Pokémon Go. Gli psicologi: “Rischio isolamento ma anche possibilità di percorsi di cura inesplorati”

Pokémon Go. Gli psicologi: “Rischio isolamento ma anche possibilità di percorsi di cura inesplorati”

Pokémon Go. Gli psicologi: “Rischio isolamento ma anche possibilità di percorsi di cura inesplorati”
Luca Mazzucchelli, Vicepresidente Ordine degli Psicologi della Lombardia, commenta il fenomeno del momento e le possibilità terapeutiche che apre. “Interrogarsi su un buon utilizzo delle nuove tecnologie, in questo senso, rappresenta una sfida per la comunità professionale”.

Pokémon Go, il gioco basato sugli animaletti protagonisti dei cartoon di fine anni ’90 e che si  basa sull’utilizza la realtà aumentata e la tecnologia GPS, è il fenomeno del momento.  
 
“Ponendo il singolo individuo nella condizione di immergersi in una realtà parallela e diversa da quella reale, i giochi come Pokémon Go implicano rischi di isolamento dalla vita di tutti i giorni e una maggiore disattenzione rispetto al vivere la quotidianità, aumentando quindi la possibilità di incidenti anche gravi”. Così Luca Mazzucchelli, Vicepresidente OPL, Ordine degli Psicologi della Lombardia commenta le dinamiche psicologiche e le prospettive che la realtà aumentata apre rispetto a percorsi di cura innovativi e finora inesplorati.
 
“L’aspetto sfidante per gli psicologi – precisa – è, tuttavia, legato alle potenziali opportunità sottese a questi nuovissimi strumenti, unici nell’innalzare esponenzialmente il livello di ingaggio emotivo delle nuove generazioni (e non solo). Interrogarsi su un buon utilizzo delle nuove tecnologie, in questo senso, rappresenta una sfida per la comunità professionale e accademica degli psicologi:
 
– In che modo meccanismi di gioco – come Pokémon Go – possono configurarsi quali strumenti di supporto nell’assistenza a persone che soffrono di fragilità psicologiche, o come canale esperienziale parallelo rispetto a terapie definite a monte? La capacità di queste applicazioni di persuadere e spingere la persona a compiere determinate azioni – ad esempio uscire di casa – riducendo, invece, la tendenza al ritiro sociale è un fenomeno che andrebbe studiato e approfondito.
 
Possono rappresentare leve di intervento efficaci nella riduzione del gap esistente tra nativi digitali e non, nello specifico tra figli e genitori? Questi strumenti, infatti, nascondono opportunità spesso inutilizzate per interconnettere tra loro generazioni diverse e sempre più distanti, a patto che genitori e figli accettino di parlarne e scoprirle assieme all’interno di un dialogo e confronto sul loro funzionamento, coscienti degli aspetti positivi e dei rischi”.

21 Luglio 2016

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