Immunoterapia sottocute nel trattamento del tumore al polmone: benefici per i pazienti e il Sistema Salute

Immunoterapia sottocute nel trattamento del tumore al polmone: benefici per i pazienti e il Sistema Salute

Immunoterapia sottocute nel trattamento del tumore al polmone: benefici per i pazienti e il Sistema Salute
Il punto su questa tecnologia con gli esperti riunitisi in occasione dell’evento “Trust in T, time therapy, technology”, a Milano il 21 e 22 febbraio scorso

Migliorare l’esperienza terapeutica e la relazione di cura significa migliorare la qualità di vita del paziente e del caregiver, che di lui si occupa. È questo l’obiettivo della ricerca e delle innovazioni tecnologiche che vedono impegnate in prima linea le aziende. Se poi l’innovazione porta anche miglioramenti nell’efficienza del sistema sanitario, ecco che il goal di ottenere il beneficio più ampio possibile è pienamente raggiunto.

Un esempio di trattamento innovativo a vantaggio di molti è offerto dalla prima immunoterapia oncologica sottocute dell’anticorpo monoclonale atezolizumab, sviluppato da Roche, che ha recentemente ottenuto la rimborsabilità dell’Aifa, dopo essere stato approvato dall’EMA. I benefici della somministrazione sottocute di atezolizumab offrono nuove prospettive sia per i pazienti e per i loro caregiver, sia per il Servizio sanitario nazionale nel suo complesso. Di questa innovazione tecnologica abbiamo parlato con gli esperti riunitisi a margine dell’evento “Trust in T, time therapy, technology”, a Milano il 21 e 22 febbraio.

La prospettiva dell’oncologo
“La formulazione sottocutanea rappresenta un elemento di innovatività non soltanto dal punto di vista farmaceutico, ma anche da quello gestionale del paziente, perché consente una somministrazione molto più rapida di quella endovenosa”, spiega Marcello Tiseo, direttore dell’Unità operativa complessa di Oncologia medica dell’azienda ospedaliera universitaria di Parma. Si passa, infatti, da un tempo di circa 40 minuti a 7 minuti soltanto, “con vantaggi sia in termini organizzativi di day hospital, sia di percepito del paziente”, aggiunge lo specialista “perché la somministrazione sottocutanea fa sentire il paziente meno malato”.

Nell’ambito della patologia polmonare tre sono, ad oggi, le tipologie di pazienti trattabili con la formulazione sottocutanea: “Innanzitutto i pazienti con un PDL1 elevato, che possono ricevere una monoimmuno terapia. Possono usufruirne anche coloro che soffrono di tumore polmonare non a piccole cellule in stadio resecato – precisa Tiseo, quindi – in trattamento adiuvante, dopo la terapia, con atezolizumab sottocute per un anno e, infine, i pazienti con microcitoma in stadio esteso, in cui la formulazione sottocute può essere particolarmente vantaggiosa nella fase di mantenimento dopo la fase di induzione con chemio-immuno terapia”.

Un vantaggio in termini di tempo
La nuova terapia sottocute permette di risparmiare, e quindi guadagnare, tempo prezioso non solo per il paziente, ma anche nella fase di allestimento della preparazione. Come spiegato da Patrizia Nardulli, direttrice della Farmacia dell’Irccs Istituto Tumori Giovanni II di Bari, per un farmacista ospedaliero la gestione di un paziente oncologico cronico rappresenta una grande sfida. “Sono pazienti che necessitano di terapie a lungo termine e per noi è fondamentale trovare tempo per gestirle, anche perché a questi pazienti si aggiungono, poi, le nuove diagnosi. Basti pensare che in 10 anni abbiamo triplicato le terapie che allestiamo in un anno”.

