Scienza sotto assedio: perché la fiducia pubblica vacilla tra pandemia, politica e disinformazione

Scienza sotto assedio: perché la fiducia pubblica vacilla tra pandemia, politica e disinformazione

Scienza sotto assedio: perché la fiducia pubblica vacilla tra pandemia, politica e disinformazione

Perché la sfiducia verso la scienza è cresciuta così tanto? Il fenomeno va analizzato nella sua complessità, su tre importanti linee direttrici: l'influenza della pandemia, il calo di fiducia verso le istituzioni e la politicizzazione della scienza e, dunque, della verità.

Negli ultimi dieci anni, con un deciso picco nel periodo post-pandemia da Covid-19, si è assistito a un marcato crollo della fiducia della popolazione verso la scienza. Un fenomeno che stupisce proprio per la sua trasversalità, essendosi manifestato quasi contemporaneamente in ogni continente. Nature cita un sondaggio inglese di gennaio 2026, secondo cui solo il 40% dei partecipanti dichiara di ritenere “generalmente vera” un’informazione scientifica. Allargando la lente a un bacino globale di utenti, l’Edelman Trust Barometer 2026 ha confermato che il 70% crede almeno a un’affermazione falsa o non dimostrata su questioni scientifiche, come per esempio i benefici della vaccinazione pediatrica.

Persino dal Vaticano è stata espressa una chiara preoccupazione per questo calo di fiducia verso la scienza. Lo scorso maggio, nel discorso pronunciato alla Vatican Observatory Foundation, Papa Leone XIV ha tenuto a ricordare che “fede e scienza non sono nemiche”; anzi, “come la fede, [la scienza] è minacciata da chi nega la verità”, ha ribadito.

Il ruolo degli Stati Uniti nella sfiducia verso la scienza

L’urgenza di intervenire deriva probabilmente anche da una delle voci più “forti” che, in questo momento, stanno mettendo in dubbio i risultati scientifici: l’amministrazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. In un suo ordine esecutivo del 2025, il presidente USA si è infatti espresso così: “Negli ultimi cinque anni, la fiducia nel fatto che gli scienziati agiscano nel migliore interesse del pubblico è diminuita in modo significativo”, cita Nature.

A questa affermazione ha dato chiaro seguito tagliando, anche pesantemente, i fondi destinati alla ricerca, uscendo dall’Organizzazione mondiale della Sanità lo scorso gennaio 2026, declassificando i pareri medici su questioni come i vaccini ed esercitando un forte controllo anche sul National Institutes of Health, portando avanti la politica MAHA (Make America Healthy Again). Un’ingerenza che ha causato la ribellione e lo scontro con molti scienziati statunitensi: tra gli episodi più recenti, quello accaduto durante le Scientific Sessions 2026 dell’American Diabetes Association, dove un gruppo di scienziati è stato allontanato dalla polizia per aver fatto circolare un editoriale contro Trump.

Vaccini e fiducia scientifica in Italia

In Europa e in Italia la situazione è diversa, ma i segnali di sfiducia non mancano. Per esempio, uno studio realizzato dal Dipartimento di Scienze della Sanità Pubblica e Pediatriche dell’Università di Torino, dal titolo “Prevalence of vaccine hesitancy in Italy: a cross-sectional study” (Lo Moro et al., The Lancet, 2026), ha intervistato oltre 52 mila italiani sul loro grado di fiducia verso i vaccini.

Dall’indagine è emerso che circa il 46% dei partecipanti nutre timori e dubbi nei confronti dei vaccini, con una prevalenza più alta nella fascia 60-74 anni e tra gli abitanti dell’Italia settentrionale, oltre a un’ulteriore associazione con l’uso della medicina alternativa.

Perché cresce la sfiducia verso la scienza

Secondo Nature, tuttavia, va fatta una chiarificazione sugli elementi che influenzano maggiormente la sfiducia verso la scienza. Esistono infatti molti studi recenti che mostrano un’inversione di rotta. Uno studio pubblicato a gennaio 2025 su Nature Human Behaviour (Cologna et al., 2025) su 72 mila persone in 68 Paesi tra il 2022 e il 2023, mostra un punteggio medio di fiducia di 3,6 su 5 verso gli scienziati, classificato come “moderatamente alto”.

Sono quindi tre le motivazioni da individuare: il peso della pandemia da Covid-19, la generale sfiducia verso ciò che è percepito come istituzionale e, infine, la “politicizzazione” della scienza.

Il peso della pandemia e della disinformazione

Il periodo della pandemia da Covid-19 è stato molto oscuro e confuso per la scienza, perché la disinformazione era all’ordine del giorno – spesso anche perché studi e indagini si svolgevano in tempo reale su un virus nuovo – e gli scienziati non erano sempre d’accordo tra loro sulla migliore opzione di trattamento.

