Obesità infantile. Iss: oltre 7 adolescenti su 10 restano obesi anche da adulti. “Intervenire precocemente”
Presentate all’Iss le nuove Linee guida per la gestione del sovrappeso e dell’obesità resistenti al trattamento comportamentale negli adolescenti tra 12 e 18 anni. Frasoldati: “Le linee guida sono un punto di partenza, ora serve mettere a terra le raccomandazioni”. Gemmato: “Investire in prevenzione è fondamentale per la tenuta del Ssn”
L’obesità infantile non è una condizione transitoria, ma una patologia cronica che spesso accompagna bambini e adolescenti fino all’età adulta, incrementando sensibilmente il rischio di diabete, malattie cardiovascolari, patologie tumorali e disturbi psicologici. È quanto emerge al convegno promosso dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) in collaborazione con l’Associazione Medici Endocrinologi (AME ETS) dal titolo “Linee guida per la gestione del sovrappeso e dell’obesità in età adolescenziale”.
“Studi longitudinali – sottolinea il presidente dell’ISS Rocco Bellantone – hanno evidenziato che circa il 55% dei bambini obesi rimane obeso durante l’adolescenza e che oltre il 70% degli adolescenti con obesità continua a esserlo in età adulta. Questi numeri – sottolinea Bellantone – non sono semplici dati clinici, ma testimoniano una sfida di sanità pubblica che si vince investendo sulla crescita culturale e sul ruolo strategico del sistema educativo”.
Un fenomeno che, nonostante numeri in lieve flessione, resta preoccupante e presenta forti differenze territoriali. Bellantone richiama in particolare la situazione delle regioni meridionali, dove il problema colpisce in maniera preponderante, ponendo anche una questione di equità nella tutela della salute. Le linee guida, aggiunge il presidente dell’Iss, possono inoltre rafforzare il rapporto tra medico e paziente, rendendo più chiaro il percorso da seguire, e accrescere la consapevolezza dei professionisti sanitari nei confronti dell’obesità.
Sul peso che la patologia assume per il Servizio sanitario interviene anche il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, che lega direttamente prevenzione e sostenibilità del sistema. In un’Italia che invecchia, sottolinea, evitare che determinate patologie si conclamino diventa essenziale, anche perché l’obesità predispone a una serie di malattie croniche non trasmissibili che incidono sia sulla salute sia sulla spesa sanitaria.
“È fondamentale per la tenuta del sistema sanitario nazionale”, afferma Gemmato, ricordando che l’Italia è stata la prima nazione al mondo a legiferare sul tema dell’obesità, riconoscendola come patologia invalidante. “Registriamo 8 milioni di obesi in Italia, 23 milioni di persone in sovrappeso e abbiamo un’incidenza in età adolescenziale crescente, soprattutto nelle regioni del Sud”. Il sottosegretario richiama inoltre l’investimento del Governo nella prevenzione, ricordando il mezzo miliardo destinato a questo capitolo nell’ultima legge di bilancio.
Il fenomeno, definito tracking dell’obesità, è il risultato di una complessa interazione tra fattori genetici, ambientali, comportamentali e socioeconomici.
“Il dato conferma che l’obesità non va considerata una fase transitoria, dalla quale si possa semplicemente attendere di uscire con la crescita – ricorda Roberto Vettor, direttore scientifico e coordinatore clinico del Centro per le Malattie Metaboliche e della Nutrizione dell’IRCCS Istituto Clinico Humanitas Research Hospital di Rozzano – Quando l’obesità compare in età evolutiva, la probabilità che si mantenga nel tempo è elevata e con essa aumenta anche l’esposizione prolungata ai suoi effetti metabolici e alle potenziali complicanze. L’adolescenza rappresenta una finestra decisiva: intervenire precocemente modifica la traiettoria della malattia prima che questa si consolidi nell’età adulta. In altri termini: esiste un continuum di malattia e deve esistere anche un continuum di terapia: la presa in carico deve accompagnare il paziente nelle diverse fasi della vita, adattandosi all’evoluzione della condizione e alla risposta agli interventi”.
