Gravidanza. Uno studio mette in discussione le linee guida sull’aumento di peso

Gravidanza. Uno studio mette in discussione le linee guida sull’aumento di peso

Gravidanza. Uno studio mette in discussione le linee guida sull’aumento di peso
Le linee guida internazionali indicano come fisiologico un aumento di peso massimo di circa 16 kg per le gestanti normopeso, e di 5/9 kg per quelle con obesità. Uno studio condotto da ricercatori del Karolinska Institutet di Stoccolma invita a riconsiderare questi parametri, suggerendo che un aumento di peso inferiore non aumenta il rischio di outcome avversi della gravidanza, come preeclampsia, diabete gestazionale, parto pretermine o mortalità fetale o alla nascita. Nelle gestanti obese non aumentare di peso in gravidanze riduce questi rischi di circa il 20%.

Secondo un nuovo studio condotto da ricercatori del Karolinska Institutet di Stoccolma- e pubblicato da The Lancet – la raccomandazione delle linee guida internazionali di prendere peso in gravidanza andrebbe riconsiderata. Le gestanti con obesità grave trarrebbero addirittura benefici dalla perdita di peso.

Le linee guida redatte dallo US Institute of Medicine (IOM) consigliano, alle donne con obesità di prendere dai 5 ai 9 kg durante la gravidanza, mentre quelle normopeso possono ingrassare di 11,5-16 kg.

Lo studio del Karolinska Institutet ha evidenziato, invece, che con un aumento di peso inferiore non si registra un rischio più alto per la salute, né della madre né del bambino, almeno per le donne con un indice di massa corporea (BMI) di 30-34,9 e di 35-39,9. Al contrario, per le donne con obesità con BMI superiore a 40, un aumento al di sotto delle attuali linee guida può essere addirittura benefico.

Lo studio
I ricercatori hanno preso in considerazione dati relativi da 15.760 donne con obesità, di cui 11.667 con BMI tra 30 e 34,99, 3.160 con BMI tra 35 e 39,9 e 933 con BMI oltre 40. I dati sono stati estratti dalle cartelle cliniche di gestanti delle città di Stoccolma e Gotland.

Le donne sono state seguite per una media di otto anni dopo il parto. Nel complesso, l’indagine non ha mostrato aumenti del rischio di outcome avversi della gravidanza – tra cui preeclampsia, diabete gestazionale, parto pretermine o mortalità fetale o alla nascita – per le donne con BMI tra 30 e 39,9.

Per le donne con BMI oltre 40, invece, aumenti di peso inferiori alle linee guida o perdita di peso erano associati a una riduzione de rischio di outcome avversi. Per esempio, l’assenza di aumento di peso è stata associata a una riduzione del rischio di circa il 20%. “Ci auguriamo che la nostra ricerca possa contribuire a un riesame delle linee guida nazionali e internazionali sull’aumento di peso durante la gravidanza tra le donne con obesità”, commenta Kari Johansson, primo autore dello studio.

Fonte: The Lancet 2024

04 Aprile 2024

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