Infezioni. Nuovi batteri per malattia infiammatoria pelvica e infertilità

Infezioni. Nuovi batteri per malattia infiammatoria pelvica e infertilità

Infezioni. Nuovi batteri per malattia infiammatoria pelvica e infertilità
Le cause di circa il 70% dei casi di malattia infiammatoria pelvica sono sconosciute, e si ritiene che alcuni batteri associati alla vaginosi batterica possano esserne responsabili. Le evidenze di uno studio americano pubblicato su Sexually Transmitted Infections.

(Reuters Health) – Quattro nuove specie microbiche osservate nella vaginosi batterica (BV) sono anche associate alla malattia infiammatoria pelvica (PID) ed all’infertilità, suggerendo che un trattamento ottimale per la PID dovrebbe colpire anche questi batteri.È quanto sostengono alcuni ricercatori statunitensi in un articolo pubblicato online su Sexually Transmitted Infections.
 
Lo Sneathia (Leptotrichia) sanguinegens, lo S. amnionii, l’Atopobium vaginae, ed batterio 1 associato alla vaginosi batterica (BVAB1), sono stati tutti associati al fallimento dei trattamenti raccomandati dal CDC per eliminare l’endometrite a breve termine, la PID ricorrente, e l’infertilità.
L’attuale trattamento per la PID utilizza antibiotici a largo spettro per colpire un range di patogeni, ma si concentra soprattutto sull’eliminazione della Chlamydia trachomatis e della Neisseria gonorrhoeae. Tuttavia, circa il 60% dello studio avevano delle PID non dipendenti da chlamydia e gonorrea. I batteri fastidiosi associati alla BV sono stati trovati principalmente nell’endometrio e spesso persistevano, così come l’endometrite, dopo i trattamenti raccomandati dal CDC, scrivono gli autori dello studio.

La PID è riconosciuta come complicazione delle infezioni da C. trachomatis and N. gonorrhoeae,ma le cause di circa il 70% dei casi sono sconosciute, secondo i ricercatori. “Una prova per l’innesco dei casi non legati a gonorrea o clamidia è l’associazione è l’associazione tra PID e vaginosi batterica… una condizione marcata dall’eccessiva crescita di specie batteriche anaerobiche”, hanno scritto i ricercatori online il 29 gennaio su Sexually Transmitted Infections. Quattro specie batteriche studiate sono state selezionate perché sono state recentemente identificate come cause della BV, nonostante “si sappia ancora poco a proposito del loro ruolo nella PID o le sue conseguenze”, ci ha rivelato la coautrice Catherine L. Haggerty, della University of Pittsburgh, Pennsylvania. “Le nostre scoperte supportano la necessità di studi che esaminino un range filogenetico più ampio di microbi associati alla BV come cause della PID e dell’infertilità”.

Le evidenze dello studio
Lo studio ha coinvolto 545 donne, di età dai 14 ai 37 anni, per la quali si sospettava una PID, selezionate tra il 1996 ed il 1999 in 13 siti degli U.S.A.. Come parte di uno studio più grande, le partecipanti sono state trattate con i farmaci cefoxitina e doxyciclina raccomandati dal CDC. I campioni raccolti presso la cervice e l’endometrio sono stati controllati con PCR specifica per le specie microbiche. Il follow-up medio era di 84 mesi.

Le percentuali nelle quali le 4 specie batteriche sono state isolate dalla cervice e/o l’endometrio erano: S. sanguinegens (54%), S. amnionii (66%), A. vaginae (83%) and BVAB1 (65%). Tutti i 4 batteri sono stati associati a significativamente alla BV. Le donne che sono risultate positive ai test per uno qualsiasi di questi batteri avevano una probabilità singificativamente maggiore di risultare positive per ciascuno degli altri tre (p<0.05 per tutti i confronti). Inoltre, quelle risultate positive per almeno uno di questi quattro batteri nell’endometrio avevano un rischio molto più alto di endometrite.

I batteri della cervice o dell’endometrio associati alla BV erano altamente correlati con chlamydia e/o gonorrea (p<0.001), con il 36% delle donne che risultavano positive ad entrambe. Le donne che sono risultate positive per ciascuno dei 4 batteri nell’endometrio avevano una probabilità doppia di avere una conferma istologica di endometrite, circa 6 volte maggiore di avere una endometrite persistente dopo il trattamento per la PID, e quasi 4 volte maggiore di avere una PID ricorrente. Risultare positive per ciascuno dei quattro batteri nella cervice e/o nell’endometrio quasi quadruplicava il rischio di una conseguente infertilità, anche dopo avere aggiustato i dati considerando le concause.

L’endometrite persisteva per 30 giorni dopo il trattamento nel 43% dei partecipanti. E mentre N. gonorrhoeae e C. trachomatis persistevano in appena l’8% ed il 10% della coorte, rispettivamente, la persistenza degli altri quattro batteri variava dal 46% all’82%.

“Una considerevole quantità di donne che ricevono un trattamento standard per la PID tempestivo potrebbe quindi avere ancora una infiammazione del tratto genitale superiore come risultato delle continue infezioni con patogeni precedentementi non riconosciuti”, hanno concluso gli autori.

Fonte: Sexually Trasmitted Infections

Scott Baltic

(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

Scott Baltic

07 Marzo 2016

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