Un continuum che, spiega ancora Vettor, lega strettamente l’obesità pediatrica e adolescenziale a quella dell’adulto. L’obesità è infatti una malattia “cronica, progressiva e recidivante” e alcune delle alterazioni che determina a livello fisiopatologico possono essere irreversibili o parzialmente irreversibili. Da qui anche il valore delle linee guida, che oltre a indicare il percorso da seguire offrono ai medici e agli altri operatori sanitari un supporto fondato sulla solidità delle evidenze scientifiche.
Concetti che vengono ripresi da Marco Chianelli, endocrinologo dell’Ospedale Regina Apostolorum di Albano Laziale, coordinatore della Commissione Obesità di AME e chair della linea guida dell’ISS sulla Terapia del sovrappeso e dell’obesità nella popolazione adulta oggetto di un recente aggiornamento: “L’obiettivo non è soltanto ottenere una riduzione del peso, ma prevenire o ritardare le complicanze e modificare il più possibile il rischio futuro. Dobbiamo imparare a utilizzare tempestivamente le risorse oggi disponibili per migliorare le prospettive di salute e l’aspettativa di vita contenere la spesa sanitaria correlata alla gestione delle complicanze”.
I dati sull’obesità infantile
Secondo il sistema di sorveglianza OKkio alla Salute, coordinato dall’ISS, nel nostro Paese tra i bambini di 8-9 anni la quota di chi è in sovrappeso si attesta oggi intorno al 19%, quella di chi è in condizione di obesità intorno al 10%, con un ulteriore 2,6% di obesità grave. È un dato che, seppur in lieve miglioramento rispetto agli anni scorsi, colloca l’Italia tra i primi Paesi europei per prevalenza di sovrappeso e obesità infantile. Il sistema di sorveglianza Health Behaviour in School-aged Children (Hbsc), che segue invece la fascia adolescenziale degli 11, 13, 15 e 17 anni, conferma che il fenomeno non si esaurisce con l’infanzia, ma accompagna i ragazzi lungo tutto il percorso di crescita, con differenze territoriali significative che vedono le regioni meridionali e i contesti socioeconomici più svantaggiati maggiormente colpiti.
Le conseguenze dell’obesità infantile in età adulta
“L’esposizione prolungata all’eccesso di tessuto adiposo dovuta all’obesità infantile e adolescenziale – sottolinea Marco Silano, direttore del Dipartimento Malattie cardiovascolari, endocrino-metaboliche e invecchiamento dell’ISS – determina un accumulo progressivo di danni metabolici e vascolari che possono manifestarsi pienamente nelle decadi successive della vita”.
Per Silano, l’obesità in età infantile e adolescenziale rappresenta una delle più importanti emergenze attuali di sanità pubblica, con conseguenze in termini di mortalità, morbilità e impatto sui sistemi sanitari e sociali destinate a pesare soprattutto nel medio e lungo periodo.
Tra le conseguenze più rilevanti vi è l’aumento del rischio di diabete mellito di tipo 2, l’insorgenza precoce di ipertensione arteriosa, dislipidemia e aterosclerosi subclinica. Queste condizioni possono contribuire ad aumentare significativamente, nel corso della vita, il rischio di infarto miocardico, ictus e altre malattie cardiovascolari. L’eccesso di peso è inoltre associato a un aumento del rischio di diverse forme tumorali, tra cui quelle del colon-retto, dell’endometrio, della mammella in post-menopausa, del rene e dell’esofago, soprattutto quando l’obesità persiste nel tempo.