A questo si associa la forte opposizione, da parte di gruppi influenti anche politicamente, alle raccomandazioni fornite dal mondo scientifico contro il virus, come mascherine, lockdown e vaccini. Quest’ultima è stata a sua volta corroborata dalla rabbia e dalla paura dei cittadini di fronte ai primi casi di “reazioni avverse” ai vaccini – previste durante una vaccinazione di massa, ma raccontate anche dai media in maniera sensazionalistica – e, soprattutto, di fronte all’obbligo vaccinale deciso da molti Stati.

Ricordiamo ancora tutti le innumerevoli proteste contro il green pass italiano, necessario per viaggiare o recarsi al lavoro dopo l’arrivo dei vaccini anti-Covid, e visto da molti come un obbligo imposto per “motivi terzi”.

Un sondaggio del Pew Research Center, citato anche da Trump, ha mostrato come la fiducia verso gli scienziati e verso la loro capacità di agire nell’interesse del pubblico sia diminuita dall’87% del 2020 al 73% nel 2023, così come quella verso polizia, leader di grandi aziende e politici. In sostanza, un riflesso della paura della popolazione.

Quando la scienza diventa terreno politico

Infine, è interessante capire in che modo lo scetticismo verso la scienza si stia politicizzando a livello globale. Su Nature viene citato il politologo James Druckman dell’Università di Rochester, secondo cui, per decenni, coloro che hanno avuto poca fiducia verso la scienza – tra cui gruppi religiosi fortemente integralisti – si sono progressivamente spostati verso il Partito Repubblicano, dunque a destra, mentre i laureati si sono orientati verso il Partito Democratico. Così, la polarizzazione di quello che dovrebbe essere un concetto al di sopra della politica, ovvero la scienza come strumento di verità, è diventata la normalità.

I politici hanno quindi approfittato di questa tendenza, che sono riusciti a percepire, diventando interpreti della notoria “pancia del Paese”, ovvero dei dubbi verso università, enti scientifici e istituti di ricerca, e cavalcando la visione populista che li dipingeva come “lontani e nemici”.

Secondo un’indagine globale del TISP, questa polarizzazione è una realtà anche oltre gli Stati Uniti, in Canada, Brasile, Regno Unito e anche in Italia. Nel 2024 il generale Roberto Vannacci, affiliato a un orientamento di destra, attaccava l’obbligo del vaccino anti-Covid – nonostante lo avesse ricevuto lui stesso – definendolo una “decisione sbagliata”. “Chi l’ha presa dovrà risponderne”, aggiungeva, alludendo al governo di Giuseppe Conte e al ministero della Salute guidato in quel momento da Roberto Speranza, proveniente da un partito di sinistra.

In Italia, inoltre, il gruppo “No vax” – tema di sfiducia scientifica che in assoluto ha attecchito maggiormente nel nostro Paese – è diventato talmente forte da fondare un Movimento Politico No Vax, che per la prima volta avrà due candidati alle elezioni comunali per i nuovi sindaci di Roma e Milano nel 2027. Un’ulteriore dimostrazione di quanto la sfiducia verso la scienza sia diventata un argomento politico.

Il Movimento No Vax dice di non sentirsi vicino né alla destra né alla sinistra, ma di lottare soltanto contro la “dittatura sanitaria”, come affermato dai fondatori del nuovo soggetto politico; ha preso infatti le distanze anche dallo stesso Vannacci, colpevole, secondo il movimento, di essersi sottoposto alla vaccinazione anti-Covid nonostante le critiche.

Druckman, su Nature, dice di temere che il sostegno alla scienza possa diventare “motivo di oscillazione” insieme al cambio della fazione politica. “Si assisterà a fasi alterne di ‘rafforzamento delle istituzioni scientifiche’ e ‘smantellamento delle istituzioni scientifiche’. Questo è totalmente destabilizzante”, ha affermato.

Come ricostruire la fiducia

Dunque, che fare? Molti scienziati concordano sul fatto che il primo obiettivo debba essere il miglioramento della comunicazione scientifica sulle piattaforme più frequentate, come i social media. Il sondaggio TISP ha mostrato che il pubblico ha attribuito agli scienziati valutazioni inferiori in termini di trasparenza e apertura (ad esempio ai feedback) rispetto ad altri indicatori di affidabilità.

Nature suggerisce che per gli scienziati possa essere importante riconoscere incertezze e dubbi propri anche della ricerca scientifica, per sua natura in continua evoluzione. Farlo potrebbe avvicinare maggiormente il pubblico e ridurre la distanza percepita verso le figure di alta istruzione.

A questo, però, va aggiunto un maggiore impegno da parte delle piattaforme social nell’educare gli algoritmi a prediligere contenuti scientificamente solidi e a limitare i suggerimenti dannosi o disinformativi.

La questione della fiducia verso la scienza si mostra stratificata e complessa, legata a più attori oltre che al pubblico. È importante però non generalizzare il problema, ma mantenere il focus sugli elementi che lo compongono e che possono essere affrontati.

Gloria Frezza

02 Luglio 2026

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