Gran Bretagna. La Corte Suprema impone all’NHS di finanziare la profilassi anti-HIV. A rischio i fondi per una serie di terapie innovative e ‘cambia-vita’

Gran Bretagna. La Corte Suprema impone all’NHS di finanziare la profilassi anti-HIV. A rischio i fondi per una serie di terapie innovative e ‘cambia-vita’

Gran Bretagna. La Corte Suprema impone all’NHS di finanziare la profilassi anti-HIV. A rischio i fondi per una serie di terapie innovative e ‘cambia-vita’
La High Court inglese impone all’NHS di finanziare la profilassi anti-HIV per tutta la comunità gay, ma le autorità sanitarie fanno notare che in questo modo non ci saranno fondi sufficienti per coprire una serie di terapie innovative, dalla fibrosi cistica, alle staminali per rari tumori del sangue, per non parlare di protesi d’arto e di impianti cocleari per i bambini con problemi dell’udito. 

E’ la solita storia della coperta corta: se la tiri troppo da una parte, qualcuno resta scoperto. Il che applicato all’ambito della sanità porta ad assumere risvolti grotteschi quando non drammatici.
 
La denuncia questa volta arriva dalle pagine del quotidiano inglese ‘The Times’ che allerta sul fatto che se, come sembra, il National Health Service (NHS) britannico dovesse fornire a tutti i maschi gay un trattamento quotidiano per prevenire le infezioni da HIV – operazione dal costo di 20 milioni di sterline l’anno – una serie di pazienti verranno privati, per mancanza di fondi, di cure essenziali e innovative. A cominciare dai bambini affetti da fibrosi cistica – tuona il quotidiano inglese – che si vedranno negare dallo stato le cure che consentono loro di respirare.
 
A prendere questa decisione scomoda e impopolare in realtà non sono state le autorità sanitarie inglesi ma la Corte Suprema (High Court) che ha dato disposizioni in tal senso.
 
E a farne le spese saranno, oltre ai farmaci per la fibrosi cistica, altre otto categorie di trattamenti che vanno dai trapianti di staminali per un raro tumore del sangue, alle protesi di gamba per gli amputati. Spendere 5.000 sterline l’anno per fornire ad ogni persona a rischio un paracadute anti-HIV insomma, priverà almeno 9 categorie di pazienti delle cure. E il servizio sanitario inglese intende fare appello contro questa decisione problematica.
Naturalmente non si è fatta attendere a lungo la reazione degli attivisti anti-HIV, che accusano l’NHS di voler mettere i pazienti gli uni contro gli altri.
 
In realtà l’NHS non si oppone all’idea della profilassi pre-esposizione (PrEP), visto che questa pratica abbatte il rischio di infezione da HIV del 90% circa ed è ritenuta dotata di una ragionevole costo-efficacia (il costo di un trattamento a vita per l’infezione da HIV ammonta a 360.000 sterline e la profilassi può potenzialmente prevenire migliaia di infezioni). La posizione delle autorità sanitarie inglesi è che i fondi per coprire la profilassi dovrebbero venire dai budget sanitari locali e non da quello nazionale. Ma la Corte Suprema, come visto, ha disposto diversamente.
 
E adesso, tra un ricorso e l’altro, bisognerà fare i conti con la famosa coperta troppo corta. Tra i trattamenti a rischio sacrificio sull’altare della profilassi anti-HIV c’è l’ivacaftor, un farmaco mirato ad un gene ‘fallato’ nei bambini con fibrosi cistica (costo della terapia: 182.625 sterline l’anno), che consente di ridurre l’accumulo di secrezioni polmonari che impedisce loro di respirare. Stessa sorte per un farmaco che previene l’iposodiemia nei pazienti sottoposti a chemioterapia, un trattamento per la narcolessia infantile e gli impianti cocleari per i bimbi con problemi dell’udito.
 
I giochi sono ancora tutti aperti; da una parte le pressioni politiche e di una serie di vip perché la profilassi anti-HIV venga resa disponibile il più presto possibile e a spese dell’NHS; dall’altra le istanze delle famiglie dei bambini e degli altri pazienti che rischiano di vedersi non rimborsate delle terapie life-changing.
 
E mentre i vertici della British Pharmaceutical Industry si lanciano in profezie da Cassandra sull’ulteriore accumulo di ritardi per l’approvazione di una serie di terapie innovative, anche in campo oncologico, che farà seguito a questa distrazione forzosa di fondi dell’NHS per finanziare la profilassi anti-HIV, c’è già chi invoca una rinegoziazione del prezzo del Truvada (Gilead), il farmaco pietra-dello-scandalo.
 
Insomma, nessuno mette in discussione il valore della profilassi anti-HIV, ma le preoccupazioni su come far quadrare i conti di un servizio sanitario sempre più allo stremo, senza discriminare alcuna categoria di pazienti e il rifiuto dell’ingerenza dei giudici in questioni di pertinenza medica si impongono indubbiamente come elementi di riflessione e di preoccupazione (e non solo all’estero).
 
“Una diagnosi di infezione da HIV – è il commento di un editoriale sul Times – non è più una sentenza di morte, ma una sentenza di vita”, nel senso che i 100 mila inglesi che convivono con questo virus devono combattere ogni giorno con la paura dell’infezione, sottoporsi a controlli senza fine e gestire l’impatto psicologico dello stigma sociale. La profilassi potrebbe risparmiare a quasi tutte le persone a rischio questi drammi esistenziali, al costo di 400 sterline al mese, che pochissimi però potrebbero pagare di tasca propria. E mentre si continua a riflettere sul da farsi, in Gran Bretagna si contano 5.000 nuove infezioni l’anno”. Abbassare i costi della profilassi, anche alla luce del fatto che verrebbe fatta su larga scala (si stima su 4.000 maschi gay), sembra essere la soluzione più ragionevole.
Ma forse, per far tirare un sospiro di sollievo all’NHS, ragionando finalmente su cifre più contenute, sarà necessario attendere il non lontano 2018, anno in cui il brevetto del Truvada è destinato a scadere.
 
Maria Rita Montebelli

Maria Rita Montebelli

04 Agosto 2016

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