."

Secondo Richard B. Rosen della New York Eye and Ear Infirmary of Mount Sinai Icahn School of Medicine: "I risultati dello studio sottolineano che il bevacizumab funziona bene, e non ci sono dati schiaccianti sulla superiorità degli anti-VEGF".
"Clinicamente, si parte con l'agente meno costoso", ha detto. "Io uso farmaci costosi con giudizio; è certamente una grande sfida quella di garantire al paziente il miglior trattamento sostenibile per il sistema".
Lo studio è stato finanziato dal National Institutes of Health. Glassman e altri due autori dello studio hanno riferito di aver ricevuto sovvenzioni durante lo svolgimento dello studio.
 
Fonte: JAMA Ophthalmolology 2016
 
Marilynn Larkin
 
(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)  

Marilynn Larkin

20 Giugno 2016

© Riproduzione riservata

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