Le conseguenze riguardano anche la salute mentale e la qualità della vita, con una maggiore probabilità di bassa autostima, isolamento sociale, ansia e depressione. Il disagio psicologico e lo stigma associato al peso possono inoltre ripercuotersi sul percorso scolastico e sulle relazioni sociali. L’obesità infantile è infine associata a una maggiore frequenza di disturbi del sonno, in particolare della sindrome delle apnee ostruttive del sonno, con ulteriori conseguenze sulla qualità della vita e sul benessere psicofisico.
La prevenzione e la presa in carico lungo tutto l’arco della vita
L’obesità infantile e adolescenziale deve pertanto essere considerata, secondo gli esperti, una condizione cronica che richiede interventi precoci, continuativi e multidisciplinari. Così la definisce anche l’aggiornamento del Piano nazionale cronicità. L’obiettivo non è soltanto intervenire sul peso, ma agire sui diversi fattori che contribuiscono allo sviluppo e alla persistenza dell’obesità, coinvolgendo bambini, adolescenti, famiglie, scuola, servizi sanitari e comunità.
Una prevenzione che deve cominciare molto presto. “Sin dai primi due anni, sin dal momento del concepimento, bisogna prestare attenzione a corretti stili di vita”, sottolinea Alessio Nardini, direttore generale dei corretti stili di vita e dei rapporti con l’ecosistema del Ministero della Salute.
La strategia, spiega, deve accompagnare l’intero percorso di vita: contrastare la sedentarietà, favorire movimento, attività fisica e sport strutturato. Un tema particolarmente rilevante per giovani e adolescenti, considerando che, osserva Nardini, i numeri relativi alla pratica dell’attività fisica e sportiva nella popolazione italiana “non ci confortano”.
Per invertire la tendenza occorre lavorare sulle famiglie e nelle scuole, favorendo il movimento ma intervenendo anche sull’alimentazione. E qui Nardini richiama il patrimonio rappresentato dalla dieta mediterranea: “Dobbiamo favorirne la conoscenza perché purtroppo anche qui abbiamo fatto passi indietro”. In alcune regioni, osserva, proprio quello stile alimentare che ha avuto origine nel bacino mediterraneo è stato progressivamente abbandonato.
“Le strategie di prevenzione, fondate sulla promozione di una sana alimentazione, sull’attività fisica regolare e sulla riduzione dei comportamenti sedentari, rappresentano investimenti fondamentali per ridurre il carico futuro di diabete, malattie cardiovascolari, tumori e disabilità – conclude Marco Silano –. Contrastare l’obesità infantile e adolescenziale significa migliorare la salute dell’intero corso di vita, ridurre le disuguaglianze sanitarie e garantire una maggiore sostenibilità dei sistemi sanitari nei decenni futuri”.
La nuova Linea guida nazionale
È in questo quadro che si inserisce la nuova Linea guida nazionale sulla terapia del sovrappeso e dell’obesità resistenti al trattamento comportamentale negli adolescenti tra i 12 e i 18 anni, pubblicata il 17 luglio 2026 nel Sistema Nazionale Linee Guida dell’ISS. L’Associazione Medici Endocrinologi (AME) è società capofila del documento, realizzato insieme ad ADI, AMD, FADOI, SIE, SIEDP, SIO e SISDCA, con il coinvolgimento di numerose società scientifiche, associazioni professionali e rappresentanti dei pazienti.
“La nuova Linea guida definisce un percorso di cura strutturato e basato sulle evidenze – sottolinea Marco Cappa, responsabile dell’Unità di Ricerca per le Terapie Innovative per le Endocrinopatie dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù IRCCS, membro AME ed ex presidente SIEDP –. L’approccio all’adolescente con sovrappeso e obesità non può essere ridotto a una semplice indicazione a mangiare meno o a fare più attività fisica: quando il trattamento comportamentale non è sufficiente, è necessario valutare il singolo paziente e garantire una presa in carico multidisciplinare, attraverso un percorso di cura appropriato e continuativo”.
