Lombalgia cronica. È una sola molecola a causare il classico “colpo della strega”

Lombalgia cronica. È una sola molecola a causare il classico “colpo della strega”

Lombalgia cronica. È una sola molecola a causare il classico “colpo della strega”
Tutte le malattie legate al deterioramento della colonna vertebrale sarebbero causate da una sola proteina, chiamata NF-kB. Innesca reazioni deleterie che finiscono per rovinare i dischi intervertebrali, i cuscinetti che dividono e ammortizzano le vertebre. Per fermarla già sintetizzato un farmaco.

Colpo della strega? Colpa di una molecola che ha un ruolo chiave in questo come in altri dolori acuti dovuti all’invecchiamento della colonna vertebrale. A dirlo è uno studio condotto dall’Università Cattolica-Policlinico universitario “Agostino Gemelli”, pubblicato sulla rivista Spine. Si tratta della proteina NF-kB, che causa la degenerazione dei dischi intervertebrali. Secondo lo studio questo deterioramento può iniziare già intorno ai 30 anni, soprattutto per chi adotta uno stile di vita sedentario. I risultati verranno anche presentati a maggio ad Amsterdam presso l'Auditorium dell'Amsterdam RAI Congress and Exhibition Venue, occasione in cui la ricerca verrà premiata con l’ISSLS Award, della International Society for the Study of the Lumbar Spine.
 
I dischi intervertebrali, i cuscinetti che dividono e ammortizzano le vertebre,possono degenerare, determinando un progressivo irrigidimento della colonna vertebrale. Questo deterioramento è responsabile di sindromi dolorose come lombalgie o cervicalgie croniche che colpiscono una grande fetta della popolazione adulta: si stima che l’80% della popolazione abbia sofferto di lombalgia o di cervicalgia almeno una volta nella vita. Addirittura il 32% della popolazione italiana (circa 19 milioni) ne è affetto almeno una volta l’anno, e l’8,2% (circa 5 milioni) cronicamente. Lombalgie e cervicalgie sono patologie annoverate tra le principali cause di perdita di ore lavorative nella nostra popolazione adulta attiva.
I ricercatori hanno scoperto che causa di questo problema è un’iperattività di NF-kB all’interno delle cellule dei dischi intervertebrali, innesca una serie di reazioni deleterie che finiscono per alterare la struttura fisiologica della colonna. Ma il team ha anche scoperto che spegnendo la produzione della proteina è possibile evitare la degenerazione e dunque prevenire lombalgie o cervicalgie. 
Per giungere a questa conclusione i ricercatori hanno studiato particolari topi di laboratorio affetti da“sindrome progeroide”, ovvero animali geneticamente programmati per invecchiare rapidamente. “I topi progeroidi che abbiamo utilizzato invecchiano velocemente e muoiono a circa 8 mesi di vita, quando l’esistenza media dei loro cugini sani è circa due anni”, hanno spiegato i ricercatori. “Questi topi, quindi, permettono di studiare i meccanismi dell'invecchiamento in tempi più brevi e con costi ridotti. I topi progeroidi mimano perfettamente il processo di degenerazione della colonna vertebrale e dei dischi intervertebrali, che si verificano nei pazienti anziani e permettono quindi di sperimentare nuove terapie in modo più semplice ed efficace”.
NF-kB è un fattore di trascrizione, la sua funzione dunque è indurre l'attivazione di geni bersaglio specifici. Insomma la proteina funziona un po' come un direttore d'orchestra che decide quali geni accendere in un determinato momento, quali spegnere. Studiando i topi progeroidi, i ricercatori hanno dimostrato però che nei dischi intervertebrali la molecola attiva molti geni legati all'infiammazione e spegne geni protettivi anti-infiammatori. Inoltre hanno osservato che NF-kB è iperattivo nei dischi dei topi più anziani, cosa che già in precedenza è stata osservata anche negli esseri umani.
 
Ma il team ha anche osservato come la produzione della proteina possa essere fermatagrazie ad alcuni farmaci. “Abbiamo dimostrato con il nostro studio che inibendo NF-kB è possibile bloccare l’effetto negativo di questa molecola sulla degenerazione dei dischi intervertebrali”, ha spiegato Aurelio Nasto, ricercatore presso il Dipartimento di Ortopedia e Traumatologia dell’Università Cattolica. “Farmaci che spengano o disattivino anche solo parzialmente questa molecola potrebbero essere utilizzati per prevenire la degenerazione dei dischi intervertebrali nei nostri pazienti”.
In particolare gli scienziati del Gemelli hanno sintetizzato una molecola che riesce a fare proprio questo. “Nel nostro studio abbiamo sviluppato un farmaco specifico, chiamatopeptide NBD, che è capace di inibire specificamente l'attivazione di NF-kB”, ha continuato il ricercatore. “Questo stesso peptide è stato già utilizzato con successo da un altro gruppo di ricerca USA a Pittsburgh per rallentare lo sviluppo della distrofia muscolare in un modello animale (NF-kB è coinvolto anche in questa malattia). Dall'anno prossimo, infatti, questo peptide verrà utilizzato in un primo trial clinico su pazienti affetti da distrofia”.
Stando alla ricerca, dunque, il peptide NBD potrebbe anche essere usato per contrastare l’invecchiamento fisiologico della colonna vertebrale. “Ovviamente le ricadute di questo studio sono correlate alla possibilità di sviluppare altri farmaci inibitori selettivi di NF-kB”, ha spiegato Enrico Pola, docente al Policlinico universitario. “Questi permettono di rallentare la degenerazione dei dischi intervertebrali, per via sistemica e/o locale”. I farmaci potrebbero essere utili anche in altre patologie collegate all’iperattivazione di NF-kB.

14 Marzo 2012

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