Medicina tradizionale. Oms: “Serve più ricerca per capire cosa è sicuro, efficace e appropriato”

Medicina tradizionale. Oms: “Serve più ricerca per capire cosa è sicuro, efficace e appropriato”

Medicina tradizionale. Oms: “Serve più ricerca per capire cosa è sicuro, efficace e appropriato”

L’Organizzazione Mondiale della Sanità lancia la nuova agenda globale di ricerca sulla medicina tradizionale, complementare e integrativa 2025-2034. Nonostante miliardi di persone nel mondo ricorrano a questi approcci, meno dell’1% dei finanziamenti globali per la ricerca sanitaria è destinato a studiarne sicurezza, efficacia e appropriatezza. IL DOCUMENTO

Miliardi di persone nel mondo utilizzano la medicina tradizionale, complementare e integrativa come parte del proprio percorso di cura. Eppure meno dell’1% dei finanziamenti globali per la ricerca sanitaria è dedicato a comprendere dove questi approcci siano sicuri, efficaci e appropriati.

È il divario evidenziato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che richiama l’attenzione su un tema sempre più rilevante in una fase in cui i Paesi cercano nuove soluzioni per ridurre il peso crescente delle malattie non trasmissibili e accelerare i progressi verso la copertura sanitaria universale.

Le malattie non trasmissibili causano ogni anno oltre 43 milioni di decessi nel mondo. In questo quadro, per l’OMS, la mancanza di evidenze solide sulla medicina tradizionale rappresenta uno dei principali gap conoscitivi della sanità globale.

L’agenda OMS 2025-2034

Per affrontare questo vuoto, l’OMS ha lanciato la nuova “Global research priorities and agenda for traditional, complementary and integrative medicine 2025-2034”, una roadmap decennale che identifica le aree in cui la ricerca sulla medicina tradizionale può dare il contributo maggiore al miglioramento degli esiti di salute, alla gestione delle malattie non trasmissibili e al rafforzamento della copertura sanitaria universale.

L’agenda punta a orientare gli investimenti verso studi capaci di chiarire dove la medicina tradizionale possa contribuire alla prevenzione, al trattamento, alla riabilitazione e a una cura centrata sulla persona. Allo stesso tempo, mira a fornire ai decisori politici le evidenze necessarie per regolamentare i servizi, proteggere i pazienti e rafforzare i sistemi sanitari.

Il lavoro ha incluso l’analisi di 39.927 finanziamenti alla ricerca in 40 schemi di finanziamento, l’esame di 116 istituti di ricerca in 67 Paesi, consultazioni con 199 esperti di 75 Paesi e indagini Delphi con 235 partecipanti a livello mondiale.

Gli impegni dei governi

La nuova agenda nasce in un contesto in cui diversi governi hanno già assunto impegni formali. Al Second WHO Global Summit on Traditional Medicine, che si è svolto a New Delhi nel dicembre 2025, 27 Stati membri hanno preso impegni con scadenze definite per promuovere la ricerca sulla medicina tradizionale.

La Tanzania ha annunciato un budget per la ricerca fino a 10 miliardi di scellini tanzaniani entro il 2030. Cabo Verde, Malawi, Stati Federati di Micronesia e Seychelles si sono impegnati a istituire centri nazionali di ricerca sulla medicina tradizionale. L’India coordinerà un consorzio di ricerca multinazionale, mentre l’Iran lancerà una piattaforma nazionale per i trial clinici.

Secondo l’OMS, questi impegni, assunti prima ancora della pubblicazione dell’agenda, ne hanno contribuito a definire le priorità.

Le aree prioritarie: ictus, salute mentale, dolore e tumori

Il documento individua le aree di ricerca in cui le evidenze potrebbero avere il maggiore impatto sulla salute della popolazione. Tra queste figurano ictus, salute mentale, dolore, disturbi muscoloscheletrici, tumori, malattie metaboliche e salute riproduttiva. L’agenda dedica attenzione anche a popolazioni prioritarie, tra cui anziani, bambini e persone coinvolte in percorsi di prevenzione.

L’obiettivo è produrre conoscenze utili a capire quali approcci possano essere integrati in modo sicuro ed efficace nei sistemi sanitari e quali, invece, non offrano benefici o possano comportare rischi.

Nonostante il ricorso diffuso alla medicina tradizionale, l’OMS sottolinea che questo resta uno degli ambiti meno studiati della salute globale. Oltre al divario nei finanziamenti, i ricercatori che lavorano in questo campo rappresentano solo lo 0,43% della forza lavoro globale della ricerca sanitaria.

“Per decenni, la medicina tradizionale è rimasta fuori dai sistemi di evidenza che guidano le politiche sanitarie. Miliardi di persone stanno già prendendo decisioni su questo tema, e anche i governi lo stanno facendo”, afferma Geetha Krishnan Gopalakrishna Pillai, Unit Head, Traditional Medicine Research, Data and Innovation presso il WHO Global Traditional Medicine Centre. “Ciò che è mancato sono le evidenze per orientarle. Questa agenda indica da dove devono arrivare quelle evidenze”.

Regolazione, sicurezza e copertura sanitaria universale

La nuova agenda sostiene che una ricerca rigorosa sia indispensabile per identificare ciò che funziona, ciò che non funziona, ciò che è sicuro e ciò che genera valore per pazienti e sistemi sanitari.

Il documento chiede approcci innovativi capaci di riflettere la complessità reale della medicina tradizionale, inclusi l’uso di real-world evidence, tecnologie digitali, pensiero sistemico e intelligenza artificiale.

Mentre i Paesi lavorano per raggiungere la copertura sanitaria universale, molti chiedono evidenze più solide su come integrare la medicina tradizionale nei sistemi sanitari in modo sicuro, efficace ed equo. Secondo l’OMS, investire nella ricerca in questo campo significa anche investire nella copertura sanitaria universale: migliori evidenze possono aiutare a identificare interventi efficaci, evitare pratiche inefficaci o non sicure, migliorare la protezione dei pazienti e ampliare l’accesso a cure di qualità.

Un capitolo centrale riguarda il coinvolgimento dei popoli indigeni e dei detentori di conoscenze tradizionali. L’OMS sottolinea che devono essere partner reali della ricerca, non semplici oggetti di studio. L’agenda chiede maggiori tutele per la proprietà intellettuale, una condivisione equa dei benefici e il rispetto dell’integrità culturale.

Il documento evidenzia anche il possibile contributo della ricerca sulla medicina tradizionale ad alcune sfide globali emergenti, tra cui resistenza antimicrobica, preparazione pandemica, invecchiamento in salute, cambiamento climatico e uso responsabile dell’intelligenza artificiale. Per l’OMS servono quadri di governance capaci di favorire l’innovazione proteggendo al tempo stesso il sapere tradizionale e la sovranità sui dati.

17 Settembre 2026

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