Riabilitazione motoria. Se “guardo” gli altri muoversi, mi muovo anch’io. Tutto merito dei “neuroni specchio”

Riabilitazione motoria. Se “guardo” gli altri muoversi, mi muovo anch’io. Tutto merito dei “neuroni specchio”

Riabilitazione motoria. Se “guardo” gli altri muoversi, mi muovo anch’io. Tutto merito dei “neuroni specchio”
L’osservazione dei movimenti, pur senza la loro esecuzione pratica, compensa le conseguenze negative indotte nel cervello da un periodo di inattività. L'effetto è supportato da un meccanismo cerebrale che si base sui "neuroni specchio". A dirlo uno studio italiano condotto da Istituto Italiano di Tecnologia, Università di Genova e di Bourgogne. 

È italiano, lo studio che evidenzia un importante ruolo dei neuroni specchio nel ripristino di deficit motori. Si tratta di una ricerca condotta dai ricercatori dell’Istituto Italiano di Tecnologia in collaborazione con l’Università degli Studi di Ferrara, l’Università di Genova e con l’Université de Bourgogne di Digione e pubblicata su Cerebral Cortex, che dimostra come l'attivazione di queste cellule durante l’osservazione di un movimento agisce sulla corteccia motoria ripristinando la funzionalità di aree inattive, così come se il movimento fosse stato realmente compiuto.
 
I ricercatori hanno verificato la possibilità di compensare, attraverso l’osservazione di azioni quotidiane, il ridotto funzionamento della corteccia motoria indotto da 10 ore di non-utilizzo (immobilizzazione) del braccio in soggetti sani. Un “risultato molto importante perché potrebbe rappresentare un’opzione terapeutica in grado di prevenire o contrastare le conseguenze negative sul cervello indotte da un lungo periodo di inattività motoria, come spesso accade per gli anziani o a seguito di lesioni cerebrali”, ha spiegato Michela Bassolino, prima autrice dello studio e ricercatrice nel Dipartimento di Robotics, Brain and Cognitive Science (RBCS) di IIT.
 
Nel loro lavoro i ricercatori si sono infatti focalizzati sulla possibilità di rendere recuperabile la capacità di movimento degli arti dopo un lungo periodo di inattività e senza svolgere azioni motorie dirette. Infatti, una lunga inattività fisica, dovuta a un’immobilizzazione o a un non utilizzo di un arto, causa nel cervello un ridotto funzionamento della corteccia motoria, che può essere ripristinato attraverso il movimento dell’arto fermo. I ricercatori hanno dimostrato che tale ripristino può avvenire anche solo attraverso l’osservazione del movimento stesso.
I soggetti sottoposti alla ricerca sono stati divisi in tre gruppi. Al primo gruppo, è stato chiesto di guardare dei video di azioni quotidiane, al secondo gruppo di immaginare quelle stesse azioni, e al terzo, detto gruppo di controllo, di guardare video estratti da documentari naturalistici senza attori umani. La misurazione dell’eccitabilità (tramite Stimolazione Magnetica Transcranica) dell’area motoria che controlla il braccio destro, eseguita prima e dopo le 10 ore di inattività, ha evidenziato che nel gruppo di soggetti che osservano le azioni gli effetti indotti dall’immobilità riscontrati negli altri due gruppi erano stati compensati.
 
“Il lavoro dimostra che l’osservazione dei movimenti, pur senza l’esecuzione pratica, compensa le conseguenze negative che possono essere indotte nel cervello da un periodo di inattività. Tale effetto è supportato da un meccanismo cerebrale che si base sui neuroni specchio”, ha spiegato Luciano Fadiga, Senior Researcher all’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova e ordinario di fisiologia all’Università degli Studi di Ferrara.
I neuroni specchio sono una classe di neuroni che si attivano quando un soggetto compie un'azione, oppure quando un osservatore vede un’azione compiuta da altri. Un’altra proprietà fondamentale del cervello è la plasticità sinaptica, che consiste nella sua capacità di modificare le connessioni tra neuroni, instaurandone di nuove ed eliminandone altre, modificando la sua struttura e la sua funzionalità in base agli eventi a cui un soggetto assiste, permettendogli di adattarsi all’ambiente e di rispondere correttamente agli stimoli, anche nel lungo periodo. Osservare azioni compiute da altri attraverso meccanismi di plasticità cerebrale, può stimolare le aree motorie del cervello mantenendone la funzionalità anche durante un periodo di inattività.
 

Allo studio hanno partecipato: il prof. Thierry Pozzo, Senior Researcher del dipartimento RBCS dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) di Genova e professore presso l’Università di Digione, il prof. Luciano Fadiga, Senior Researcher all’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) di Genova e ordinario di fisiologia all’Università degli Studi di Ferrara, Michela Bassolino, ricercatrice deldipartimento RBCS di IIT, Martina Campanella, ricercatrice del dipartimento RBCS di IIT, e Marco Bove ricercatore dell’Università di Genova.

23 Ottobre 2013

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