Iperplasia prostatica e obesità: nelle urine proteine “comuni”

Iperplasia prostatica e obesità: nelle urine proteine “comuni”

Iperplasia prostatica e obesità: nelle urine proteine “comuni”
Uno studio ha rilevato una serie di marcatori molecolari caratteristici dell'iperplasia prostatica benigna nelle urine delle persone con obesità, il che dimostrerebbe l'origine metabolica della patologia a carico della ghiandola maschile.

(Reuters Health) – Nelle persone con obesità, a livello urinario sarebbero evidenziabili marcatori molecolari caratteristici dell’Iperplasia Prostatica Benigna (IPB). Un dato che potrebbe essere sviluppato in futuro per avere informazioni sulla salute della prostata, evitando di eseguire biopsie a livello dell’organo, e che potrebbe condurre a capire meglio i meccanismi che portano all’iperplasia. A evidenziarlo è stato uno studio pubblicato da Prostate e coordinato da Pradeep Tyagi, dell’Università di Pittsburgh.
 
Lo studio
Tyagi e colleghi hanno esaminato campioni di urina congelati, prelevati tra il 2009 e il 2012 da 207 partecipanti al Nashville Men’s Health Study. Tutti avevano elevati livelli di PSA, risultavano positivi all’esame digitale del retto, avevano sintomi a livello del tratto urinario inferiore (LUTS – lower urinary tract symtoms) o dolore nella zona pelvica, ma non avevano cancro della prostata. Nelle urine, i ricercatori hanno valutato la presenza di chemochine CXC, chemochine CC, sIL-1RA, il fattore di crescita derivato dalle piastrine BB, interleuchine 6 e 17 e sCD40L.
 
Tra tutti, i livelli di sIL-1RA erano significativamente associati con l’obesità, in particolare con un aumento dell’indice di massa corporea, della circonferenza vita e del rapporto vita/fianchi. Mentre l’aumento dei livelli, nelle urine, di CXCL-10, CCL3 e CCL5 sarebbe maggiormente associato a infiammazione del tessuto prostatico e infiltrazione linfocitica.
 
“Sebbene l’iperplasia prostatica benigna sia fortemente associata all’obesità e all’infiammazione del tessuto prostatico – hanno sottolineato gli autori – non è noto il meccanismo molecolare alla base di questa relazione”. Ma i risultati di questo studio “supportano la teoria che la IPB sia derivata da un disordine metabolico”, hanno sottolineato. Inoltre, “dimostrano che l’esame delle urine può essere valido come la biopsia della prostata per indagare il legame tra obesità e IPB”.
 
Secondo Adrian Sandra Dobs, del Johns Hopkins Clinical Research Network, a Baltimora, “il concetto generale che gli uomini con IPB/LUTS hanno un’infiammazione non è nuovo. Quindi – ha spiegato alla Reuters Health – non è sorprendente che ci siano questi marcatori misurabili”.
 
Mentre Kevin McVary, capo del Dipartimento di Urologia del Southern Illinois University Medicine, ha sottolineato che “questo studio mostra che fattori extra-prostatici possono influenzare la malattia alla prostata”. E dunque, “potrebbero essere individuati fattori, nello stile di vita, che potrebbero ridurre il rischio di malattia prostatica, proprio come si fa con quella cardiaca”.
 
Fonte: Prostate

Scott Baltic

(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

Scott Baltic

23 Novembre 2017

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