Pma a 50 anni. Gli esperti: “Troppi rischi. Risorse vanno investite per proteggere la fertilità”

Pma a 50 anni. Gli esperti: “Troppi rischi. Risorse vanno investite per proteggere la fertilità”

Pma a 50 anni. Gli esperti: “Troppi rischi. Risorse vanno investite per proteggere la fertilità”
La Società italiana di ostetricia e ginecologia (Sigo) e la Società Italiana Ospedaliera Sterilità (Sios) criticano la delibera della Regione Veneto che permette anche alle donne di 50 anni di età di sottoporsi alla fecondazione assistita in regime di servizio pubblico.

Le possibilità di successo sono scarse. Per questo “non si possono illudere le pazienti”, così come “non è etico utilizzare le risorse pubbliche per sostenere le spese di trattamenti di dimostrata inefficacia”. I fondi vanno impiegati per la prevenzione dell’infertilità. La Società italiana di ostetricia e ginecologia (Sigo) e la Società Italiana Ospedaliera Sterilità (Sios) sono concordi nel criticare la delibera della Regione Veneto che permette anche alle donne di 50 anni di età di sottoporsi alla fecondazione assistita.

“Spostare sempre più avanti l’età della gravidanza è rischioso per la madre e per il feto. Le risorse pubbliche vanno investite per proteggere la fertilità, non per creare illusioni nelle cinquantenni”, ha affermano Nicola Surico, presidente della Sigo, secondo il quale è compito dei ginecologi “fornire le giuste informazioni e la migliore assistenza” e quindi opporsi alla delibera. Il presidente della Sigo riassume in 5 punti i consigli per le donne che intendono diventare madri: “Non attendere tropo a lungo. Mantenere il giusto peso forma, né troppo grasse, né troppo magre. Non fumare: anche in caso di ricorso alle tecniche di PMA, a parità di altri fattori, le fumatrici impiegano in media un anno in più a rimanere incinta. Il consumo di alcol va moderato e non bisogna trascurare le infezioni: spesso non danno sintomi all’inizio ma nel lungo periodo possono compromettere la fertilità.”

Sulla stessa linea d’onda anche Cristofaro De Stefano, presidente della Sios. “La capacità riproduttiva della specie umana è fortissimamente condizionata dall'età femminile e tutti i dati pubblicati sulla stampa in queste ultime ore sono riferiti a concepimenti ottenuti non oltre i 45 anni (non 50 anni!). Oltre tale età – aggiunge – non esistono dati, se non quelli riferiti alle procedure di donazione ovocitaria, che sono le uniche universalmente ritenute efficaci per la maternità in età biologica avanzata e che in Italia sono proibite dalla legislazione vigente”.
La considerazione “determinante”, spiega De Stefano, è che “non esiste alcun tipo di trattamento che possa aumentare la probabilità di concepire, e meno che mai di avere un figlio, quando la causa di infertilità è solo l'età biologica femminile avanzata” e “bisogna dirlo con chiarezza”.
Esprimendo dubbi “sull'eticità dell'utilizzo di risorse pubbliche per sostenere le spese di trattamenti di dimostrata inefficacia”, il presidente della Sios sottolinea, piuttosto, che il dovere che “operatori sanitari, Istituzioni e Società scientifiche hanno, nell'ambito delle normative vigenti, è quello di informare le donne e le coppie che la capacità riproduttiva è un patrimonio che si esaurisce nel tempo”. Si devono “formulare proposte che in campo sanitario siano orientate alla identificazione precoce delle/dei pazienti a rischio di una perdita della capacità riproduttiva e valutare  strategie di conservazione della fertilità, fino ad oggi definite con superficiale disattenzione ‘social freezing’, formulare proposte in campo sociale ed economico che mettano le coppie  in condizione di cercare di avere un figlio”.
 

21 Giugno 2011

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