L’adolescenza, aggiunge Cappa, è una fase particolarmente delicata dal punto di vista metabolico, nella quale si instaura una fisiologica insulino-resistenza. Diventa quindi fondamentale intercettare eventuali problemi prima che possano determinare conseguenze serie. In questo percorso il pediatra può avvalersi delle valutazioni antropometriche, dall’analisi della crescita staturale e ponderale al Bmi fino al rapporto tra circonferenza addominale e altezza, indicato da Cappa come elemento importante nel sospetto diagnostico di insulino-resistenza.
A supportare la costruzione delle raccomandazioni è il metodo GRADE. Come spiega Michela Cinquini, Capo laboratorio revisioni sistemiche e produzione linee guida dell’Istituto Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano, il metodo parte dalle domande che i clinici affrontano nella pratica e ricerca nella letteratura le prove disponibili, valutandone efficacia e sicurezza ma anche il grado di fiducia che può essere attribuito ai risultati. Tiene inoltre conto di elementi quali valori dei pazienti, accettabilità, fattibilità, equità e risorse necessarie.
Dai farmaci alla chirurgia
Le possibilità terapeutiche per l’obesità sono nel frattempo profondamente cambiate. Silvana Gaetani, ordinario di farmacologia all’Università Sapienza di Roma e membro della Società Italiana di Farmacologia (SIF), parla di una “vera e propria rivoluzione” avvenuta negli ultimi anni con l’arrivo dei nuovi farmaci, anche per la fascia adolescenziale. Le linee guida ne indicano il corretto utilizzo all’interno di una presa in carico che deve comunque rimanere multidisciplinare e prevedere un follow-up nel lungo periodo.
Tra le opzioni contemplate figura, nei casi indicati, anche il trattamento chirurgico. Maurizio De Luca, Direttore del Dipartimento Chirurgico dell’Ospedale di Rovigo, Presidente della Società Italiana per la Chirurgia dell’Obesità e delle Malattie Metaboliche (SICOB), sottolinea che deve riguardare adolescenti “altamente selezionati” e può essere considerato quando gli interventi nutrizionali, psicologici, dietologici e farmacologici non abbiano garantito un adeguato calo ponderale e una remissione delle comorbilità. La valutazione, ribadisce, deve avvenire all’interno di un’équipe multidisciplinare e la chirurgia soltanto dopo “un’attentissima selezione”.
Per l’Associazione, spiega, l’impegno comincia ora “sul campo”. Una prima direttrice sarà continuare a investire in eventi e progetti per la formazione degli iscritti, in gran parte specialisti in endocrinologia, in un ambito nel quale gli aggiornamenti clinici e scientifici sono continui. Ma altrettanto importante sarà la “messa a terra delle raccomandazioni”, affinché quanto indicato nelle linee guida possa tradursi nella pratica.
“La cosa che noi vorremmo presidiare è appunto il fatto che si riesca a passare a un ambito operativo”, sottolinea Frasoldati. E per farlo sarà necessario il coinvolgimento delle istituzioni, “in primis”, perché quanto contenuto nei documenti possa diventare anche sul piano normativo qualcosa di effettivo. Una traduzione concreta che non riguarda soltanto la prescrizione dei farmaci. Frasoldati richiama anche la possibilità di facilitare l’accesso all’attività fisica e ai percorsi dietetico-nutrizionali. “C’è tutto un lavoro da fare nel quale sicuramente AME sarà impegnata e ritiene di poter svolgere un ruolo significativo”.
È dunque dalla capacità di tenere insieme prevenzione, diagnosi precoce, nuove possibilità terapeutiche e continuità della presa in carico che passa la sfida aperta dalle nuove linee guida. Una sfida che, come sottolineato da AME, non termina con la pubblicazione del documento: il passaggio decisivo sarà trasformare le raccomandazioni scientifiche in percorsi concretamente accessibili agli adolescenti e alle loro famiglie.
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