Peste nera: il batterio ormai è estinto

Peste nera: il batterio ormai è estinto

Peste nera: il batterio ormai è estinto
Uno studio alla Jurassic Park ricostruisce il Dna del batterio che uccise un terzo della popolazione europea e scopre che è completamente diverso da quello che ogni anno infetta 2.000 persone nel mondo. Era troppo virulento per sopravvivere.

La Yarsinia pestis, l’agente responsabile della peste nera che nel Trecento ha seminato morte in Europa uccidendo un terzo della popolazione, è probabilmente ormai estinto. O almeno, lo è quello specifico ceppo.
È questa la conclusione di un gruppo di ricercatori della McMaster University di Hamilton, in Canada, che hanno realizzato uno studio degno di Jurassic Park.
Il team ha infatti studiato il Dna del batterio medievale estraendolo dalle ossa recuperate in un antico cimitero di Londra. Estratti gli scheletri di 109 persone decedute con ogni probabilità nella pestilenza che ha colpito la città inglese tra il 1348 e il 1350, gli scienziati hanno rimesso insieme i pezzi di Dna batterico con una nuova tecnica che ha consentito di ottenere “la più lunga sequenza genomica per un patogeno così antico”, hanno scritto i ricercatori il cui lavoro è stato pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences.
Dall’analisi del Dna, la sentenza è stata inequivocabile. “La controversia su quale fosse la causa della Morte Nera è ormai risolta”, ha dichiarato Hendrik Poinar, professore associato di antropologia nell’ateneo canadese. “Chiaramente è stata la Yarsinia pestis a causare 30 milioni di morti più di 600 anni fa”.
Tuttavia, quel batterio aveva caratteristiche significativamente diverse da quello che ancora oggi contagia circa 2.000 persone l’anno. Di certo era molto più virulento, al punto che proprio la sua aggressività potrebbe essere stata la causa della sua estinzione.
“Il batterio può essere mutato nel tempo”, ha spiegato Pascal James Imperato, direttore del dipartimento di medicina preventiva e salute pubblica alla State University of New York. “I ricercatori hanno riscontrato che il Dna dell’antico batterio non corrisponde a quello attuale. Il che potrebbe significare che ci troviamo di fronte a due organismo molto diversi”. Un’informazione che potrebbe rivelarsi di grande utilità, dal momento che capire “quale sia stato il processo evolutivo può mostrare quale fosse il fattore che lo rendeva così virulento”, ha affermato Philip Tierno, direttore di microbiologia clinica e immunologia al New York University Langone Medical Center di New York. 

08 Settembre 2011

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