Ecco che il risparmio di tempo assume, allora, un ruolo fondamentale e le terapie sottocute rappresentano, secondo la farmacista ospedaliera, un indubbio vantaggio specialmente quando si verificano situazioni di overbooking di preparazioni. “Queste formulazioni snelliscono notevolmente il tempo di allestimento della terapia, consentendo al farmacista di dedicarsi ad altre preparazioni endovenose più laboriose: per preparare una terapia sottocute impieghiamo circa 5 minuti, mentre per un’endovenosa dai 10 ai 15 minuti, a seconda della complessità del farmaco”, conclude.

Benefici clinici, ma anche sostenibilità
L’innovazione farmaceutica è chiamata a soddisfare entrambi questi requisiti in un’ottica win-win sia per i pazienti, sia per il Servizio sanitario nazionale. Andrea Marcellusi, professore di Economia sanitaria all’Università Statale di Milano spiega perché è importante bilancia entrambi gli aspetti. “È fondamentale che un’innovazione farmaceutica porti benefici clinici perché al suo fianco ha sempre una componente di ricerca e sviluppo che ha bisogno di sostentamento per poter continuare a lavorare. L’investimento che il Sistema sanitario deve generare deve essere importante laddove c’è un outcome di salute di valore e laddove c’è un cambio paradigmatico di rilievo nella gestione del paziente”. La sostenibilità può essere, infatti, economica per sostenere l’innovazione, prosegue Marcellusi “ma deve essere anche sostenibilità in termini di tempo guadagnato dal paziente e dai medici che si occupano del suo percorso di cura. Efficienza e sostenibilità sono le parole chiave alle quali aspirare nel fare innovazione e le nuove tecnologie permettono di ottenere entrambe”.

In quest’ottica il trattamento sottocute per il paziente oncologico è strategico: “garantire assistenza terapeutica il più a lungo possibile è sicuramente l’obiettivo di ogni clinico, però è indubbio che abbia le sue controindicazioni nella sostenibilità economica delle terapie e nel numero di pazienti in cura, che continua a crescere”. Cosa fare, dunque, per poter gestire tutte le prestazioni richieste agli ospedali? La questione è aperta, ma “le nuove tecnologie sono sicuramente d’aiuto – conclude Andrea Marcellusi – perché, grazie alla somministrazione più rapida, consentono un turnover migliore del paziente all’interno della struttura di cura e questo genera più efficienza, un maggior numero di prestazioni, miglior qualità di vita del paziente, che rimane meno tempo in ospedale, ma anche dei professionisti sanitari, che sono messi nelle condizioni ottimali per svolgere il loro lavoro”.

Più tempo per la relazione di cura
Le prospettive per il paziente oncologico sono molto cambiate; oggi si può parlare di cronicità. “Fortunatamente è un paziente sempre più lungo vivente, perché le terapie innovative hanno prolungato l’aspettativa di vita e spesso si parla anche di risoluzione della terapia cronica”, dice Daniela Grosso, coordinatrice infermieristica dell’Istituto oncologico veneto di Padova. “Le formulazioni più innovative – cioè quelle sottocute e orali – possono permettere oggi un setting diverso: non più quello ospedaliero, ma anche di cura al domicilio, il cosiddetto home-care. Ciò consente un grande risparmio di tempo sia per il paziente, sia per gli operatori sanitari, con ripercussioni importanti anche sui tempi delle liste di attesa, a beneficio di tutti”.

In relazione alla nuova innovazione terapeutica sottocute, Grosso evidenzia, inoltre, una riduzione dei rischi legati alla venipuntura e alla fragilità del paziente oncologico. Le somministrazioni endovenose comportano, infatti, secondo la coordinatrice infermieristica, il rischio di complicanze immediate, come dolore, sanguinamento, edema e gonfiore, o tardive, in primis infezioni e stravaso. La somministrazione sottocute ha, infine, un altro aspetto fondamentale per chi svolge la professione di infermiere: “È la chiave di volta nell’accudimento del paziente perché ci permette di stargli accanto nei 7 minuti di somministrazione della terapia, un tempo-valore preziosissimo per stringere un rapporto particolare e per prenderci cura di lui”.

di Chiara Verlato

Chiara Verlato

03 Marzo 2025

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