Gli antiacidi aumentano del 50% il rischio di recidive di infezione da Clostridium difficile

Gli antiacidi aumentano del 50% il rischio di recidive di infezione da Clostridium difficile

Gli antiacidi aumentano del 50% il rischio di recidive di infezione da Clostridium difficile
Sono le conclusioni alle quali è giunta una robusta metanalisi, riguardante studi osservazionali. Risultati questi che, in attesa di uno studio caso-controllo ad hoc (e forse i tempi per organizzarlo sono ormai maturi) suggeriscono di evitare la somministrazione di inibitori di pompa protonica e di H2-antagonisti ai pazienti con infezione da Clostridium difficile in atto o recente

L’impiego di antiacidi (sia inibitori di pompa protonica che gli H2-antagonisti come la ranitidina) aumenta il rischio di una prima infezione da Clostridium difficile. Non è noto invece il loro ruolo sul rischio di recidive. Per rispondere a questa domanda un gruppo di ricercatori californiani (Raseen Tariq della Divisione di gastroenterologia ed epatologia della Mayo Clinic (Rochester, Minnesota, USA), Arjun Gupta Divisione di Malattie Intettive della Mayo Clinic insieme a Siddharth Singh, Divisione di gastroenterologia ed epatologia della University of California, San Diego (USA)   ha condotto una revisione sistematica della letteratura e una metanalisi, attingendo a quanto presente su MEDLINE, EMBASE, Cochrane Central Register, Cochrane Database e Web Science dal gennaio 1995 al settembre 2015.
 
Per lo studio pubblicato su JAMA sono stati inclusi 16 studi osservazionali per un totale di oltre 7.700 pazienti con infezione da Clostridium difficile. Di questi, 1.525 (cioè circa 1 su 5) hanno presentato una recidiva di infezione da Cl. Difficile. Il tasso in recidiva nei soggetti trattati con anti-acidi è risultato pari al 22,1%, contro il 17,3% di chi non assumeva queste terapie. Anche le analisi effettuate sui sottogruppi, dopo gli aggiustamenti per età ed eventuali fattori di confusione, hanno confermato l’aumentato rischio di recidiva indotto dagli anti-acidi.
 
Questa metanalisi di studi osservazionali – concludono gli autori – suggerisce dunque che i pazienti in terapia con anti-acidi potrebbero essere ad aumentato rischio di recidiva. Sebbene questi risultati siano relativi a studi osservazionali e vadano dunque presi con riserva, potrebbe essere ragionevole ripensare l’impiego di antiacidi, farmaci  peraltro spesso prescritti senza una reale ragione, nei soggetti che abbiamo avuto una colite da Clostridium difficile.
 
La colite da Clostridium difficile è la più comune causa di diarrea acquisita in ospedale, i suoi tassi sono in costante aumento e così la mortalità ad essa correlata. Fino al 40% dei pazienti con questa infezione appartengono alla categoria di quelli a basso rischio; il che ha fatto pensare all’esistenza di nuovi fattori di rischio precedentemente non considerati. Tra questi l’impiego di anti-acidi, la presenza di condizioni comorbili sistemiche e la presenza di C. difficile nel cibo e nell’acqua e lo stretto contatto con pazienti affetti da Clostridium difficile in comunità.
 
Maria Rita Montebelli

Maria Rita Montebelli

31 Marzo 2017

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